giovedì 21 aprile 2011

TANTO VA LA GATTA AL LARDO

Siamo attesi all'Università per la Civiltà Razionale. In questo luogo, professori, eruditi, ricercatori di grande livello lavorano, nell'ombra, incessantemente, per verificare le dicerie, i luoghi comuni, i proverbi. Per confermarli o modificarli, consegnandoli alle nuove generazioni allo scopo di creare un nuovo background popolar-culturale indispensabile per abitare, presto, un nuovo mondo, per evolverci finalmente in una civiltà evoluta e Razionale.
Mi accoglie nel suo ufficio il Professor Carlo Capracanta, ricercatore nel campo dell'ineccepibilità dei detti e dei proverbi. Mi ha convocato per comunicarmi le sue ultime scoperte. Questa è la trascrizione dell'intervista.

D: Qual è l'ultimo risultato conseguito dai suoi studi?
R: L'eccepibilità del detto: Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
D: Perché non è un detto ineccepibile?
A: Deposito di lardo.
B: Raggio di residenza dei gatti previsto.
C: Zona dalla quale i gatti dovrebbero uscire spessissimo per
poter consumare l'apporto di calorie e grassi derivato dal con-
sumo di lardo.
D: Zona in cui si sono ritirati i topi, che nel frattempo prolifi-
cano e minacciano l'intera cittadinanza.
R: Innanzitutto perché non ha senso. Sarebbe come dire: A Giuseppe, a forza di recarsi al bar, cascherà un testicolo. Voglio dire: non si può escludere che il gatto in questione, potenzialmente, possa incidentalmente perdere un arto recandosi nel luogo ove si conserva il lardo, né che a Giuseppe, tornando dal bar, per motivi a noi ignoti e che non interessano, cada un testicolo, ma sono eventi, in sé, altamente improbabili.
D: Questo, immagino,è ciò che basta per rendere questo detto non ineccepibile, e quindi non in linea con la vostra filosofia. Come procede, a questo punto, il vostro lavoro?
R: In questi casi, in cui eliminare dalla memoria collettiva un detto popolare è quasi impossibile, si rende necessario modificarlo ed inculcarlo alle nuove generazioni, nella nuova versione, finalmente scientificamente ineccepibile.
D: E come è stato modificato questo detto?
R: Con: Tanto va la gatta al lardo che ingrassa un bel po'. Un bel po' non è scientificamente granché preciso, ma le variabili sono troppe e si è preferito andare per approssimazione, allo scopo d'ottenere anche un effetto musicalmente accattivante per i giovani.
D: Come si è giunti a questa nuova versione?
R: Abbiamo calcolato le calorie che assumerebbe un gatto sfamandosi di solo lardo (non abbiamo indicazioni, infatti, che ci lascino credere che la gatta in questione abbia fonti diverse per alimentarsi), e le calorie che il gatto in questione consumerebbe per raggiungere il lardo e per prenderne la porzione desiderata. Abbiamo considerato il fatto che, essendo i gatti animali piuttosto territoriali ed anche molto intelligenti, è molto improbabile che vadano a stabilirsi in luoghi lontani dal loro deposito di lardo. Insomma, la conclusione più ovvia che abbiamo tratto è che il gatto ingrasserebbe terribilmente, assumerebbe proporzioni mostruose e forse presto morirebbe a causa di problemi cardiaci che però non abbiamo del tutto appurato. Tanto più che il detto non ci informa della possibilità che il produttore del lardo trovi il modo di impedire alla gatta di accedervi: Tanto va la gatta al lardo, implica che il felino abbia costante accesso a questo tipo di cibo.
D: Cos'è quella scatola, dottore?
R: Un esperimento alla Schrondinger.
D: Cioè?
A: Ghigliottina.
B: Sofisticato meccanismo traditore.
C: Punto in cui va deposto il lardo.
D: Scatola di Schrondinger modificata.
R: Ho inserito nella scatola un pezzo di lardo, poi ho sostituito la parete opposta della scatola con una specie di ghigliottina a molla, sensibilissima. Per sapere se, a queste condizioni estreme -estranee tra l'altro alla premessa del detto in questione- un qualche gatto ci avrebbe lasciato lo zampino.
D: E...?
R: E la ghigliottina è scattata.
D: E un gatto ci ha lasciato lo zampino.
R: E' possibile.
D: Come? Non lo sa per certo?
R: No, certo che no. E' una scatola di Schroendinger modificata, non va aperta assolutamente.
D: Ah. Altre considerazioni sulla questione?
R: Certamente. Abbiamo supposto che il lardo non sia assolutamente infinito. Abbiamo supposto che la colonia dei gatti che circonda l'edificio contenente il lardo sia andata aumentando esponenzialmente, con l'accorrere di felini da tutta la città e con il conseguente boom demografico.
D: E...?
R: E arriverebbe il momento in cui, per forza di cose, il lardo finirebbe.
D: E quindi perché non: Tanto va la gatta al lardo che lo finisce?
R: Perché a queste conclusioni si arriverebbe con diversa premessa, ottenendo più o meno: Tanto va la colonia di gatti esponenzialmente accresciutasi nel numero al lardo che lo finisce.
D: Sì... certo. Quindi... finito il lardo... cosa avete pensato che potrebbe accadere?
R: Con tutta probabilità, i gatti incomincerebbero la produzione di lardo.
D: Gatti che producono lardo? E come, scusi?
R: E' molto semplice. Si procurano un piccolo pezzo di terra sul quale avviano un piccolo allevamento di maiali.
D: Un allevamento di maiali...
R: Sissignore. Quindi li ingrasserebbero, poi li scannerebbero, e dopo la lavorazione otterrebbero il lardo. Ecco fatto.
A: Zampa di gatto protesa.
D: Scannerebbero i maiali? I gatti?
R: Sissignore. E' inevitabile, è così che si ottiene il lardo. Ora... anche nel caso che avvenga qualche incidente sul lavoro, la probabilità che i gatti perdano zampini è improbabile e comunque non ha nulla a che vedere con il nostro detto, che diventerebbe: Tanto incauta fu la nostra gatta producendo il lardo, eccetera eccetera.
D: Sssì. Senta... proviene un odore terribile da questa scatola.
R: Oh, è probabile. Ma non lo percepisco, perché, vede, ho perduto il naso. Questo è di plastica. Vede? Vuole toccare? Quello naturale l'ho perso durante un esperimento, per convalidare l'idea, che mi sembrava assurda che ci voglia naso per gli affari.
D: E?
R: Ed era vero.
D: E?
R: E quindi, ovviamente, non sento più nessun odore.
D: Guardi, le assicuro, se lei sentisse questa puzza, mi permetterebbe di aprire questa scatola.
Lardo.
R: La apra pure ma faccia in modo che io non possa vederne il contenuto.
D: Professore, c'è una cosa, qui dentro...
R: Uno zampino di gatto?
D: C'è del lardo. Ed una mano umana in avanzato stato di decomposizione.
R: Oh. Sorprendente.
D: Un anello. C'è scritto il suo nome.
R: Oh! E' la mano di mia moglie. Mi aveva detto d'averla data ad un'amica per verificare quella cosa, quella dell'amica che ti da una mano. Mi ha mentito. Sì, mi ha detto una bugia. Adesso, mi scusi, devo scappare. Corro a verificare che non le si allunghi il naso o che le si accorcino le gambe.
D: Certo, grazie, buongiorno.
R: Arrivederci.
D: Ah, professore... riguardo al detto: ci vuole orecchio...
R: Cosa?
D: Niente lasci perdere, arrivederci.

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