martedì 20 dicembre 2011

Sodiomia.


Sì... stava lì a contemplare le dure pietre dei comandamenti: “Non avrai altro dio all'infuori di me”. Lo fece riflettere a lungo. All'improvviso gli si aprì un mondo, capì il senso. Quello nascosto. Della frase: “Significa che dentro di te ci posso trovare un dio. Mi piace.”

Incenso. Incendio. Fiamma. Sale. Sale a manetta.

Appena fuori Sodoma in fiamme, lei... lei si gira... eh sì, non è uno spettacolo che si puù facilmente ignorare. Ti Devi Girare. E Zac! Euridice di sé stessa, non un'Euridice tradita da un dubbioso Orfeo (che tutto sommato cede alla tentazione di sincerarsi che dietro di sé non ci sia – minaccioso – qualcosa di Quel genere), nella fattispecie, questo Orfeo che l'accompagna dubbi non ne ha, continua a dar le spalle, non si volta (tutto sommato resistendo alla tentazione di sincerarsi che dietro di sé ci sia veramente – granitico – qualcosa di Quel genere), non ci pensa neppure, costui: Oscar Wilde, se ne va pel mondo a diffonder, sopravvissuto, la Lieta Novella: -Like it a Lot- pensa tra sé e sé.

E poi: perché statua di sale, perché non piazza di porfido? Perché non pozzo o tunnel nella roccia? Facile levare la spada dalla roccia, arduo infilarcela saldamente.
Ma quanto è difficile estrarre una galleria dalla montagna?

Oh Stauros non è croce non è staccionata è decisamente un palo, ecco, i geovini lo sanno, non c'è niente di male, per carità, è l'uso immaginato che non capiamo, lo spaventapasseri lo infili sul palo, non ce lo pianti contro ed anche il Sig.Le Monnier è molto contrariato ed a riguardo dice che lui alla voce Stauros potrebbe persino contemplare l'ipotesi, per quanto poco gli interessi la cosa, che uno spaventapasseri possa pure venire tranquillamente crocifisso.

Na! Queste cose non si fanno!
Cl! ?

No, non ha nessun risvolto terapeutico nella lotta alla ricerca di una cura contro l'epidemia di Horror Vacui che va minacciandoci.

La moglie di Lot e le Metamorfosi di Ovidio. Da approfondire.

Il prolasso delle gomorroidi.

Caprette che amano il sale.

Vedo nero, dice. Embé? Il nero è un bellissimo colore.

Salnitroglicerina. La glicerina per le perette. Si torna sempre lì.

Sono stufo dei miei vecchi amanti.
Le presento uno che a mio parere potrebbe far per lei.
Ovvero?
Ha presente l'albero di Natale?
Sa, non amo i germanici...
Ma questo viene da una particolare regione...
Men che meno i Tirolesi... capirà...

Tamponamento: m'è venuto nel culo e sono rimasto di merda. Cose che Ovidio deve sapere.

E' un must del telefilm poliziesco americano. Prima o poi capita sempre la puntata in cui i due detective arrivano alla casa del reo per arrestarlo. E' dove apprendiamo che per incastrare senza via di scampo il criminale, la regola d'oro è di piazzare il detective più grosso sulla porta sul retro.

- E' così... la nostra innocenza e quella dei nostri figli è continuamente insidiata da questo bombardamento mediatico.
- Lei dice? Io, vede, non ci avevo mai neppure fatto caso.
- Eppure, guardi... ovunque... lei non se ne rende conto così, ma... provi a guardare in tv
- In tv?
- Sì, prenda il secondo canale, ad esempio.
- Ma cosa?
- Cosa??? E' pieno di messaggi sublimianali!!!

Esiste altro dio all'infuori di me, non lo disse un dio, lo disse Abramo, nell'atto di gettare il figlio da quella rupe che non era nemmeno Tarpea e manco lo sarebbe diventata, così disse, ed era una preghiera, significava: c'è un altro dio fuori di me, ovvero aldifuori di quello che c'è in me, che mi è entrato dalle spalle e questo lo deduco dal fatto che sto per fare qualcosa di veramente mostruoso, ma ci sono obbligato, come dire, quel dio me lo sta mettendo in quel posto, comunque dicevamo, se c'è un altro dio all'infuori di quello dentro di me, che venga, e presto, e gli appioppi un bel calcio nel culo. A quello stronzo.

sabato 17 dicembre 2011

OF MAIS AND MICE


Il topo ha il concetto di universo finito.

