lunedì 2 settembre 2013

LINEA ROSSA BUM BUM

E' una linea rossa all'orizzonte, stasera, il cielo: sarà bel tempo, domani.
Dice: ho dovuto correre per il gran mal di pancia ma ho fatto solo un po' di gas.
In giardino un gatto mangia margherite e ritorna col pensiero al perduto amore.
Ed io che mi credevo chissà cosa.
Uccidi i falsi profeti.
Oh, se quello non saprà bloccare il tuo braccio che scende omicida in tempo, e non spalancherà i suoi occhi di bragia, ed inarcando le sue sopracciglia come ponti su fiumi di fuoco riducendoti a farti desiderare di nasconderti al centro del nucleo d'un atomo – e non è tutto questo qualcosa che tu possa confondere con altro, come ad esempio potrebbe essere un buon riflesso: vedresti spenti, opachi, i suoi occhi, improvvisamente enfi di paura, ed allora insisti – se si dice profeta, verifica, uccidi i falsi profeti.
Tra le nubi in cielo pascolano diavoli bianchi. Qui, sporchi e decaduti elemosinano un abbraccio, tu scavane uno per loro.
La pioggia infine scende, non rimane sospesa: ingrossa i miei fiumi d'emicrania che giungeranno infine a morire salati nel mare del dolore di tutti. Eppure in un certo qual modo in un incerto quale modo si diceva pocanzi risalgono le gocce per coloro i quali stanno capovolti rigirati giroflessi col sangue al cervello paonazzi. Non c'è legge: per questo il mio dolore non vi scuote, per questo non lo potete sentire.
Se non hai una legge, noi saremo legge. Se non hai un giudice, noi giudicheremo. Se non hai un boia, ci pensiamo noi. Non restare barbaro. Datti alla civiltà.
Noi stiamo in cielo ed attendiamo, tic tac, abbiamo un dovere noi, click cleck, salvarvi il didietro, bam, buuum!
E' l'orizzonte stesso che brucia, quella linea rossa.
Dubbi, sospetti, congetture. E i fiumi. Li avete inquinati. Li prosciugheremo.
Non ti piacerà, ma siam fatti della stessa materia di cui son fatti i bisogni.
Ebbi un riflesso o forse chissà un istinto o forse si dirà presentimento, fu un attimo prima che esplodesse la mia testa: mi coprii il volto con le mani e mi salvai gli occhi, per fortuna. Per fortuna li potrò ancora chiudere.
Ora vago nel cielo, occhieggio fra le stelle, sprofondo nel vuoto, non mi sfugge niente, non mi sfugge, il niente.
E così vedo che io te e il dolce glicotorio, siam fatti della stessa materia, e che materia, quella materia.
Non è non c'è non è materia
io te il dolce glicotorio siam fatti tutti della stessa essenza
ma non è dolce il glicotorio
ché non fu, non è.
Addio.
Chiudo tutto e me ne vado.
Chiudo gli occhi e ve ne andate.
Il sole qui non arriva, non giunge il suo boato nel mondo chiuso dietro ai miei occhi. Non temete il mondo, ma i vostri occhi.
Io sono Amaagut, e vi vengo a salvare.
Non riesco neppure a compatire la vostra paura.
E' fuoco. Domani la linea rossa supererà noi. Sarà bel tempo.
Il silenzio persiste e si trasforma, diventa. Qualcosa che potrei incidere d'unghie e bagnar di sputi, che quando fuori fa freddo, se lo volesse, mi potrebbe scaldare come una cappa gentile o rinfrescarmi, se lo volesse, quando fuori fa caldo con dita cadaveriche, rigide e fresche.
Dinamite Nobel I had a dream. Zio Tom Bumbum,
Bei candelotti del colore delle carote ci salveranno i conigli verranno a salvarci dall'assedio della linea, la linea sarà rosa.
Argilla, sabbia, acqua, mani antiche che plasmano e semplice chimica, Na O C H N, molecole, imprendibili, quelle erano la tua casa, e dentro di esse, all'interno di esse, bada, nulla più di quanto non sia anche nel fiato espulso con dolore, bada alla culla, più giù, più dentro, nient'altro, nulla, la stessa materia che costituisce l'anima del mio colpo di cannone, lo sento dallo scorrere del tuo sangue, dal pulsare del tuo cuore, lo vedo dal volo degli uccelli, dall'aspetto delle tue viscere: non ti angustiare; ma se sei uno che non dorme di notte pensando al vicino, al gatto, alla moglie, allora... se vivi invece d'un amore universale, infinito, stai tranquillo, tutto tornerà come prima.
Il tempo non è quella cosa che gira come una ruota, ma è quel vuoto al centro che ne rimane prigioniero.
Ciò che è me fuori di me viene da prima del tempo, precorre le cose. Precorre il silenzio ed il buio, precorre il calore, la tempesta. Ciò che sono davvero, lo puoi vedere al tuo microscopio, osservalo bene, è fatto di ciò di cui è davvero fatto anche il gatto, la margherita, il dolce glicotorio, il quale, rammentiamolo, non esiste, non c'è, non è mai stato.
Un po' alla volta, va la vostra paura: lasciate che s'incammini dall'ombra e che da lì lentamente infine emerga, giunga in superfice, intima amica, ad accarezzarvi la gola. Un po' per volta: la politica dei piccoli pazzi. Delle linee rosse.
Canto il nulla, non c'è altro: progettavo orologi da prima del tempo.
Non fermerò il tuo braccio omicida, so già il giorno e l'ora.

Nessun commento:

Posta un commento