giovedì 15 novembre 2012

H -23-


Volare, bruciare, nuotare, seminare.

In strada. E neanche troppo lontano in linea d'aria, dal corridoio A-B. Ma anche qui è bello. Sorprendentemente. Perché non ci venivo mai, qui? Ora. Cosa si fa in questi casi? Sarò braccato... In questi casi, la tana è una trappola, si sa. Non li voglio sentire abbaiare. Fuggirò. E a lunghi saltelli affronto il rettilineo, poi, via, in curva, brevi zampettii molto accurati, ... traiettorie impercettibili ... ma sono stanco, oh, ormai mi stanco molto velocemente, è stata una giornata, son state alcune giornate, molto stressante, troppo stressanti... poi ce li ho tutti addosso, tutti, tutti molto vicini, giuria, giudice, pubblico ministero, poliziotti, quella donna, il loggione tutto, il sottovicedirettore, e il direttore - chissà - , il boia, tutti vicinissimi, anzi, alcuni saranno proprio qua dietro, alle mie spalle, stanno seguendo la mia traccia odorosa, non oso girarmi per controllare, altri avranno aggirato l'edificio e me li troverò davanti, tutt'attorno, è evidente, non posso più scappare, non so dove, arranco, come, barcollo. Cado. Mi rialzo, barcollo. Devo cercare un rifugio, non ho più fiato, devo nascondermi, non ho respiro, non respiro.

Un portone socchiuso. M'infilo. E' buio. Troppa luce fuori, troppo buio dentro. Non vedo nulla. Inciampo, cado. Sono inciampato contro ad una panca. Vedo. E' buio, ma vedo. E' una chiesa. Vuota. Vuota di persone, ma: dipinti. Scritte. Vietato fumare. Uscita d'emergenza. Vie di fuga. Sistema antincenso. Alfa ed omega. Divieto di crocifissione. Mantenere la fila. Questa chiesa non è un albergo. Dietro all'altare c'è dipinta una figura minacciosa. Dovrebbe essere nell'atto di benedire, credo, ma tiene il braccio alzato, mi fa paura. Temo che voglia calarlo per colpirmi. Mi piace di più lo stesso personaggio qui, in questa scultura di legno. E' a braccia aperte. Credo mi voglia abbracciare, ce l'hanno messo. Con chiodi corde spine sangue tagli nel costato e tutto. E come t'abbraccia, inchiodato. Che roba. Che tempi. E' fresco, qui dentro. Si sta bene. C'è anche un bel profumo, tutto sommato. E' silenzioso, non risuona di passi o squearlk o grida o condanne a morte, ora. Silenzioso. Mi accoccolo alla base della scultura. Dormo. Sogno. Questo, sogno: che quella gente che mi insegue arriva qui, mi trova. Mi sollevano come si farebbe con un sacco della spazzatura. Mi portano dal boia. Il boia mi guida in una grotta. Sotto terra. Fresca, silenziosa. Dopo un lungo cammino, al buio, arriviamo in una stanza dove troviamo quella donna, e pure l'altra, quelle donne, in una, legate al terreno. Legata al terreno. A braccia aperte. Ed ecco, mi prendono e mi stendono sopra di lei, faccia contro faccia. Mi ci crocifiggono sopra. I chiodi penetrano la pelle delle mie mani, dei miei piedi, poi si aprono una strada metallica nelle mie carni, spezzano le ossa, bucano la pelle delle mie mani, dei miei piedi dall'altra parte, uscendo, per poi penetrare la pelle delle mani e dei piedi di quella donna, aprono la sua carne, spezzano le sue ossa, e poi, uscendo, si fanno un varco ancora nella sua pelle e si inchiodano giù, nella dura eterna roccia. A terra.

Precipitare, ardere, annegare, seppellire.


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