Dice Ho letto un romanzo tanto interessante di un americano, tratta d'un uomo grande e grosso che tiene delle pannocchie in tasca e gli vuole bene ma tanto fa per accarezzarle che quando si innervosisce senza volerlo può capitare che le stringa troppo forte e quelle soffochino e allora lui ci rimane tanto male per aver ammazzato la pannocchia a cui voleva tanto bene E allora io dico Oh che cosa interessante, qual è il titolo di questo bel romanzo? Ed ecco risponde lui of mais and men Strano Vado riflettendo io Ho sentito parlare di una cosa simile riguardo ai topi, sa, io di questi animali m'intendo parecchio In effetti Riprende lui Le confesso che ho letto solo il titolo e due o tre righe ma mi ha annoiato subito e così l'ho riposto Oh allora Faccio io Credo che forse si trattasse di of mice and men Beh e io cos'ho detto Interviene lui Mais, Dico io Fa lo stesso, Dice lui, No, col cazzo, caro il mio stronzone, Dico io – maleducatamente – Oh allora mi scuso tanto Si ritira lui E' del tutto scusato E allora lui Com'è che s'intende tanto di topi? Io Dacché produco formaggio già tagliato pronto per le trappole Che cosa interessante Finge lui E poi ancora Oh sa m'ha sempre tanto interessato la questione del formaggio in generale, adoro quello coi buchi Lo sospettavo Gli dico io Se vuole Continuo Le racconto qualcosa d'interessante Ma certo Fa lui Parta dal presupposto che due forme di grana e di emmenthal siano perfettamente uguali senza nessuna scritta e colorate allo stesso modo Sì la seguo Dice lui Ecco Continuo io Come crede che se ne potrebbe riconoscere l'una dall'altra? Ma non saprei Risponde lui E'impossibile Dico io e Poi Allora ho pensato di fare i buchi anche sulla superficie esterna dei formaggi, così basta guardarci dentro per capire che formaggio è Oh molto ingegnoso Lui, fingendo di capire E io Sì, certo questo però ha avuto delle piccole ripercussioni piuttosto negative Tipo? Chiede lui Tipo che succede questo: Rispondo io Che il topo si infila nel buco, va fino in fondo, al centro del formaggio, ed incomincia a mangiarselo E? Chiede lui E Rispondo io Ingrassa così tanto che alla fine non riesce più a passare dal cunicolo da cui era venuto, così si rassegna a passare la vita lì dentro finché un bel giorno finisce il formaggio perché il topo se l'è mangiato tutto e così muore Oh è molto triste e sarà una grossa perdita per lei Oh no, non direi, perché in effetti a quel punto il topo morto dentro alla forma è diventato il formaggio e così il problema non si pone più Oh Sì, l'unico inconveniente a quel punto è che è del tutto inutile guardare dentro al buco per cercare di capire quale sia un formaggio e quale l'altro Oh dev'essere una tragedia Dice lui credo con una punta d'ironia Beh Io Lo è davvero, perché a quel punto dobbiamo procedere al carotaggio del topoformaggio Dev'essere piuttosto noioso Non solo, anche del tutto inutile Confesso io e poi Perché d'altra parte il topoformaggio è del tutto inutilizzabile come trappola per topi Oh Già E dunque? E dunque lo riutilizziamo come trappola per gatti E funziona? Sì, perfettamente, nelle zone in cui lo usiamo c'è una proliferazione di ratti esagerata Dev'essere un problema No non lo è in effetti perché ci facciamo pagare dai Servizi Segreti di alcuni stati per la diffusione di questo articolo nei paesi in cui si vuole diffondere questo disagio Oh, interessante Sì, e molto ben escogitato, in alcune zone siamo riusciti persino a sviluppare alcuni piccoli focalai di peste Oh ma complimenti le faccio le mie congratulazioni Beh che dire non per vantarmi ma sono proprio un imprenditore di successo,io E lui Io invece ho fallito miseramente sa? No, Rispondo io, Non so ma se proprio ci tiene mi dica E lui che infatti ci tiene mi dice Io guardi avevo provato ad iniziare una coltivazione di pannocchie di mais da compagnia Oh come può essere fallito Dico io con malcelato sarcasmo A causa dei topi Dice lui Oh Faccio io

Sì, d'accordo, questo dialogo è troppo brutto ed insensato. Lo tronco prima che degeneri ulteriormente. Se necessario me ne scuso. O: no. Non me ne scuso. Se lo avete Davvero letto fino alla fine, beh, ve lo siete meritati. Cacchi vostri.  

martedì 6 dicembre 2011

IL LIBRO (s)CONSIGLIATO

BOHUMIL HRABAL :
UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA 
(1977)

DUE PAROLE AGLI AMICI CHE SI ACCOSTANO
CON GIUSTE SPERANZE AD “UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA” DI BOHUMIL HRABAL.

E' la storia de 'n vecchio che per arrontondà, se ruba li libri che dovrebbe macerà. 'Sto vecchio stronzo, però, se l'infila 'n saccoccia e poi mica li vende. Se li tiene 'n casa, ce fa dei tramezzi, de' soppalchi, de' solai. Ce fa delle cose da pazzi. 'Nfatti, tutte 'stè tonnellate de libbri alla fine divenneno un trappolone che minaccia de crollarglie addosso e ammazzallo. Ma, sebbene l'idea del lettore sia proprio quella che sarebbe 'na ggiusta fine per 'sto stronzo, l'ipotesi viene frustrata già da subbito per corpa de quer l'artro stronzo, quello ch'ha scritto la introdduzzione.

QUALCHE NOTA SULL'INTRODUZIONE ALLA PRESENTE EDIZIONE.

Adesso ce sarebbe pure da dì 'na cosa su 'sta 'ntroduzzione. Che a 'sto 'mbecille je l'hanno fatta scrive solo perchè a Hrabal (che sarebbe l'autore de 'sta stronzata) l'ancontrato una vorta a Roma, e 'n' artra a Praga che quasi je sputa 'n faccia. In 'sto gioiello dè 'ntroduzzione, praticcamente, l'autore (de l'introduzzione) dice che a Roma c'aveva paura de encontrà a Hrabal perchè 'sto scrittore è 'n'avvinazzato e pensava: “mo me dice “a stronzo, a ebbreo de mmerda.”” 'Nvece er vecchiarello è pure simpatico, tant'è lo va a ritrovà pure a Ppraga, 'ndove quello sta mezzo morto dalla birra che s'è bbevuto e quasi quasi je sputa 'n faccia. Costui se accompagna ad una vecchia svizzera malaticcia, e se rivedono er giorno dopo. Ma sta ancora 'mbriaco e de lui nun gliene frega 'n cazzo. Fatto sta che stì due (er Hrabal e 'a svizzera) moreno tutt'e due lassando un grande vuoto negli ambienti più vari – soprattutto le osterie - e prenditi questo a metà 'ntroduzzione te ficco pure come va a finì er romanzo, così te lo rovino, o incauto lettore e te la piji 'n der culo. Stronzo. Così, ggià sapendo come andrà a finì dall'introduzione, il lettore si risparmia 'a fatica de fa er tifo per le tonnellate de libbri, de dì: aò, schiantateve sur vecchio zozzo (che neppure se lava) accoppatelo!

