venerdì 8 aprile 2011

PAESE CHE STAI

UN CAFFE' AL BANCO

Capita, no? Finito di cenare vi vien voglia di fare due passi, di bere un caffè al bar. Dire due parole al/la barista di turno. La serata è tiepida, spira una brezza invitante e non c'è quasi nessuno in giro. Vi sentite stranamente forti, rigenerati. È la primavera, la sentite dentro. E chi vi trattiene? Nessuno. Infatti andate. Andate pure. Due passi ed ecco il bar: all'ingresso, dove avete progettato di fermarvi solo il tempo necessario per bervi un caffè al bancone, non scorgete subito, appostata davanti ad un videopoker, la figura di un tizio che potrebbe rovinare i vostri piani così avventati. Dagli occhi azzurrognoli mezzo chiusi, dall'aria semi-sveglia, grande e grosso. La testa, enorme, incorniciata da una palla lanuginosa bianca. Si sta sorbendo un aperitivo. Qua, la parola aperitivo, andrebbe tradotta ed inserita nel contesto. I primi quattro-cinque aperitivi, si dicono aperitivi, e significano, effettivamente, aperitivi, i successivi significano: cena, frutta, dolce, caffè, formaggio, ammazzacaffè, formaggio, dolcetto della nonna, stuzzichino prima d'andare a dormire, camomilla, spuntino notturno. Quando lo vedete voi, probabilmente, è solo al dolce. La sua zoppìa e la sua ubriachezza, entrambe permanenti, rendono la sua andatura impeccabile per compensazione. È un miracolo della natura.

Potreste fuggire, ma vi blocca una suadente, traditrice sensazione: la speranza di potercela fare. D'altra parte ormai siete dentro al bar. Bevete il caffè e ve ne andate. Chi vi trattiene? Nessuno? Non sottovalutatelo. Mai. Avete appena sfiorato la tazzina con le labbra che il panzone, in modo quasi invisibile, s'è avvicinato a voi. Avvicinato a voi significa che la sua faccia è a quindici centimetri dalla vostra. L'ubriachezza passiva è un rischio oggettivo, in questi casi. No. Non potete ignorarlo. È così vicino, ora, che potrebbe cadergli una goccia di sudore dalla fronte alla vostra tazzina di caffè. Allora, abbozzate un mezzo sorriso, indietreggiando e facendo la mossa di uno che sta per mettere la moneta sul banco per potersene andare.
Ma ecco che quello, per salutarvi, eh.... mica per cattiveria, come fosse che vi voglia dare il suo “ciao”, vi dice*:

