giovedì 19 luglio 2012

SOGNI

Il gran desiderio d'un cuore inquieto è di possedere interminabilmente la creatura che ama o di poterla immergere, quando sia venuto il tempo dell'assenza, in un sonno senza sogni che non possa aver termine che col giorno del ricongiungimento.
(Albert Camus)


-17-

Arrivo al chiostro SG, a B, per la mostra con l'installazione video di L. Lo trovo chiuso. C'è un cartello che ne spiega il motivo, ma non riesco ad interpretarlo. Fuori tre professori (della scuola che organizza l'evento) mi spiegano che ha a che fare con un bambino scomparso nel 1978. A quel punto mi appare una scena in cui decine di persone sono intente a cercarne il corpo con un bastone come se stessero dragando uno stagno in giro per le strade della città. Poi ritorna l'immagine dei tre professori che mi dicono che devo piangere il bambino.

-18-
In una società in cui tutti venivano retribuiti allo stesso modo, nei supermercati il prezzo veniva espresso in tempo. Questa cosa costa un'ora, quel barattolo quaranta minuti, il prosciutto un'ora e mezza al chilo, ecc...

-19-
Arrivo allo stadio di Villanuova. Le squadre stanno scendendo in campo. Fra loro scorgo R. Ci salutiamo. Oh, non sapevo che tu giocassi a calcio. Beh, sì, qualche volta, fa lei. Mi sembra infastidita. Mi sento di troppo. Salgo in tribuna. Durante una pausa R viene a salutare un uomo, penso sia il suo ragazzo. E'un tizio magro, dalla bocca larga, con baffi e pizzetto. Mi sembra simpatico. Partecipo, nello stesso posto, all'ombra del monte C, ad un congresso di paleologia. Mostro le mie scoperte. Vinco lo scetticismo degli altri partecipanti mostrando prove inoppugnabili. Pure un osso. Si decidono così di concedermi la scoperta di questo nuovo anello. Lo battezza un tipo che ad una lavagna traccia solennemente la definizione: L'uomo di Wellington.

-20-
Passo attraverso il retro di un circo semistabile, osservandone gli arredi. Giungo in uno spiazzo sabbioso, di fronte ad un bacino artificiale al cui centro è stata da poco collocata un'isola. Incontro N. Mi invita ad una specie di partita di pallone con suoi amici e amiche che non conosco. Mi faccio convincere. Si gioca scalzi. Mi diverto, faccio conoscenza. Mi rendo conto all'improvviso di essermi dimenticato di andare a trovare mio padre all'ospedale. Angosciato, ed in tutta fretta, saluto e me ne vado. All'esterno, mentre mi allaccio le scarpe, una ragazza passa sul mio cellulare col suo piede nudo, mentre nel frattempo F spunta fuori da chissà dove dicendo “Ciao, stavo dormendo”. Qualcuno dice: uscendo dovremmo fare un omaggio a quelli del circo, è doveroso. Io parto a mille verso il retro, dopo aver salutato N, e proprio in quel momento sta uscendo il corteo circense, che evito. Penso di chiamare mia madre per dirle che farò tardi, che devo andare a trovare il papà. Per le strade di G. Ore 19.21. Non è troppo tardi, ma devo correre. Cerco il nome di mia madre sulla rubrica del cellulare, ma ci sono solo foto di persone sconosciute, che ho scaricato a casaccio da internet per gioco, mia madre dev'essere sotto “mamma”, non sotto “G”, ma questo trafficare ha causato l'aprirsi di un virus che consiste nell'azionarsi di una voce che pubblicizza alcuni siti internet, che continua anche dopo che ho spento il cellulare. Azzero il volume. Passo attraverso lo spiazzo di fronte alla nuova palestra di G, (?) dietro alle scuole medie. Cerco di ricordare se il papà è ricoverato in Medicina. Non ci si può dimenticare dov'è ricoverato il proprio padre, e poi: perchè non ha ancora chiamato, lui? Davanti alla casa dell'ing.A, sono così veloce che ho paura di sbagliare strada, prendo a sinistra. Mi sorpassa un camion con un altoparlante che pubblicizza il nuovo film “Le invenzioni del signor Marconi”, protagonisti i figli del famoso Marconi. In locandina i ragazzi al balcone che salutano felici. Già lo odio questo film. Sulla strada verso la palestra cerco di tagliare attraverso ad un giardino privato, ma lì mi rendo conto che la strada è chiusa, devo tornare indietro, ci incontro i padroni di casa e li avviso che sono lì per errore, cercavo una scorciatoia e basta, ci sono delle ragazze che lavorano alla siepe. Né loro, né i padroni sembra neppure che si accorgano della mia presenza. Forse scorgendomi in uno specchio noto di avere un orecchino.




Nessun commento:

Posta un commento