mercoledì 12 gennaio 2011

SIRENE

I palazzi. Soprattutto quelli più alti. Si piegano – al mio passaggio, fino a sfiorare pendenze pericolose, verso di me. Non sono inchini. Non è rispetto. Lo fanno per spiarmi: è sospetto.
Vivo vicino ad un ospedale, e, poco lontano, c'è la casa di mia madre. E' una donna... un po' apprensiva. Ad ogni passaggio d'ambulanza a sirene spiegate – ed in questa stagione torrida è cosa che avviene in continuazione - (che sia all'andata o al ritorno, mamma non capisce se il soccorso sia appena partito o stia tornando – sì, mia madre vive all'oscuro dell'effetto Doppler) mi chiama al cellulare. Oh... sì. Giorno e notte. E' piuttosto... stressante. Vuol sapere se l'ambulanza ha preso me. Così, ogni volta che sento rimbalzare da qualche parte il suono della sirena, prendo il telefono dalla tasca, e non dandogli neppure il tempo di squillare, rispondo:
No, mamma. Sto bene. Non ti preoccupare.”
Bene, è ora che mi rimetta in cammino. Uscito dalla zona residenziale, gli edifici riassumono la loro naturale posizione. È un fiore che si schiude, per un istante, la piazza.
Vado verso la periferia.
All'orizzonte il cielo si scioglie sull'asfalto.
Una sirena.
Col cellulare in mano, già pronto, esco dalla città.
Tace, il telefono, ostinatamente.
Poi lo getto. Era ora.
Non servirà piu:
è evidente: l'ambulanza se l'è presa.


2 commenti:

  1. Adoro il tuo modo di scrivere e la tua ironia.
    Scrvi in modo davvero particolare.
    Complimenti.

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  2. Grazie ancora, sei molto gentile. Sì, in effetti è una scrittura abbastanza particolare, la mia. Dev'essere la nevrosi...

    Lieto che tu mi segua, mi aspetto altri tuoi commenti, e non temere di dire che qualcosa non ti piace, ok? Ciao!

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