giovedì 14 giugno 2012

H - 14 -

La donna, alla finestra, nel quadro, in cucina, indicava me. Stamattina presto o stanotte tardi, nella semiveglia o nel sonno, nella semicoscienza o nel sogno. Con lei un uomo elegante - c'era inciso, a piccole lettere, "dottore", sulla fronte - con lei quest'uomo. Scuoteva la testa con grande precisione.

Anche la donna. Quella. Mia madre, mia figlia, mia sorella, mia moglie, compagna, amante o solo o addirittura mia coinquilina socia o prigioniera schiava o padrona o Dea di tutto tutti e tutte, Terra.

Lei e l'altra.


Lei è l'altra.

Ho notato che la fatica di camminare diventa sempre più manifesta... mettere un piede davanti all'altro sta diventando sempre più difficile... alzare la gamba per portare la sua estremità ad occupare uno spazio in cui desidero faccia leva per proseguire il mio cammino in quella direzione - è così che funziona, ed ora che l'ho capito non mi riesce praticamente più - . Ormai le gambe trascinano i propri piedi, e con essi, me. Ma i piedi stanno reagendo all'inedia di quelle loro ingrate padrone. Per sfidarle infatti hanno preso l'iniziativa di saltellare. Tutto il mio corpo, così, alla faccia delle gambe, sempre che così si possa dire, saltella in avanti. Se ne frega di non poter camminare. Saltella. E' un modo più divertente di procedere, non così efficace, forse, ma con lo svilupparsi d'altra, meglio predisposta muscolatura, troverò un'armonia in questo movimento. Diventerà sciolto e naturale. Sarò anche più veloce di prima e attirerò meno l'attenzione... sì, perché, un po' per vergogna, ma anche un po' per verifica, tengo quasi sempre lo sguardo basso, ormai, ma non mi sfugge che tra la gente che incrocio, questo mio modo di procedere sta attirando maledettamente l'attenzione.

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