lunedì 19 marzo 2012

H - 7 -

Ho passato la giornata, in B, a pensare a quella donna alla finestra. A chiedermi perché guardasse proprio me. Ad esaminare mentalmente ogni dettaglio del mio abbigliamento, per trovarvi un qualcosa di eccentrico, di strano, qualcosa di tremendamente fuori moda o fuori posto, qualcosa che lei, preparandomi i soliti vestiti, come ogni mattino, abbia incautamente, maldestramente o peggio ancora, dolosamente inserito. Ma: niente. Mi chiedevo insomma il perché quella donna guardasse proprio me, perché mi avesse scelto. A domandarmi, soprattutto, cosa abbia potuto carpire da me osservandomi lungo quel percorso. Cosa abbia concluso dal mio modo di camminare, di osservare, di fuggire. Chi possa pensare io sia, ora. E chi poteva pensare io fossi, prima di vedermi. O come mi immaginava. Nel caso in cui mi aspettasse, come sembrava. Ho passato la giornata sentendomi come derubato. Non come se qualcuno m'avesse spiato dalla finestra ma come se qualcuno m'avesse sfilato il portafogli. Quando vai a fare la denuncia ti accorgi che non riesci a ricordarti tutto quello che c'era dentro... Ecco, a questo punto del mio ragionamento, diventa essenziale capire soprattutto questo: cosa mi ha tolto quella donna?

Ho pensato, al momento di ripartire per tornare verso A, di cambiare strada, allungandola, magari solo un poco, per evitare di passare un'altra volta sotto a quel palazzo. Ma no... non voglio. Odio dover cambiare strada. E così ho osato partire senza paura, incoscientemente, come se niente fosse. Sono arrivato là sotto, là sotto a quel palazzo, ho accelerato, non ho potuto farne a meno, ho sentito il mio corpo procedere all'improvviso più velocemente, senza che io gli chiedessi veramente nulla del genere. Davo le spalle al palazzo. Lo sentivo. Lo sentivo addosso, incombente, sopra di me. Sì, lo confesso, avrei voluto girarmi per sapere se quella donna fosse stata ancora là, più per smascherarla che non per appagare la mia curiosità. Ma non ne avevo il coraggio e comunque sapevo, sentivo che si trovava là, allo stesso posto. Fissa, ferma come una pietra. Sempre più velocemente sono giunto all'angolo di un altro palazzo. Ho voltato. Ho respirato, profondamente ed a lungo, al riparo. Come quella notte, in cucina, affacciandomi, spiai, non visto e non sentito. La donna non c'era. Delle nere tende dietro al vetro di quella finestra, e nulla più.

Chi ha cucinato la cena che consumo stasera? Con quali mani, quali i pensieri?

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