venerdì 13 aprile 2012

H -9-

Per fortuna, oggi, ha piovuto incessantemente, e così, sia all'andata che al ritorno, (non che comunque io ne sentissi il bisogno) l'ombrello è stato una buona scusa per non dover mai guardare in alto. Ciò mi ha reso il passo più leggero. Forse pioverà ancora qualche giorno ed io finirò per dimenticare quella donna.

Sarei stato perfino attento alle previsioni meteorologiche, avrei perfino ascoltato ciò che dicevano. Mi sarebbero state comode, come, più di un oroscopo personale, mi avrebbero detto qualcosa su di me, sui miei prossimi giorni, ma - non so il perché - non ricordo più dove si ascoltino queste cose, dove si leggano. Si leggono? Non mi sono mai piaciute le previsioni meteorologiche. Lo vedo da me, al mattino, che tempo che fa e la possibilità di saperlo con dodici ore di anticipo, non mi fa sentire Dio.

In A, nulla di nuovo.

Oggi ho sentito le mie gambe piegarsi svuotate. Non ho potuto affrontare quella specifica solita parte del solito tragitto che transita laggiù, fino a sfiorare il palazzo di quella donna così, nudo, senza ombrello, senza scudo... Quindi poco prima di imboccare il viale che corre sotto a quelle finestre ho deciso di accettare quell'idea che mi sembrava così odiosa e che ora tutt'a un tratto scopro essere invece un piano acconcio ed arguto: ho deciso di cambiare strada. Proprio così. Ho pensato: giro a destra, percorro l'isolato intorno all'edificio a fianco, torno sulla solita strada dove il tratto che voglio evitare già sfuma in quello successivo. Così ho pensato. Già. Ma poche decine di metri dopo aver imboccato questa variante ha incominciato a prendermi una certa ansia. Quanto più a lungo del solito mi toccherà camminare, oggi? Arriverò in ritardo? Se mi dovessi smarrire, se non riconoscessi più i luoghi dove mi ritrovo, come farei a chiedere indicazioni?

Con quale voce, con quale forza, con quali precise domande?

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