CHE LA GRAN MAGGIORANZA DEI TOPI NASCE MEZZA CIECA E LA GRAN MAGGIORANZA DEGLI SCRITTORI D'AVANGUARDIA NASCE MEZZA CECA.

'Sto vecchio 'mbriacone, che cammina come 'n cane (er protagonista der libbro) c'ha poi la fissazione de li topi. C'ha 'r magazzino 'nfestato da li topi, ma, soprattutto, non ie riesce de scordarse neppure per un istante che sotto ad esso, ne le fogne se combatte 'na guerra 'nfinita fra clan de surmolotti. Nun passa 'n capitolo senza che non ce 'a meni con stè stronzata de li surmolotti. Dal Devoto-Oli:
surmolotto s.m. Sorta di grosso topo (Rattus norvegicus), grosso e battagliero, diffuso in tutto il mondo, noto anche con il nome di ratto delle chiaviche. [dal franc. surmolot comp. di sur- e molot ' topo campagnolo ' ].
Quindi er surmolotto è un topo campagnolo. De chiavica. Norvegese. Per me è stata 'na scerta der traduttore che nun se la sentiva proprio de dovè scrive ogni dù pagine “zoccola de quà, zoccola de là, ce stà la guera de le zoccole.” Quanto è importante la lettura, la curtura, ce 'nsegna stò libbro. 'Nfatti, passeggiando amabilmente sottobraccio alla mia bella, lungo i viali solitari della riqualificata periferia, scorgendo un ratto infilarsi rattamente nella fogna sentirò gridare: “Anvedi, 'a zoccola!” et io, posatocalmoriflessivo, con l'occhio semichiuso ma non per questo meno penetrante, guarderò A costui e a mezza voce, così, senza neppure fermarmi, je dirò: “Al limite, nevvevo, mio cavo bifolco, tvattavasi d'un suvmolotto vieppiù.”

SULL'INDUSTRIA DEL RICICLAGGIO DELLA CARTA

Allora... so' annato a vedè: 'na tonnellata de carta te 'a pagheno dalle 35 alle 90 piotte (N.d.R: non siamo al corrente, dopo il passaggio dalla lira all'euro, se l'attuale quotazione della piotta sia equivalente ad un euro – equivalente a 1936,27 lire – ma continueremo ad usufruire di questo termine credendo di far cosa giusta, per lo meno, convenzionalmente. Grazie per l'attenzione.) Quindi diciamo che mediamente 'na tonnellata de carta me viene 62 piotte. Dato che 'sto libbro me viene a pesà (nemmanco, ma diciamo per pietà) 'n etto, il prezzo de 'sto libro ar mercato della carta da macero è de 6 millesimi de piotta. Ve rendete conto? Se nun me 'o regalavano, cor cazzo che me 'o compravo. Prezzo: 9 piotte. Dato che il romanzo 'n sé è de circa 70 paggine, me veniva a costà 12 centesimi de piotta a paggina, che ogni quattro fronteretro che giravo me bevevo 'n caffè. A ladri!

SULLA VISIONE DI FIGURE MITICHE E SULL'AMORE DEL PROTAGONISTA

Sempre tormentato dai topi (a regalateje 'n gatto, a stè stronzo), er vecchio 'mbriacone a 'n certo punto se vede spuntà un giovane e 'n vecchiarello. Er giovane sarebbe Gesù Cristo, pare, inequivocabilmente, ma 'r vecchio, chiamato Laozi, è ambiguo. Nun se capisce chiaramente, 'nfatti, se trattasi costui di Lao-tzè o dè Bruno Lauzi. Propenderemmo per la seconda ipotesi 'n quanto Lao-tz èè morto da troppo tempo. Er protagonista poi, per colmo dei colmi, ce racconta del suo amore giovanile ch'è 'na ragazzetta che sta sempre sporca dè mmerda.

GIUDIZIO FINALE: 5/5 (in asterischi: *****(su*****)), in pallini °°°°°(su °°°°°).
In palle, ovviamente, due su due.


Note a parte
- Bohumil è 'no yogurt
- Il mio romano è pessimo dacché non sono romano e ne so proprio poco di questo dialetto.
- Ne consegue che aver scritto questo pezzo in tale idioma, non ha nessun senso ed è dettato esclusivamente da questioni commerciali tutte da accertare.
- Compratelo: troppo caffè vi fa male.

mercoledì 30 novembre 2011

ALLE METAMORFOSI DEI MORTI AMANTI


Morite ed amate il cadavere vostro vicino
          al riparo dall'azione amando
Morite vomitando su confessori ingenui
          al riparo del pentimento vomitando

Morite rubando caramelle
Morite colpendo a morte
          rifugiatevi dietro alle montagne
          delle morte caramelle
          e: morite.

Oh in quei paesi in cui non piove mai
dove nessuno mai
si bacia sotto agli ombrelli.
Oh fate che il tempo!
Che il tempo oh fate!


Io
che sono piccolo
e vivo nascosto
Io
per paura, e tremo

Io ,
al buio,
nel gelo della mia ombra
all'addiaccio di me
Io. - (Meno)
Me.

A me, nessuno.
Nessuno disse
che il tempo sta per finire
e che paura e freddo
ombra e gelo
morranno.

A me, nessuno
indicò il baratro
e così, piccolo e nascosto
stavo
a godermi la vista
sull'orlo del precipizio.

