martedì 24 gennaio 2012

PERSONA IN B/N


Con la chiave, quella, già fuori, protesa nello spazio oltre alla soglia, esposta all'aria gelida e già pronta a rientrare nella toppa per richiudere la porta, prima, e poi, finalmente, nelle tasche tiepide del padrone di casa e... oh, ecco il meritato riposo, Lui, Quello, inciampò. Annusato il ghiaccio che l'attendeva armato, fluttuante nell'aria esterna, riflettè: m'inciampo e penso: qui Giano delle porte dice che sarebbe meglio rimanere a casa, prima che io faccia la fine del Protesilao della situazione, che quali e quante sciagure mi si abbatteranno da qui al supermercato, schiacciato dall'ingresso automatico, novello Ellesponto, appena sbarcato sulle spiagge di Dardano, investito da un carrello tirato da due stalloni istruiti da Nettuno, col freddo che fa, considerato poi che in casa c'è roba da mangiare per tre giorni e che questa cosa di recarsi ciclicamente a fare la spesa non è altro che un vizio, un'abitudine perversa, con questa nebbia, poi, e con la crisi che c'è, il futuro è nero, a parte il Natale che è bianco, in una giornata così, bene farei a starmene a casa a guardarmi un bel film vecchio di quelli in bianco e nero, e tutto questo sia detto aldilà della questione Giano e inciamparsi sulla soglia, dacché fortunatamente, io, non sono superstizioso. Oh, no. Teneva persino un gatto nero in casa. Sia detto aldilà del fatto che le vecchie del paese gli avessero ripetuto, per una vita: Gatto nero in strada, alla sciagura bada; Gatto nero in casa, la fortuna ti s'infrasa, dove, più o meno dialettalmente, l'infrasarsi sta per l'incastrarsi di molte cose, in poche parole, allusione alla sovrabbondante fortuna che sta per investirti come l'esondazione di un fiume d'oro colato che il gatto nero domestico farà in modo, che tu lo voglia o no, di deviarti in salotto.
Per quanto al momento, diciamocelo, in salotto l'unica pioggia dorata che quel gatto grasso è stato capace di portare è stata la sua urina, il più delle volte diabolicamente irrorata in modo d'andar a sporcare il pavimento, solo spruzzando di striscio la lettiera, giusto per poter dire Oh padroncino mio, io avevo Davvero mirato a quella cosa che tu Gentilmente hai posizionato lì per farmici urinare dentro, ma io sono miope e debole (a causa del poco cibo che mi concedi) e questo è tutto quello che ho potuto fare, quando in realtà è chiaro che lo faccia solo per vendicarsi del fatto che il cosiddetto padroncino dopo un'oretta e mezza finisce ignobilmente per annoiarsi di giocare alla palletta con lui.
Comunque lo snaturato compagno di questo nostro nobile ed altero animale, richiusa la porta, lasciò solitarie e perplesse le chiavi sul mobiletto dell'entrata e si avviò verso lo scaffale delle vecchie videocassette. Aveva già scelto il film che avrebbe visto: Persona di Bergman. Lo scelse perché era proprio il biancoenero che si addiceva alla giornata, e poi perché l'aveva già visto tante di quelle volte che si poteva pure permettere di fare altro, nel frattempo, senza rischiare di perdersi all'improvviso nella trama. Trama...
Accese il videoregistratore. Infilò la cassetta. Play. Andò verso la finestra. Alzò la tapparella. Spense le luci. La sala illuminata di nebbia riflessa.
E' perfetta, Liv Ullman, anche senza parole. Lascia senza parole. Ti lascia a bocca aperta. Perfetta la sua bocca. Con quella bocca potrebbe dire ciò che vuole, invece fa di più, in Persona: non parla. Con quella bocca dovrebbe tacere, pensò il Nostro, guardando fuori, vedendo quella vecchietta curva di sacchetti della spesa che risaliva la strada verso casa. Qualche giorno prima gli si era avvicinata e gli aveva chiesto delle condizioni di salute dell'anziano padre, e quando il Protagonista gli rispose Non troppo bene, purtroppo, lei commentò Dobbiamo sperare, speriamo. Qualcosa bisogna pur dire. Al che lui pensò Ma perché? E :
Con quella bocca può dire ciò che vuole, Liv Ullman. Anzi, di più. Può permettersi di tacere.
Ecco, questa è la parte in cui lui immagina che Bibi Andersson, al colmo della crisi isterica, distrugga il ginocchio dell'altra con una martellata, gridandole: Perché non parli?
Guardò il gatto e pensò: Come si dice, è perfetto, gli mancherebbe solo la parola. Qualcosa bisogna pur dire: E' perfetto: gli manca la parola.
Scivolando dentro e fuori dalla visuale, come una macchia scura che pulsa nella nebbia, sfilò, camminando all'indietro, una donna vestita completamente di scuro, a piccoli passi, sul marciapiede semi-ghiacciato. Il fumo della sua sigaretta frammischiato al vapore del suo fiato rimaneva sospeso sulla sua testa e a contatto con la nebbia sembrava rapprendersi, formare un fumetto sopra al suo capo in cui si leggeva: “Tutto è nero”. E Lui pensò: C'è chi si sposa tutta vestita di bianco, perché è segno di purezza. Perché a chi si mette in lutto non si da dell'impuro?
Perché è sempre la porta del bagno quella che cigola? Qualcosa bisogna pur dire.
Forse la Ullman ha sussurrato qualcosa. Fa freddo, in quel film. Dovrebbero stare a casa, ad accarezzare il gatto, a scoprirlo meravigliosamente muto.
Ancora, alla finestra, guardò il camino fumante del dirimpettaio. Riflettè: Nel nero fumo che per sua natura ambirebbe ad innalzarsi ad un lassù qualcosa, ad un sopra X, portato dal vento ad annerire le vostre candide pareti, io sto.
Col bianco che si dissocia dal nero solo per potere, un giorno, essere nero. Ed il nero che fa lo stesso, ed eccoli che si scambiano le parti.
Il grigio è solo la traccia di un incrocio. Il segno che le due parti sono transitate di lì, lasciando che solo il loro ricordo si mischiasse.
Forse si diventerebbe persino migliori se ci si accontentasse di essere come si è.
La diversità di chi sta in disparte non serve di lezione. A nessuno.
Il mio inchiostro è fuliggine.
Per me il fuoco è solo una diceria.
E' superstizione.

