martedì 16 agosto 2011

SOGNI oh SINTOMI

Materiale gratuito per i vostri esercizi di psicanalisi spiccia

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Partecipo ad un rito con un'altra mezza dozzina di persone. Più che un rito mi sembra una marcia e alcuni di noi portano cappelli alla Babbo Natale ed altri sono travestiti da abete natalizio. Fra la gente riconosco P. e F. E' molto buio. Terminata la marcia, sotto ad un lampione decido che il mio dovere l'ho ampiamente compiuto, la compagnia non mi piace e posso pure tornare a casa. La strada è allagata. Prima non me n'ero accorto. Penso sia una fortuna che abbia scelto proprio quegli stivali prima d'uscire. Nel buio mi sento inseguito. Credo sia un uomo, poi mi persuado che sia una donna. Per seminarla penso di passare per una scorciatoia attraverso il cortile di N. che lei non può conoscere. Entro nel cortile. Sento dall'odore che N. sta dormendo e sto attento a non svegliarlo. Gli spiegherò la prossima volta che lo vedo. Buio. Esco con una coperta in faccia in strada, me la sono ritrovata lì uscendo da casa di N. Cerco un posto dove la posso lasciare, che lui la ritrovi, quando la mia attenzione viene attirata da un grandissimo uccello. Cilindrico, perfettamente, sta a testa in giù a mezz'aria con le ali - larghissime - aperte. Credo sia un'anatra, per via del fatto che è tutto nero con una striscia rossastra sul capo, ma so che non è così. Anzi mi viene anche in mente che è un tipo di uccello che quando è lungo 100 cm pesa 50 kg. Fa uno strano verso, a metà fra un rantolo ed il russare di mia madre. Temo che sia in difficoltà ed infatti vedo un gatto che se lo vuole mangiare. No, in realtà è un cane. Comunque mi avvicino, esitante, armato di coperta, al volatile. Lui la aggancia con il becco e facendone perno riesce a raddrizzarsi e a levarsi in volo.
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Viaggiando sui sedili posteriori di un'auto guidata da N.; cambiandomi i jeans (ce n'erano tre paia sporche); dicendogli: Fra poco saremo in 13. Infatti due sono lì lì. Mi riferivo a otto donne incinta. Eh, ma. Diceva lui.
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Correvo, ma il treno sfilava, sfilava, sfilava. Continuamente io correvo e lui sfilava. Non so quanto il treno fosse lungo né perché corressi tanto. Aspettavo mia nonna in stazione, la temperatura era temperata e le nuvole annuvolate.
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Io e N. critichiamo aspramente un servizio di Studio Aperto. Vi si raccontava questa incredibile vicenda: uno storione d’allevamento era morto perché s’era buttato fuori dalla sua vasca per seguire una bionda di cui s’era innamorato. Protestiamo perché lo storione è noto perché produce delle uova chiamate caviale, mica perché corre dietro alle bionde. N. se ne va. Io sono in piedi sul letto dei miei, la televisione è appoggiata sul lavandino. Nell’andarsene N. accende e spegne delle luci in corridoio per non disturbarmi. La cosa -ovviamente- mi disturba moltissimo.
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Due culi. O meglio due chiappe a sinistra e due chiappe a destra. Di tre-quarti. Due chiappe indossano gli occhiali e leggono i quiz con la voce di Mike Bongiorno. L’altro culo risponde: “Prrrrr – Prrrrrrr”
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Mi ritrovo in cucina con mia madre e due molesti ospiti. Uno, grossissimo, chiede dov’è il freezer. L’altro, un po’ schizzato, mi mostra i disegni che ha fatto per illustrare la sua tragica infanzia. Spesso il cielo e la terra sono capovolti, le parole scritte nei "fumetti" sono verticali e le lettere che le compongono sono al contrario. Gli dico che secondo me “non è mai riuscito in realtà ad affrontare con lucidità i suoi problemi”. E dicendolo gli sottraggo un disegno che mi sembra particolarmente significativo e probante, cosa di cui potrò servirmi contro di lui. Al che costui si incacchia parecchio, si fa minaccioso. In qualche modo riesco a mandarlo fuori. Guardo quello grosso e dico a mia mamma: “se pesassi 90 chili sarebbe meglio”. Alludendo al fatto che lo prenderei di peso e lo caccerei fuori dal balcone. Mia mamma annuisce. Lui nota una pinzetta, che chiama mandolina e dice che è molto utile. Io gli dico che veramente non si chiama mandolina. Lui dice di sì, e che è utile per le monetine. Io: “beh, al massimo per i francobolli”. Lui dice: “no, per le monetine.” “Vabbè, sarà utile per le monetine, ma soprattutto per i francobolli.” Alla fine gli dico: “Guarda, facciamo così: noi non t’abbiamo visto, tu torni a casa e facciamo tutti finta di niente”. Lui fa per andarsene, ma io penso: eh, no. E dico: “Noi non ci dimentichiamo di te, invece.” Lui allora esita, ma poi prende una decisione e se ne va.






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