venerdì 11 marzo 2011

INVERNO GIORNO - ULTIMA ALBA: AZIONE! 3/6

Le loro case li accolgono gelidamente. L'inverno, la morta stagione, tarda, quest'anno, a morire.

Un secondo prima che abbia inizio la prima alba d'inverno, proprio soltanto fino a quell'istante, la notte era sicura d'aver vinto la guerra, d'aver preso definitivo sopravvento.

Quando le pareti delle case incominciano a restituire un po' del calore preso dai loro abitanti, è già tardi, ormai, ed è solo tempo per dormire.
Squilla, il telefono di lui. Già sa che è lei, dall'altra parte della città, dalla sua casa, collegata da un filo, che lo chiama. E così risponde senza parlare. Ed essa senza parlare lo ascolta. Non è una telefonata muta. E' una buonanotte. E' una promessa.

La notte scorsa lei lo ha sognato. Le chiedeva di accompagnarlo in un luogo poco lontano, ma lei si spazientiva e gli rispondeva che doveva imparare a cavarsela da solo, che non poteva aver sempre paura di dover fare due passi senza di lei. Così s'era mossa da sola verso il luogo che lui le aveva chiesto di raggiungere insieme, e poi, voltandosi, s'era accorta che lui era scomparso. Non era la prima volta. Capitava sempre che sparisse, così, senza lasciar traccia, e non c'era mai stato modo, in quei casi, di ritrovarlo senza che lui lo volesse. Ciò la inquietava estremamente, ma aveva dovuto rassegnarvicisi. Tornava, così, in questo sogno, a casa. Poi, nel suo letto venne svegliata da un campanello. E veramente si svegliò, perchè veramente credette di sentir suonare. Ma incerta se quello squillo fosse sfuggito dal sogno o penetrato dalla realtà, rimase dubbiosa sul da farsi sotto al tepore delle coperte. L'idea, inoltre, che nessuno avrebbe suonato a quell'ora alla sua porta, l'aveva tranquillizzata, ma non del tutto.
Qualcuno, si convinse, l'aveva davvero chiamata. Nel sogno o nella realtà. Scorse, nel frattempo, lame di luce disegnate sulla parete di fronte, Luce che penetrava dalle fessure della tapparella socchiusa, che timbravano su quel muro un pentagramma vuoto e ronzante. Si decise così ad andare alla finestra dove le si parò davanti imperiosa, quasi violenta, un'enorme luna piena che dominava il cielo, colorando la distesa di neve sottostante d'un azzurrognolo chiarore quasi abbacinante.
Tutto il mattino seguente lo passò chiedendosi se la luna, in sogno, o qualcuno per la luna, suonando il campanello, avesse voluto richiamare la sua attenzione.

Passa un giorno. La mano che porta luce strappa al nemico qualche centimetro di terreno.

2 commenti:

  1. Ahhh è proprio una schifezza, cambia mestiere! o hobby o quello che è! Falla finita dai! ;)
    Buona giornata
    B

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  2. Beh, insomma, era ora che qualcuno me lo dicesse... incomincio a temere che tu abbia proprio ragione.

    Si dice "grazie", in questi casi?
    Ecco, allora "grazie" per la "buona giornata", sarà magnifica... buona giornata anche a te... ciao!

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