mercoledì 23 febbraio 2011

LO SCORPIONE E LA PANTEGANA

SCORPIONE: Nobile Pantegana!
PANTEGANA: Eh? Io?
S: Sì, tu! Oh nobile Pantegana, a te io m'appello!
P: Oh, ciao... o scopione. Chevvoi?
S: Lo vedi? Le lacrime degli déi così copiosamente sparse sulla nostra trista terra han fatto sì che esondasse lo rivolo che io d'abitude guado sanza fatica o periglio per condurmi su quel poggio ov'io risiedo.
P: E' 'na brutta cosa...
S: E quindi or ti richiedo, oh nobile Pantegana, di condurmivi in tutta sicurezza, ancorato alla tua muscolosa groppa attraverso le perigliose acque, indi per cui verrai generosamente compensato.
P: O scopione, fossi semo, già lo so che a mezzo traggitto tu m'appugnalerai col tuo pungillione velenoso accoppandomi! No! No e no!
S: Se tu non t'assumi codesto alto incarico, sappi oh Pantegana, che immantinente io attingerò in te il mio veleno, e non meditar fuga, ché non riusciresti certo a sfuggirmi, pingue pellicciotto!
P: No!
S: Zitto o t'ammazzo! E prendimi sulle spalle nerborute!

Giungono così a metà del guado.

S: Oh nobile Pantegana, perchè dunque affondiamo, ch'ancor io non t'ho punto punto!?
P: Che perchè non so notare.
S: Tutte le pantegane, è vero, sono eccellenti nuotatrici, ch'io sappia.
P: Beh, io no.
S: Ah.
P: Ecco.

P: Che intendevi con quel "ancora"? Mi avrebbi punto lo stesso, eh?
S: Certo, per via della mia natura crudele eccetera.
P: Quindi sarebbimo affoggati l'ostesso?
S: Certamente.
P: E non mi puoi pungere anco ora, per evitarmi la soferenza del anegamento?
S: No.
P: E perchè?
S: Per via della mia natura crudele eccetera.
P: Ah.
S: Ecco.

S: Certo che... quanto piangono, 'sti déi...
P: Eh, sì.
S: Già.

Morono.

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