lunedì 6 febbraio 2012

H - 4 -

Fra gli oggetti spunta pure qualche libro. Sono vecchi libri. Non so di che parlino. Non ne conosco neppure il titolo. Li guardo sempre di sfuggita, quei libri. Provo un forte senso di colpa verso di loro, perché so che quegli oggetti parlano, è necessario, perché esistano, che comunichino con chi li possiede.

Così mi tormenta l'idea che io tolga loro la vita. Che non li possa ascoltare. 
Io no. Non mi sento come loro. Io non sono un libro che resterà chiuso per sempre. Io sono un libro dalle pagine mai scritte.

In casa è lei che fa tutto. Tutto ciò che serve a me, lei me lo prepara. Io trovo sempre tutto pronto. O meglio... ecco... voglio dire... trovo sempre tutto pronto, questo è vero, ma non l'ho mai davvero vista nell'atto di prepararlo. Penso, dico che sia lei quella che lo fa perché in casa non c'è nessun altro e io di certo non faccio nulla del genere. Quindi, sì, dev'essere lei per forza. Quando lo faccia, come, non so. Non oso chiedere.

Quando torno da B trovo sempre la cena pronta, infatti, e lei a tavola con me. E' certamente lei che cucina, ma poi non mangia quando mangio io. Lei deve mangiare prima o dopo, non so. Comunque si siede con me a tavola, a cena. Non parliamo mai, non sappiamo cosa raccontarci, credo. Da una parte si sa, non è che io sia un gran conversatore. Dall'altra, ecco, le mie giornate sono tutte identiche fra loro e ormai, avendone già descritta una una volta, è inutile che mi ripeta. Io odio ripetermi.
Però, d'accordo, sia chiaro, se mi chiederete di ridire questa cosa, io lo farò. Non affermerò mai il contrario.

Una notte, tanto tempo fa, mi alzai dal letto di soprassalto. Avevo la febbre alta, dovevo stare appoggiato alle pareti per non perdere l'equilibrio. Andai verso la cucina, non so perché, così, istintivamente. Non che mi piaccia granché agire d'istinto, ma, si sa, a volte, con la febbre alta si fanno anche cose che non si vorrebbero fare. Vidi che la luce era accesa e capii che dentro c'era lei, così m'avvicinai, silenzioso, per non spaventarla. Devo anche ammettere che non volevo che si accorgesse della mia presenza. Arrivato alla porta infilai di traverso la testa per spiarla, naturalmente senza che lei mi potesse vedere e... ora non so per certo se fosse sogno o delirio, ma... mi sembrò di vederla dipingere. Sì, mi sembrò proprio che stesse dipingendo una tela. Possibile?

2 commenti:

  1. Sì, è possibile! Le donne sono capaci di questo ed altro, di sopportare la monotonia e l'abitudinarietà che dà sicurezza e allo stesso tempo di fare cose folli o meglio essere se stesse quando gli altri non possono vedere...anche io di notte dipingo nella mia mente la felicità che le persone che mi stanno accanto fanno di tutto per negarmi!
    Continua a scrivere....a tratti hai talento!

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  2. A volte l'idea di felicità che cerchiamo così avidamente ci proviene da quelli che c'impediscono di raggiungerla.
    E grazie, cercherò di continuare a scrivere... magari solo nei tratti di in cui ho talento.
    Ciao!

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