Ad un volo del genere disse

Non ci son cazzi che tengano.

E: oooh, aveva perfettamente ragione.

Oh, è così fragile il precipuzio.


Morite imparando versi a memoria
          memorizzate che
Oh terra infame quella
dove non c'è morte
e le lacrime sono insipide
e mai si scrisse del diluvio universale
giù
esattamente proprio nelle
tue mutandine
da cui disfatta una coppia soltanto di morti amanti si salvò annegando

Oh fate che il tempo!

MORITE ESPRIMENDO DESIDERI!

FATE CHE IL TEMPO VI GUARDI PASSARE!

venerdì 18 novembre 2011

DE LEAR-HUME: TANA DI VOLPE


Se hai un peso: un corpo, ad esempio; hai un fiume, uno qualsiasi; ecco, vedi, hai trovato un modo veloce per andare al mare. Mi getterò nella Neva fresca? Dove sono trasmigrato? Temo dovrò affrontare il noiosissimo argomento tipo Robin Hood dell'est. Togli ai cattivi ricconi, magari gli pianti una coltellata fra le costole, poi i soldi li mandi ai poveri e se il povero in questione sei proprio tu, risparmi persino sul vaglia ed il risparmio è progresso e tu tieni i soldi e progredisci nel mondo accademico degli studi, fino a realizzarti e diventare un bravo professionista, magari non ricchissimo ma insomma, diciamocelo, benestante, ecco, non siamo troppo modesti, alla moglie, ai figli ed all'amante della moglie non manca niente, va tutto abbastanza liscio ma non parliamone per scaramanzia, ma mi sa proprio che ormai è un po' troppo tardi per la superstizione perchè infatti proprio tornando a casa uno studentello ti pianta un coltellaccio in mezzo alle costole, ha un progetto. Proprio a me doveva capitare questo stronzo di un corpo fatto di rimorsi aprioristici.
Un tizio sconosciuto mi si avvicina al bancone del bar e senza avvisarmi del fatto che lo fa solo perchè i suoi cani sono raffreddati, mi offre 50 sterline per aiutarlo a stanare le volpi. Il cielo è venato di rame ed il bosco è verde scuro. La terra sprofonda molle e le volpi se ne fottono. Anzi, qualcuna di loro pensa che per molto meno di 50 sterline si sarebbe stanata da sola. Sguaino 10 sterline e lo specchietto per le allodole funziona. Gli uccelli ci ricoprono di guamo. Picchiettiamo istericamente i nostri becchi nel terreno, ma non c'è vita sotto la terra molle e le volpi sognano di fuoco e d'amore.
Lavoro ingrato stanare le volpi. Staserà farò meglio a passare dal veterinario prima di tornare a casa.
E se passasse un orso? Passerà un orso. Un orso cattivo. Che farò? Starò immobile, ai piedi di quel grosso albero. Quando la morte mi troverà, non potrà far altro che pensare d'avermi già visitato e scorrerà via. Ah, ma io la rincorrerò. La rincorrerò e lei, pazza di rabbia e dolore, si terrà ben chiuse le orecchie per non sentirmi che le grido alle spalle: “Anche tu dovrai morire! Anche tu troverai chi ti stanerà!” Crepuscolo. Tana di volpe umida non caccia fuori animale, ma di fuoco lingua che notte sanguinaria mozza indifferente.
Ed eccomi or io sono stelo, finchè Virginia “mi ha scoperto. Vengo colpito alla nuca. Mi ha baciato. Tutto si disintegra.” Potrò solo essere tuo costume.
Questa mezza luna che -feroce- ci taglia mezza luce in gola inaridisce la voglia di tornare all'io di prima, sgombro d'arroccate idee. Mezza luce il tuo nome sarà i.
Le idee, i pensieri, i capelli sulla testa, gli occhi nelle orbite, orecchie a sventola, il cuore nel petto; cosa fare stasera, denti ingialliti, gengive sensibili e doloranti, carie, tartaro; se no qui chi ci entra? Oh! Bruci, mio piccolo fiore di carta? Non hai trovato un ariete abbastanza grande per sfondarle il petto?
E pensare che Ho pensato: Ah che fortuna essere nato (uomo) – è l'essere vivente più libero sulla Terra – ho creduto – la libertà di anelli d'acciaio forgiata nei millenni lo tiene al collo – (e/è la società) – al buio in un angolo guaisce.
Volpe stanotte dormirai nella tua tana.

domenica 6 novembre 2011

IN COMPLEANNO DI GIOVANNI


Le foglie che non si saranno staccate entro il 6 novembre
verranno abbattute.

Ho qui con me il mio lanciafiamme, signore.

Non c'è nessun dio
Nel grembo materno,
Solo lontana luce
Ch'è illusione.La nascita è una
Distrazione d'energia.
Gioiosa devianza
Lieto mancamento.
Lotta per tutta il tempo
Per guadagnarti
Un angolo ancor senza dio
Colmo d'illusione
E spoglio di giudizio.
La nascita è una
Condanna a morte.
Gioiosa sentenza,
Lieto emendamento.
Nessuna luce mi porterà al cielo
Né il colore dei tuoi occhi
Così simile a
Montagne lontane
Mi saprà condurre all'orizzonte.

Ha una casa tutta per sé
eppure ama starsene
a morire in un angolo.

