domenica 4 marzo 2012

H -6-

Sulle pareti di casa mia sono affissi diversi quadri. Ci sono sempre stati, non li ho appesi io. Ma non so dire con certezza quale sia il soggetto di quelle pittura. Quando passo, al massimo mi rendo conto che ci sono, ma non ho mai pensato seriamente di guardarci, di osservare, di tentare d'identificare, così per quanto ne so, potrebbero pur esser quadri diversi tutti i giorni, non me ne renderei neppure conto. Dopo la visione che ebbi quella notte, poi, confesso di avere il sospetto che quei quadri li abbia dipinti lei. Oppure che siano tele appese in divenire, che il loro soggetto cambi man mano, m'immagino lei, di notte, col pennello impugnato, che va a dipingere modifiche sui quadri già appesi. Che inserisce personaggi, toglie elementi, ne aggiunge altri, toglie colori. Non so. Dovrei guardarli attentamente, prendere nota, osservarli con cura. Forse lo farò davvero. Devo trovare il tempo.


Durante lo spostamento da A a B, stamane, ho notato qualcosa di strano. O meglio. Sarebbe più corretto dire: Qualcuno di strano. Non avrei voluto, cioè, è una cosa che non faccio mai, non avrei voluto, ma, chissà il perché, ho sentito di doverlo fare. Ho alzato lo sguardo verso al terzo-quarto piano del palazzo che mi ritrovo di fronte ogni giorno a circa metà del tragitto. Ad una finestra stava una donna. A prima vista mi sembrava che la testa facesse capolino fra due grandi drappi neri. Ma poi, guardando meglio, ho capito che quelli erano i suoi capelli. Una montagna di capelli le incastonava una testa ferma e dura come la pietra, un viso terreo grigio, cadaverico. Gli occhi sembravano completamente neri. Ma così neri che non solo non riuscivo a distinguere la pupilla, ma quasi mi sembrava che non ci fosse neppure del bianco intorno all'iride. Sembravano gli occhi di uno squalo. E la cosa più inquietante è che sono certo che quella donna guardasse proprio me. Fra quella moltitudine di pedoni tutti uguali il suo sguardo si era proprio preso me, il mio corpo in transito. E non lo sollevava, quello sguardo. Non è che, colta in flagrante si sia imbarazzata o che altro, no. Lei continuava a fissarmi, senza battere ciglio. Così Io mi sono sentito in imbarazzo, ho chinato il capo, ho accelerato il passo sfilando oltre a quel suo palazzo. Là dietro mi sono fermato, a rifiatare. A riflettere. Ed io odio fermarmi per strada.

2 commenti:

  1. Cogli il non senso dell'esistere attraverso immagini forti ed evocative. Da rileggere.

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    1. Ti ringrazio, sei molto gentile. In effetti nella maggior parte di ciò che scrivo la domanda non è tanto: "Perché esistiamo?", quanto "Esistiamo?"
      Ciao.
      ps: Spero che la rilettura sia stata altrettanto efficace.

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