5 commenti:

  1. Questo e' carino... almeno rispetto allo schifo che avevi pubblicato ultimamente!

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  2. Mi sto sforzando di convincermi di aver ricevuto un complimento.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Com'è bello il bianco,dal punto di vista del nero che se ne innamora!

    *La crepa nella cornucopia fa cadere il cuore,
    colante sino al clamore della cecità,
    a pulsare dentro e fuori
    nella morsa di cieli sale e pepe,
    nella copula del bianco e del nero che dimora,
    rappreso e muto,
    a mischiarsi nella memoria,
    disperso nell' adesso,
    col futuro che frammenta.

    Perché le isole esposte a tempeste solari
    siano l'inciampo nella corsa delle onde dalla caduta dei cieli,
    corrotte dal battesimo delle acque attorno,
    non sarà dato sapere al fanciullo,
    ma campa cavallo che cresce la sera,
    nella cripta del cuore le ceneri dell'alba che era.

    Torna a casa,bambino,con la tua porta dipinta di nero,
    perché le parole non sono se non lamenti di sottofondo
    per la zona del controllo.

    Io credo che spesso si passi
    attraverso.
    Io credo che spesso si torni.

    Muti.

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    1. Quando un commento è più bello e/o interessante del post a cui si riferisce, sarebbe meglio tacere. Ma qualcosa, è vero, si sa... bisogna pur dire:

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