Ritornerò all’albero taciturno
Nido
Asilo
Agilità infantile passata con lo scendere della luce crepuscolo
Ovunque ossido di impercettibile fascino sprigionato da giovinezza corrosa corrotta tetano fiammeggiante famigliare filamento di nubi musicalità a casaccio sole come nota nel pentagramma celeste.
Un parafango incompleto
Incauto
Indosso indifferente
Casco alle minacce del cielo
Del calare del cadere
Barcollare esitare
SPIRITO DI RAZZA
In fondo alla strada
L’uovo dell’auto-illusione
Faccio l’altalena tra est ed ovest
Spirito rinascita
Carne fumosa troppo usata
Qualcuno mi chiama pROFETA
Ma sono solo un pendolo
E sulla sabbia neppure descrivo traiettorie ellittiche approssimative.
Un profilo di seno
Ch’è ombra sul fumo
Granaio secondo
Intelleggibile parziale lussuosa smisurata abbondante smaniosa ondulazione.
Dominato dalla scena
Propongo l’erezione
Di nuove formule
Al trono del cielo
Che con un solo soffio annienta.
Sacrificio, rito propiziatorio che mi apre la strada al miracolo dello specchio:
Ecco, lo vedo dormire !
Ecco, lo vedo dormire !
Rapido
Recito
Rapido
Recito
La mia parte marchio
La mia razza pensante-
L’etichetta:
A.NI.MA.LE.STO
Furbizia Omicida.

Piova la pioggia, la nebbia annebbi,
accorrano i lupi.

La notte bruci.

Sto per incominciare a torturare
Sto per incominciare
A torturare
Coloro i quali
Coloro i quali
A torturare
Coloro i quali
Stamattina si sono svegliati Legati
Svegliati legati
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Coloro i quali
Della tortura non vogliono
Sapere niente
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Sapere niente. Sto per incominciare a torturare
Sto per incominciare
A torturare
Coloro i quali
Coloro i quali
A torturare
Coloro i quali
Stamattina si sono svegliati Legati
Svegliati legati
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Coloro i quali
Della tortura non vogliono
Sapere niente
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Sapere niente.

Coglie solo l'antitesi tra la veglia ed il sonno,
agl'antipodi della vita
pone la simulazione dell'agonia.

Da sempre scolpisce l’aria
La mia presenza ed attimi
E luoghi
Sfuggendo al “qui ed ora”
Veloci fendono informi brecce
Scavate dalla mia assenza.
Sono fantasmi.
Essi attendono istanti di vita
Da me
E l’antichità vacillante
Del mio essere
Non trova tempo in questo mondo.
Ora.

Fuoco!
Fuoco!
Fuoco!

domenica 9 ottobre 2011

PAESE CHE (omissis)


Sì, la partita di calcio non interessa a nessuno, è soltanto una scusa per stare insieme. Sì, d'accordo, di stare insieme non interessa a nessuno, è soltanto una scusa per nascondere la propria misantropia. Che, certo, non dovrebbe interessare a nessuno di nascondere la propria misantropia. E poi, a chi? (A tutti?) Oppure, svelarla? Ma a chi? (A nessuno). D'accordo, a nessuno interessa che io sia misantropo o no.
Quindi resto a casa. Dunque vado.

Mi disse, quello, che ero intelligente perché sapevo chi fosse Balzac. Gli feci notare che sapere le cose non è necessariamente segno d'intelligenza. Uno intelligente le cose le capisce, le insegna, le smonta e rimonta. Uno intelligente ne scrive uno nuovo, di libro di Balzac.
Lui non capì.
Oh io mi sentii taaanto lusingato.
Sono così intelligente che, quando stamattina la pioggia scrosciava sui vetri, m'è venuta in mente, chissà come, la Ballata... quella del Marinaio, quella di... non mi ricordo mai come si chiama, quello...

Fa freddo stasera. Il cielo è stato vigorosamente spazzato, è meraviglioso. La luna riflette furente, violenta, la luce. Si vede il fiato. Quando si espira. Quando si inspira, no. Non è ancora fiato. Per questo non si vede.
Quando si spira, neppure. O meglio: non si vede il proprio fiato.
Di spire, se ne vedono solo di fumo.
Tra le spire la serpe e l'aspide aspiran all'ispirazione.

Il cielo è spazzato perché stamattina c'è stata una mezza tromba d'aria. L'altra mezza ha fatto tanto la gagliarda e l'onnipotente, l'altra sera, all'osteria, ha gridato Si va, Si spacca tutto, Siam trombe d'aria mica fagotti, poi se l'è fatta sotto ed è tornata a casa tutta mogia. Non essendo misantropa, ovviamente non le interessa che gli altri pensino di lei che sia misantropa.

La partita è inutile. Poi è brutta. I tizi corrono per scaldarsi, calciano incidentalmente. La palla vola in alto, la luna l'abbacina, quando ri-precipita giù, accecata non vede il fiato dei tizi che la colpiscono, violentemente. A nessuno di loro interessa di lei. O della partita. Figurarsi a noi.

Non è fiato, è fumo: sono uscito per una sigaretta. Un'auto parcheggia davanti a me. Ne esce un omone, rientra a casa. Non viene da una festa, torna dal lavoro. Lo capisco dal colore, dalla forma dell'alito.

Come al corpo serve uno spavento, una paura improvvisa, per dare più del meglio in un istante. Come all'ispirazione serve una visione fugace. Come alla bestemmia serve un nonnulla.
Vi sembrerà strano, ma il mio cervello, per poca cosa che sia, per dare il meglio di sé, deve odiare.

Sì, la tromba d'aria era solo mezza, ma è bastata per far saltare internet e telefoni a metà paese. Chiamo l'Assistenza e mi dicono che sì, la tromba d'aria era solo mezza, ma è bastata per far saltare internet e telefoni a metà paese. E'una fortuna, però, se fosse stata intera, avrebbe bloccato tutto il paese. Aggiungono che entro mezzanotte il problema verrà risolto, in caso contrario mi suggeriscono di richiamare lo stesso numero e la questione sarà sistemata caso per caso. So bene cosa vuol dire: se a mezzanotte non funzionerà ancora nulla, chiamerò per segnalarlo. Loro prenderanno il mio indirizzo, manderanno il turno di notte. E' un commando. Questi entreranno dalla finestra, mi uccideranno a colpi di spranga e daranno fuoco alla casa. Sono fatti così.