Fa ancora freschino, di sera. Infatti mi metto questo maglioncino. Di giorno, no. Di giorno vado in maniche corte. Sai quanti gradi c'erano, oggi? Ventidue. Ventidue gradi alle... non so... sarò uscito alle tre e mezza. Ma alla sera fa freschino. D'altra parte siamo solo ad inizio Aprile. Perché faccia caldo alla sera dovremo arrivare a fine Aprile-inizio Maggio. Anche se qualche anno fa, mi ricordo che ho accompagnato mio figlio alla Fiera (che si svolge ad inizio Maggio, N.d.Qualcunochesa) che non ci vado mai, perché c'è troppo casino, ma per accompagnare mio figlio ci sono andato, era un ragazzo, avrà avuto 28 anni, e alla sera, ed in quel periodo specialmente, poi, un po' piove sempre, che poi, sì, di giorno fa caldo, ma alla sera, con l'umidità, eccetera.... insomma, quella sera faceva così tanto freddo che son dovuto tornare alla macchina a prendermi un giubbotto, uno di quelli leggeri, eh... perché, ti giuro, mi gelavo dal freddo, tanto che ho dovuto anche entrare in un bar, ad un certo punto... e doveva far proprio freddo, perché non ero l'unico ad essermi rifugiato lì, era pieno così e faceva un caldo da non credere e si sudava come in una stalla, che così, poi, fra le altre cose, si rischia pure di ammalarsi, sai, il caldo, il freddo.... e pensare che quando ero ragazzo, andavo alla Fiera con gli amici con le braghe corte, ma i tempi son cambiati. Pensa che quando era primavera... quando viene la primavera? A fine Marzo. A fine Marzo c'era questa tradizione, qui, giù al ponte, che facevamo tutti il bagno nel fiume. E faceva caldo. Perché poi, c'è da dire che a me è sempre piaciuto nuotare. Pensa che nuotavo dal cimitero fino alla fine del lungolago. Ed è un bel pezzo, no? Anche se, devo dirlo, qualche volta mi son preso qualche bella paura. Una volta, siam partiti, eravamo quattro o cinque amici, siamo partiti insieme, poi, sai, uno va avanti, uno resta indietro, ci siamo un po' spersi per il golfo e: ahi... ahiahi mi viene un crampo alla gamba. Che sai, è una cosa brutta, ma quando sei un nuotatore esperto, hai tutte le malizie, e così, infatti, ho lasciato riposare un po' la gamba a galla ed è passato. Allora mi dico, va bene, un po' alla volta, piano piano mi avvicino a riva. E: ahi... ahiahi, mi viene un crampo anche all'altra gamba. Allora penso: ahi... ahiahi, qui si mette male, poi i miei amici era un bel pezzo che non li vedevo più e allora ho pensato di stare fermo il più possibile e di aspettare, però stavo anche sentendo che incominciavano a mancarmi le forze, perché sai, non sembra, ma anche solo stare a galla così senza nuotare, comunque, spendi un bel po' di energie. Poi, all'improvviso, per fortuna, è passato un motoscafo, non proprio vicino vicino, però sarà stato distante al massimo una decina di metri e allora io gli faccio segno con la mano, che quello che guidava il motoscafo, poi, tra parentesi, era tedesco e non capiva, però, insomma, alla fine, è venuto lì, mi ha imbarcato e mi ha portato fino a riva. Eh, quelle son situazioni in cui ci vuole sangue freddo, non bisogna farsi prendere dal panico, perché se no poi si va giù come delle pietre. E sì, poi ci vuole un motoscafo che passi di lì, perché se no non so come sarebbe andata a finire. Così, poi, ho riflettuto sulla vicenda ed ho pensato che, insomma, non è che il motoscafo passa sempre nella vita. Quello passa una volta sola. Allora, da quella volta, ho incominciato a portarmi un palloncino galleggiante, tipo quelli che si danno ai bambini che imparano a nuotare, me lo legavo alla vita, facevo due-tre bracciate, lo raggiungevo e lo gettavo in avanti. Poi due-tre bracciate e lo gettavo in avanti. E con quello sei sicuro di non andare giù. C'è da dire che con tutto il nuotare, il gettare il galleggiante avanti, una volta: ahi... ahiahi, non mi viene un crampo ad un braccio?”

A questo punto un suono celestiale interrompe il nostro caro amico. Dal videopoker, da lui abbandonato, giunge il suono di una cascata di monetine. È il vostro motoscafo. Un altro cliente ha ottenuto una grossa vincita ed il nostro buon amico salta nella sua direzione bestemmiando e scoreggiando, pronto a festeggiarlo degnamente. Vi dileguate. Non ci pensate più a fare due passi, volete fuggire a casa, avete l'autunno, dentro. Vi cadono le foglie nel cervello.

* L'originale, in dialetto bresciano stretto, è stato tradotto e depurato da ogni intercalare che faccia preciso riferimento a parti anatomiche, soprattutto genitali, e a tutti gli accostamenti fra divinità ed animali da cortile e non.

Nota: durante il discorso dell'amico, avrete avuto tempo per dire: eh; certo; d'altra parte; anche i grandi atleti; anche l'età; acido lattico; aiuto.
Avrete avuto tempo per guardare imploranti: il barista omertoso; l'uscita, sempre così lontana.
Avrete rivolto preghiere alla divinità di turno perché scagliasse come minimo un meteorite grosso come un palazzo sul nostro pianeta per porre fine a questo scempio.
Ed allo scempio di tutti.

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