domenica 15 gennaio 2012

H -2-

Chi prepara il pranzo alla mensa aziendale? Come sono le loro mani? E quali i pensieri?

Vesto sempre allo stesso modo, nella maniera più anonima che conosco. Lo faccio per evitare di attirare l'attenzione della gente. Ce n'è già troppa che mi guarda. Ogni mattina indosso i miei soliti pantaloni neri, una camicia bianca ed una giacca scura. Blu scura o nera, non so. Non l'ho ancora capito. La cravatta no. Quella, mi sono persuaso che attirerebbe troppo l'attenzione. E' sempre un elemento aggiunto che si può benissimo fare a meno di esporre, perché per quanto possa essere "neutra", infatti, porrebbe comunque chi la osserva nella condizione di poter tentare di interpretare la mia scelta riguardo al colore, al motivo. Perfino al nodo. Troppa roba da mostrare in giro. Gli altri finirebbero per scoprire, grazie a tutti questi elementi, qualche cosa di nascosto nella mia psiche e -zac- ecco che un passante ragiona su qualcosa che mi riguarda che neppure io so. Certo, anche il fatto di vestirsi il più anonimamente possibile mi rende oggetto di possibili interpretazioni: Ecco, vedi quello... ha scelto di vestirsi più neutramente che può per non essere notato. Chissà cos'ha da nascondere. Ecco, sì, perché anche abbigliarsi come faccio io è comunque optare per qualcosa. E' pur sempre un modo di schierarsi, di finire da una parte invece che da un'altra. Di essere condannati dalla fazione avversa e valutato, soppesato, continuamente discusso dalla propria. Queste cose mi fanno impazzire. Allora, a volte, mi dico: sarebbe meglio uscire nudi, giunti a questo punto, così nessuno avrebbe nulla da ridire riguardo alla scelta dell'abbigliamento. E invece no, sarebbe peggio, v'assicuro. Vi porrebbe di fronte a tutta una nuova serie di osservazioni, valutazioni e mere derisioni. Non c'è niente da fare. Finché si sta al mondo non si riesce a trovare neppure una piega d'universo abitabile in cui potersi nascondere. E' come nuotare in mezzo agli squali. Per sopravvivere bisogna cercare di muoversi il meno possibile, di non far rumore... non sanguinare.

Poi, ritorno. A casa. Da B ad A, stavolta. Quando incrocio alcuni degli altri che accennano un saluto o un sorriso, anch'io faccio lo stesso con loro. E poi sto bene attento a che il sorriso non si spenga subito, storcendosi. Non vorrei mai che i secondi altri, quelli che arrivano dopo quelli a cui ho sorriso, sapessero che se dovessi sorridere loro lo farei solo per convenienza.

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