Che poi, da ragazzo, che ne so, avrò avuto 16 anni, per divertimento mi ero pure messo a tradurla, “The Rime (omissis) mariner”, di (omissis), insomma, l'avevo tradotta e, inutile dirlo non mi ero divertito per niente, volevo solo dire che la conosco bene, checcavolo. Come cacchio si chiamava quel dannato pezzo di cacca galleggiante?

I break pubblicitari son pensati per noialtri, che siamo coloro i quali usufruiscono della partita. Siamo grassi pelosi beviamo la birra ci puzzano le ascelle ruttiamo e spariamo per intero numerose trombe d'aria. Così sono solo spot di auto, di dopo-barba, di profumi da uomo, di snack con calciatori per testimonial. Gente, fra l'altro, che non rutta mai. Depilatissima.
Passano metà della giornata sotto alla doccia.

Sono più di dodici ore che ci penso.
Vai a Chi vuol essere milionario. Il ciccione ti chiede: “Chi è l'autore della Ballata (omissis) marinaio?” Tu pensi... “lo so, l'ho Sempre saputo”. Vengono fuori le quattro opzioni. A:Thomas, B:Dichinson, C:Palthrow, D:(omissis). Dici: “No, Thomas e Dickinson, no di sicuro. Poi Dickinson è anche scritto sbagliato almeno che non sia proprio uno che si chiama Dichinson che magari è proprio quello giusto. Gli altri due...”
E il ciccione: “Si prenda pure tutto il tempo che vuole.”
“Sì, sì, puoi scommetterci”, gli dici tu.
Passano dodici puntate. Poi tu, come niente fosse, gli fai: “Ma certo, è (omissis)!”,
“Oh bravo!” dice lui “com'è intelligente”
“Basta pensarci un attimo”, gli dici tu.

Nel dopopartita si presentano alcuni tipi in mutande. Riferiscono impressioni cruciali all'abbronzatissimo cronista: Quando abbiamo segnato il gol siamo stati contenti/Il pareggio non ci voleva/Do sempre il mio meglio/Il mister/Certo, poi si sa, la Nazionale, la maglia azzurra.
Il Giovane Pirlo.
Plinio il Giovane.
Plinio il Vecchio.

Era vecchio. Era vecchio, il marinaio. La ballata del vecchio marinaio. A quest'ora sarà già morto, come te, e ben ti sta, maledetto Samuel T. Coleridge.



lunedì 3 ottobre 2011

NOBEL AI MORTI


Sì, suppongo che l'aver assegnato il Nobel per la medicina ad un tizio morto sia divertente. Lo è ancor di più quando scopri che la Commissione che gliel'ha assegnato, manco lo sapeva e... immaginiamo... si chiedeva come mai non rispondesse al telefono... ed imprecassero, i membri di questa commissione, pensando: Merda, abbiamo beccato un altro Sartre.
Questa premessa è inutile.
L'idea è, pochi giorni prima dell'assegnazione del Nobel per la letteratura, di assegnare a scrittori morti, i Nobel che si sarebbero meritati. Ma il Nobel che con questo gioco assegnerò a costoro, verrà strappato a qualcuno che invece l'ha davvero vinto. Quindi, ecco la lista dei premiati e degli spremiati.

PREMIATO                                       SPREMIATO
1901 Ibsen                                       Sully-Prudhomme
1924 Majakovskij                          Reymont
1933 Bulgakov                                Bunin
1938 F.S.Fitzgerald                       Buck
1939 Joyce                                       Sillanpaa
1953 Dylan Thomas                      Churchill
1955 Brecht                                      Laxness
1958 Pasternak                               Pasternak (1)
1964 de Beauvoir                           Sartre (2)
1965 Achmatova                            Solochov
1967 Mishima                                  Kawabata (3)
1995 William Burroughs              Heaney
1997 Ginsberg                                  Fo

A proposito di Nobel morti... non sarebbe stata una bella idea, nel 1945, o nel 1946, così, tanto per ricominciare, assegnare il premio ad Anna Frank?

Ok. Io avrei altri nomi, in ordine sparso, vedete voi se avete la voglia di spremiare qualcun'altro:
Sciascia, Borges, Christie, Dick, J.Roth, Buzzati, Kafka, Anouilh, Capote, Conrad, Wharton, Bradbury, Blixen, Woolf, Strindberg.
E... ok... una menzione d'onore a Giuseppe Berto con la seguente motivazione: "Per aver picchiato Alberto Moravia."

Comunque attendo da voi altre segnalazioni per altre candidature che respingerò con ostile arroganza.

(1) Allo scopo di consegnargli ciò che è stato costretto a rifiutare. E poi, spremiarlo.
(2) Allo scopo di venirsi a ritirare il premio del compagno.
(3) Per verificare se l'assegnazione a Mishima spinga anche Kawabata a sequestrare una caserma e a farsi tagliare la testa.

domenica 25 settembre 2011

IL PRINCIPE RAMPANTE


(Ovviamente, tutta quella parte di testo compresa fra parentesi, è del tutto superflua e può essere saltata.

