mercoledì 18 settembre 2013

350° MORTE SAN GIUSEPPE DESA DA COPERTINO

"E Giuseppe - rapito - per evitarli, alza lo sguardo in alto, nella cupola nera - sta per librarsi in aria. Nulla osta. Basta perdere peso. E Giuseppe si solleva, perdendosi (liberandosi dei) suoi primi “amorosi importuni” che gli ostentano piaghe, piedi nudi (è semplicemente gente giocherellona che si è tinta di rosso o si è tolta le scarpe) … Lui sale. Non può ascoltarli. Il grappolo si sfoltisce nell’ascesa… Ma cinque o sei, indecisi se (Giuseppe è già a più d’un metro dal suolo) restare attaccati al saio suo o tentare il salto, indugiano troppo, quanto basta a disastrare il distacco: così, uno a uno, si lasciano (preferiscono), tra l’orrore degli altri a terra, lasciarsi cadere. E lo fanno a turno, ma da differenti altezze di Giuseppe che più è leggero e più acquista spazio in verticale. Ed è un incubo vero. Cadono a turno, come nell’inferno, tanto urlano e si dannano e rovinano. Si contorcono al suolo, mentre Giuseppe seguita a salire come un pallone aerostatico, con altri tre malcapitati attaccati a sé: uno è attaccato a un piede di Giuseppe; l’altro al suo saio; il terzo, un bambino, gli inghirlanda il collo con un abbraccio serrato…”
(Carmelo Bene)

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