sabato 19 febbraio 2011

TRETE-A-TRETE 4/4

“Ora...io vorrei scegliere fra di voi basandomi sul vostro comportamento, sulle vostre parole. Ciò che voglio dal mio uomo è che abbia un eccellente cervello.”
NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
**Non pensavi così l’altra notte...eh...eh...**
(Che parlino -pensino- della stessa notte? Che Strega della Palude sia oltre che bigama, pure così viscidamente ubiqua?)
Essi tacciono. Mantengono l’equilibrio. Una mossa e si potrebbero compromettere.
“Oppure dovrete tagliarmi in due”
Lo sguardo dei contendenti cade con rapida stupefacente risoluzione sui coltelli dalla punta arrotondata. La visione li scoraggia.
Poi riflettono sul senso della mutilazione. In verticale? Se fosse in orizzontale Grendel avrebbe una preferenza. Se fosse in diagonale, Beowulf ce l’avrebbe. In realtà la frase di Strega della Palude attinge a biblica saggezza: essa punta alla somma soluzione salomonica. Attende che uno dica:”Piuttosto di vederla tagliata la lascio a te” per poi premiarlo con il suo amore. Poi si sa, in amor vince chi fugge.
NOOOOOOOOOOOOOOOO!
““Piuttosto di vederla tagliata la lascio a te, beGoRwENuDElfL!!””
La prova intellettuale si chiude così in parità.
“No, prendila tu.” “E’ tua.”
“Non la voglio”
(Lei):*Temevo questo.*
“Mi fa schifo!” “Tienitela e che porti la peste in casa tua”
“Che tu l’abbia e che ti secchi il cuore!”

E' l'ora della prova fisica.
”Ragazzi,beviamoci un caffè. Come quattro amici al bar”
Eravamo quattro amici al bar
Che volevano cambiare il mondo.
Lo chiameremo Sondo. Dondo?”
Disse uno di noi.
Chi era il quarto? Lo spettro di un cantautore con i baffetti biondi e la pallottola nel cuore, aleggiava fra loro. Da chi era stato invitato? Di chi era il figlio che cresceva nel ventre di Strega della Palude? (Nota per il lettore ad alta voce: usi per l’ultima parte un tono enfatico ascendente.)
A quel punto la bella signora s’alzò, ancora, per portare il caffè.
La prova fisica consisteva nel mescolare al caffè qualche grano di velenosissima polvere ammazza-tori e di incidere sotto al piattino, in modo che non si vedessero ma che scatenassero comunque il loro occulto potere, alcuni simboli magici presi a casaccio e dall’effetto sconosciuto. Occultismo empirico.
Queste le regole: il veleno non è in quantità sufficiente per uccidere qualcuno. Al peggio (non che c'entri con il pascolo), uno dei due sarebbe passato per la lavanda gastrica, o Meglio, la lavanda gastrica sarebbe passata per lui. Attraverso lui. Insomma.
Ora: se l’altro, sano, portandolo eroicamente al pronto soccorso, non lo avesse (involontariamente) malmenato o percosso sbatacchiandolo qua e là, sarebbe stato il prescelto, perché la sua forza sarebbe stata al servizio dei più deboli. Se l’altro si fosse lasciato portare all’ospedale senza maledire od inveire contro il fato avverso o il sospetto sapore del caffè, sarebbe stato lui, invece, il prescelto: non la forza ma la nobiltà. Che piacere averlo vicino, pensava Strega, al suo capezzale, accarezzargli i capelli e tergergli il sudore della febbre estiva che gli segna la fronte. Un onore.

C’era una volta una gatta.
Questo soffitto viola non esiste più.
La gatta ci cadrà sulla testa.

Se il forte non avesse malmenato ed il debole non avesse maledetto, o se il forte avesse percosso ed il debole inveito, Pari. Per l'eventuale prova di spareggio erano pronte sciabole sguainate sotto ai divani.

Comunque bastò un sorsetto ai due giovani per restare morti stecchiti.

NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Quarta prova.
Lo spettro che dei due non verrà in sogno a Strega della Palude per le prossime due settimane a maledirla, sarà stato quello dell’uomo della sua vita.
Passarono: due Domeniche, due Lunedì, due Martedì, due Mercoledì, due Giovedì, due Venerdì, due Sabbaths. In quest’ordine.
Non ci volle poco a Strega della Palude per capire che questo non era il modo esatto per intendere il conteggio di due settimane. Infatti, s’avvide, ne erano passate quattordici. Comunque sia nessuno dei due le era apparso in sogno e questo poteva bastarle.
Quinta prova.
Avrebbe capito dal viso del nascituro, qual era il padre, perché la natura non inganna mai una madre ecceteraeccetera e cosìdiconseguenza avrebbe potuto portare crisantemi sulla tomba dell’uomo del quale lei era -diciamolo pure- vedova potenziale. All’altro lo scorno eterno.
Altri cinque mesi circa passarono dal conteggio delle settimane e nacque un bel maialino sano e rosa, simile in tutto e per tutto al Deus ex Machina. Lei lo fece battezzare Morte.

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