(Beh, insomma), c'era (una volta) questo gran Re, (tanto) tempo fa... l'unico Re di tutta Gran Terra. Il suo nome era Uno. Ed era il primo della sua dinastia regale. Ecco, sì, naturale che si facesse chiamare Re Uno Primo. Quest'Uno sperava proprio che la sua dinastia non si esaurisse con lui. Si trovò così una (bella) Regina*. Costei (purtroppo) non sembrava proprio voler partecipare al progetto: non spuntavano nuovi rami dal tronco reale: non donava figli alla Gran Terra. Allora Re Uno pensò fosse il caso di cercarsi qualcuno di più pratico. Si trovò d'accordo con la regal consorte di scovare una donna più disposta a sfornar principi al posto suo. Dopo una lunga ricerca, (e dopo aver bocciato la proposta di rivolgersi ad un delfinario), i suoi astuti consiglieri gli presentarono una donna bassa e larga, perennemente incinta, chiamata Cubina. “Questa non potrà fallire”, gli assicurarono i ministri, e così il Re (tosto) procedette alla procreazione con Cubina. Essa gli diede al primo colpo tre gemelli: un principe e due principesse. Uno si considerò soddisfatto e congedò Cubina con liquidazione per fine rapporto (pietre preziose e quant'altro di meraviglioso Gran Terra offrisse eccetera, in base alle vigenti normative in merito alla cessazione della collaborazione nell'ambito della riproduzione nobiliare).

Il maschietto, il principe ereditario, venne chiamato Unpiùdduefatre. Le femminucce Duepiùdduefacinque e Cinqueperduefacento. (Fin) da subito il principino manifestò una (gran) voglia di ascendere al trono per provarne l'Altezza. Ma dato che sia l'uno che l'altra gli erano ancora proibiti a causa del fatto non marginale che il padre viveva, sviluppò (così) uno sconfinato amore per le (possenti) piante che circondavano la reggia e sulle quali si arrampicava spessissimo. Un (brutto) giorno, però, un (maledetto) fulmine si scagliò sulla sua quercia preferita, incendiandola, (giusto) tre ore dopo che lui ne era disceso. Non si fece troppo impressionare da questo fatto, si trovò un'altra quercia di suo gradimento ed il giorno dopo la occupò con il consueto entusiasmo. Ma... solo due ore dopo che ne era sceso, un (altro) fulmine (cattivo) la colpì, carbonizzandola all'istante. Unpiùdduefatre incominciò a considerare il caso veramente singolare e si ritenne (molto) fortunato. (Comunque, senza paura,) il giorno seguente si trovò un'altra quercia e vi salì. Rimirò la Gran Terra che tutta gli si stendeva davanti. Gli uccelli gli svolazzavano e nidificavano attorno. Finché non si sarebbe liberato il trono, quello sarebbe stato il suo popolo. Finché non avesse ereditato l'Altezza, quella sarebbe stata la sua altezza. Giunta sera, finalmente, il nostro (buon) principe scese dall'albero e s'incamminò di ritorno verso la Real Casa. Non passò che un'ora: un (rio) fulmine abbattè anche quell'ultima quercia! Il principe fece allora i suoi (giusti) calcoli, e, assecondate le proposte dei (buoni) consiglieri, considerò saggio evitare di arrampicarsi su una pianta, all'indomani. Era evidente: il giorno dopo il fulmine si sarebbe abbattuto puntualmente sulla quercia mentre lui ci stava sopra. Era inevitabile. Matematico. Lo diceva la storia, il (crudele) destino. Ma quale quercia avrebbe scelto quel (dispettoso) Giove (Tonante) l'indomani, se il principe non fosse salito su nessuna quercia? Forse, concluse il giovane, avrebbe abbattuto quella pianta che il nostro Delfino avrebbe scelto se avesse deciso di ascendervi anche quel giorno.

(Tant'è,) quel giorno Unpiùdduefatre (non) scelse nessuna pianta e (non) s'arrampicò da nessuna parte. Stette solo ai bordi del bosco ad attendere gli eventi. “Ma quando cadrà il fulmine?” (si) chiedette. “Quando da una pianta starei per scendere. Ma io non (vi) salirò... quindi? Nessun fulmine colpirà piante?” Ed infatti quel giorno passò senza che nessuna pianta si carbonizzasse (inutilmente). “Allora”, pensò il (nostro) principino, “avrei potuto salire e scendere (su e da) qualsiasi quercia in qualsiasi momento e nessun fulmine m'avrebbe colpito. Sono stato stupido, ho fatto i calcoli per niente.” E così anche il giorno dopo, ed il giorno dopo ancora. Scelse una quercia, poi il momento per salirvi. Ma non vi si arrampicò mai. Ed il fulmine continuava a non scagliarsi. “Ecco”, pensò, “tutti giorni sprecati in cui non mi sono arrampicato da nessuna parte solo a causa di (inutili) calcoli**. Ma... d'altra parte... se il fulmine aspettasse (proprio) me?

(Fatto sta che) dopo non molti giorni passati senza (grosse) novità, il gran padre, il Re Uno Primo, venne fulminato sul trono da un infarto ed il (nostro) principe Unpiùdduefatre potè (finalmente) provare l'Altezza con la a maiuscola e la (potente) visuale del trono. Il popolo tutto lui poteva osservare prostrato di fronte a lui. Tutte le ricchezze risplendevano davanti ai suoi occhi. Tutto riluceva ed il nuovo Re, di riflesso, era pure splendente nella sua nobile figura. Non attendeva (nessun) fulmine e si rilassò. Ma (una) cosa, (ancora,) non lo faceva stare (del tutto) tranquillo(:)? da quel trono non poteva scorgere le strade polverose di Gran Terra. Né le fronde gli si paravano davanti improvvise, sospinte da folate (giocose) di vento, né nascosto fra gli uccelli poteva dialogare col suo popolo fra i rami. Questo (nuovo, vero) trono, (in fondo), (non) è (che) un (misero) feticcio, ma salire sulle querce, ormai, ti è proibito, Principe, anzi, Re. Ti è proibito finchè il Re sarà in vita. Ti sarà proibito sempre.

