sabato 28 luglio 2012

H -17-

Concludendo, pensandoci proprio bene, tutto ciò che sopportavo in A è che quando ci stavo, sapevo che c'era B che m'aspettava. Lo stesso, quando stavo in B, non mi vergogno a dirlo, riuscivo ad arrivare alla fine della giornata solo per il fatto che potevo pensare che ci fosse A, che mi aspettava. A causa della gonna alla finestra, ora so che ciò che mi piace, nella mia vita, è di fare da A a B, e nient'altro. E' questo che ha cambiato le cose. Il fatto che ora io sento che tutto ciò che amo è messo a repentaglio. Vedete, come sono cambiato? Ora, grazie al fatto che una minaccia, più minacce, incombono su di me, ho scoperto persino d'amare qualcosa. E di avere paura di perderlo. Ciò mi rende più umano e più doloroso vivere.

Poco sopra temo d'aver detto "gonna" alla finestra. Ultimamente, per imperscrutabili ragioni, che la moderna neurologia non potrebbe comprendere, mi è capitato spesso di scambiare la g per la d.

Stavo in B. In B a fare conti. Niente di nuovo, niente di strano. Ed ecco che arriva un tizio, un collega, suppongo. Mi dice che mi aspettano nell'ufficio del direttore, ed ecco che allora, via, veloce, saltellinosaltellino, per i corridoi, incomincio ad amarli questi corridoi, sono più belli del mio ufficio, danno più indeterminatezza, l'ho sempre odiata, io, l'indeterminatezza, ma adesso mi da un senso di sicurezza, mi da una speranza, non so se riuscirò a spiegare questo concetto... voglio dire, un ufficio è un ufficio, meglio non può andargli, pure un corridoio è pur sempre un corridoio, ma conduce in un luogo, non è un posto dove si va per rimanerci, ci si va per andare altrove, e durante il tragitto è più che legittimo pensare che il luogo in cui ci conduce sia migliore di quello da cui arriviamo, migliore di quello in cui transitiamo, ecco perché, io dico, l'indeterminazione di un corridoio mi trasmette speranza, ma solo per modo di dire, perché come sapete, como io so bene, questo finirà solo per portarmi all'ufficio del direttore, ed io senza voce e procedendo a saltelli, temo, non riuscirò a fare una gran figura, ma che ci devo fare, questo è quanto, questo è quanto sono io, altro non ce n'è, ce ne vuole a saltelli a farsi questo corridoio, ma ecco, è finito, c'è la segretaria a vigilare alla porta del direttore, sia mai che qualcuno entri per rapirlo o che quello tenti di fuggire nella notte, quella segretaria mi dice che sì, il direttore mi stava aspettando, ma ha dovuto assentarsi e dice che mi avrebbe mandato dal vicedirettore molto volentieri, ma che quello è in vacanza, e che devo raggiungere allora l'ufficio del tizio, invece, che fa le veci del vicedirettore, ecco, è quello il corridoio, mi dice, me lo dice sporgendosi dalla scrivania, per guardarmi i piedi, l'ho vista, infatti, poco fa, sospettosa riguardo al mio incedere ed anche riguardo alla mia gobba, ma quella, l'ho notato, l'ha guardata solo con la coda dell'occhio, con pudore, forse è una brava, educata ragazza, forse invece se mi avesse incrociato per strada con le amiche si sarebbero fatte una risata, m'avrebbero sfottuto, palpato la gobba, beh, meglio che niente, c'è gente che per farsi toccare da una donna si farebbe persino impiantare una gobba, og una dobba, mi sto confondendo, un cappotto, forse, tant'è ecco che prendo la strada per l'ufficio di chi invece, fa le veci del vicedirettore, veni, vidi.

4 commenti:

  1. H mute,parlano eccome. voglio volere volare. vedete,come sono cambiato?

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  2. E' il loro silenzio che sorregge paziente tutto il tessuto del nostro mondo, che sa invece accorgersi solo di vocianti K, strepitanti W e gente simile. Ci siamo capiti, no?

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  3. mais oui,bien sure. Per non parlare poi delle z. Quelle ronzano in continuazione azione ripetuta ronzio di retine. Rete in H, in H reti su reti per essere liberi di cercare.

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  4. Intricatissime minime reti elettriche per abbrustolire Z ronzanti.

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