martedì 8 marzo 2011

INVERNO GIORNO - ULTIMA ALBA: AZIONE! 2/6

Quando si ritrovano sono in strada e camminano fianco a fianco, in silenzio. Fuori, dove stanno ora, è notte vera. E' buio vero, sempre che anche qui non sia solo tutto finzione, ma una grande finzione, una finzione universale, un luogo dove accade che la luce venga spenta e non sai da chi, non sai come. Non sai nemmeno se sia pure la stessa mano, poi, che riaccende quella luce o un'altra, o che queste siano forse in lotta, e che possa accadere, un giorno, che una mano abbia la meglio sull'altra e sia sempre buio, poi, o sempre luce.

Prima o poi, questa guerra avverrà. O forse è già stata combattuta da tempo e la mano vincitrice, conquistato il potere di quella perdente, inscena in continuazione la notte, o il giorno, che non gli appartengono. Noi non c'avvediamo della differenza. Verrà un giorno in cui questa finzione cesserà, perchè la mano vincitrice vorrà mostrare al mondo il suo trionfo.

Scivolano fuori, insieme, dal vicolo stretto addossato al teatro. Gettano, seppur nel buio, un poco d'ombra. Questa si fa sempre più scura tanto più s'avvicinano alla scintillante strada che incrocia il loro cammino alla fine di questa stretta, prima, breve parte di viaggio. A pochi metri dall'incrocio, saliti sul marciapiede lungo la grande strada, si prendono per mano. Non è una dimostrazione d'affetto, è un istinto. La loro pelle ode le parole mute che giungono dalla pelle altrui.
E mentre gente li scarta indifferente e gente essi indifferenti scartano, avanzano, nella luce artificiale, fra le persone, verso le proprie case.

Le loro case stanno nella città, come tutte le altre case. Eppure, il mondo che le ospita non è tanto grande quanto quello che loro nascondono fra le proprie pareti. E nulla rispetto a quello stretto nel perimetro dei loro cuori.

Li vediamo, ancora, camminare insieme. Ora lei sta stretta al braccio di lui. Non è amore: è praticità. Si sfila più agevolmente fra le tante persone. Si sente meno freddo. Si pensa al teatro, alla scena dell'abbraccio.
Lui tiene alto e sospeso il suo sguardo fintamente vigile. Deve sembrare, a qualcuno a cui la cosa possa interessare, fra quanti l'incrociano, ch'egli la protegga sotto alla sua ala.

Ma non ha protezione, lui, da offrire e non ha, di certo, neppure ali. Gli rimane solo un po' di calore. E il suo movimento è solo finzione.

Si separano, finalmente, all'ennesimo incrocio, silenziosi, con saluto di sguardi, che non è saluto ma solo sguardi, è solo educato congedo, è solo: vedo, te ne vai, è solo -oramai- il ricordo di un arrivederci.

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