(Oh!) Così bassa fu l'Altezza di Re Unpiùdduefatre!







* Per chi volesse far presente che in un mondo in cui esiste solo un Re, che è anche il primo della stirpe, non sarebbe possibile trovare Regine, consiglio vivamente di farsi li cacchi sua.
** La parola calcoli, lo ammettiamo, è ripetuta in modo fastidioso. Ma è per evitare di usare sinonimi, soprattutto “conti”, che creerebbero confusione nobiliare. Per quanto riguarda l'abuso nauseante della parola quercia, ci appelliamo al diverso, sottile uso, che ne viene fatto di volta in volta nel corso del testo: Q., nella maggior parte dei casi, come genere delle Fagacee, div. Magnoliophyta, classe Magnoliopsida, ordine fagales; è anche talvolta intesa come simbolo d'immortalità; di durevolezza; consacrata a Giove Tonante; simbolo araldico. Quale sinonimo avrebbe potuto ricoprire il terreno narrativosimbolico della parola quercia? Come avremmo (avreste) potuto farne a meno? Ma voi siete (lettori attenti) e tutto questo l'avevate già (come minimo) intuito.)

giovedì 22 settembre 2011

TOH, DIO.

Che se poi, anche, chissà come, voi riusciste a provarmi l'esistenza di dio, o, meglio ancora, a pormelo di fronte, tangibile, vivo... perché mai dovrei io prostrarmi di fronte a lui? perché rendergli onori, cantarne le lodi? 
E' dio, fa quel che deve.
E anch'io, nel mio piccolo.

sabato 17 settembre 2011

RED DREAM


Ciò che non vedo. Ciò che non so. Ciò che non mi dicono, io lo sogno.

Ho sognato .
Ti ho vista bambina ed ero sul piedistallo nell’angolo buio e tu nel letto dormivi protetta dal caldo rosso e sognavi che l’uomo ti guardava nascosto nell’oscuro ed un giorno t’avrebbe presa e portata con sé : : : : : :ed a lui : : : : :ed a me : : : : : : :si attizzavano  pensieri di brace, stormivano le idee sotto alla cenere quando alle spalle - come fosse materia viva, quasi fosse vento ! - la luce roboante sferzava i drappi e rischiarando smuoveva ogni cosa e tu mi scorgevi, scacciato dal buio cadere dal piedistallo e lottare con le stelle il cuore il carro - rosso calore bruciava.

Ricorda che
Tutto quanto t’accerterai d’essere
Dovrà essere il tuo vanto e la tua fierezza
Devi gonfiare d’orgoglio i tuoi polmoni
Ed espirarlo come fiato
Alle parole
Io sono come devo
E felice”
Perché tutto ciò che sei
E’quanto puoi avere
Tutto ciò che puoi offrire

Ricorda di
Non svegliare la lama sopita nel fodero
Che noi tutti abbiamo
Stretta al nostro fianco
E quando lei sarà a chiamarti
E’giunta l’ora
Felice”
Non puntarlo mai e poi mai
Alla tua gola
Perché pugnali sguinzagliati
Da mille sciacalli che
Sii come ci piaci”
T’attornieranno
Svuotandoti i polmoni.



Ricorda che
Io sono fiero di ciò
Che saprai essere.

Ho sognato.
Di dormire sulla terra fredda e bagnata e che corna mi spuntavano sul capo e stelle sulle gote e il cielo si rabbuiava. Avevo fame e mangiavo la terra e il sole dal mio stomaco albeggiava -tanta luce da ingoiare ogni ombra da bruciare- METH AMETH Io sono l’Aleph che mi manca. Me ne parla il signore seduto al tavolino in fondo al locale fumoso : “Avere una stella lontana otto minuti ti diceva male” - VERITA’ MORTE.

Se tutto ciò che sogno s’avvera un giorno agirò come in sogno e condizionerò il sogno. Sognerò che il giorno è buono per i sogni e i sogni buoni per la veglia. Ed allora muoverò una mano nella direzione in cui vorrò andare perchè il destino sentirà spostarsi l’aria e dovrà lasciar passare.

Ho sognato.
D’aver avuto un fuoco, un fuoco che mi muoveva e che non ero carne non ero sangue ossa e seme e sputo non avevo di che vivere perché come la fiamma mi spostavo e salivo sapevo solo salire . “Non ho nulla - non ho più nulla alle spalle e voglio ricucire”. Niente da fare non trovo più il mio fuoco volevo morire volevo bruciare.

C’è un buco ... fra i miei sogni ---- uno spazio vuoto ,,, una cancellatura ^^^ o meglio ‘’’ una scoloritura ||| un’amnesia @@@ un riportarti dentro e fuori il sonno nell’intento di salvare come un eroe dei fumetti “”” ogni tuo lato salvabile === per accozzare il tutto ! ! ! in ciò che vorrei sognare ###

Ho sognato.
Di risalire e discendere il fiume e che il mio fiume era come tutti i fiumi la via delle stelle. E tra le stelle divinare. Se è di profezia il sogno che ci parla, divinare nel sogno è come morire. C’è sempre una stella più brillante delle altre, sempre ce n’è una più oscura e nessuna stella guarda con occhio storto stella che bruci meno, o più grande. Per essere una stella devi INEVITABILMENTE bruciare. Quando nel sogno sogni di sognare un sogno in cui sogni un sogno in cui sogni e perdi il conto e non sai più : quante volte mi dovrò svegliare? Sarò sveglio o continuo a sognare?