venerdì 26 dicembre 2014

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI - 2 -

Veniva sempre incaricato alla consegna delle comunicazioni per lei, il signor Ladnock, che fu uno dei primi a trasferirsi in questo stabile e che quindi, molto tempo prima, aveva avuto occasione, seppur saltuariamente, di frequentare sia la signora Kontiki che il marito. Silenziosamente, Ladnock adempiva con piacere a tale compito, nutrendo grande simpatia per la signora, e pacificamente, senza curiosità, accettava quella sua eccentrica scelta d'isolarsi dal mondo. Riteneva poi che questo sistema inusuale di lasciarle bigliettini sotto allo zerbino, come tipo di comunicazione, fosse comunque qualcosa di meglio di niente. In modo altrettanto silenzioso, il signor Ladnock era il più fervente ammiratore di quel balcone fiorito e l'unico, certamente, a non aver mai sentito il benché minimo bisogno di provare ad eguagliarlo: si limitava infatti a rimirarlo uscendo e rientrando, prendendo ogni volta mentalmente nota di ogni più piccolo cambiamento che sarebbe stato impercettibile all'occhio di qualsiasi altro, pur attentissimo osservatore: ogni minuscola fioritura, qualche nuova strabiliante screziatura di colore che appariva dalla notte al giorno su ogni singolo petalo. Non trovava il coraggio per confessarlo – e a chi? - il signor Ladnock, ma gli capitava spesso, quasi ogni mattina, che si svegliasse e rimanesse a letto, senza la benché minima voglia di alzarsi per affrontare una nuova giornata. Non gli piaceva davvero granché la vita che conduceva e l'unico motivo che lo spingeva ad alzarsi da quel letto e ad uscire dal proprio appartamento era l'incontenibile desiderio di non mancare mai a quell'appuntamento, dove avrebbe scoperto, ad esempio, quali sorprendenti tonalità avesse mai assunto quel particolare fiore viola in cui la sera prima aveva notato dell'”inquietudine”, così la chiamava, e che avrebbe scommesso che durante la notte avrebbe virato. Ma verso quale colore? Scommetteva, con sé stesso. Oh... non vinceva mai!
Così, un giorno, un brutto, bruttissimo giorno, rientrando a casa, non ebbe nessuna difficoltà a notare che molte di quelle piante, che già negli ultimi giorni l'avevano un po' insospettito, adesso erano davvero diventate più brutte. Oggettivamente.
“Sì”, pensò, “proprio più brutte...”
Scelse quella particolare parola, “brutte”, perché non gli passava neppure nell'anticamera del cervello, la possibilità che quelle piante stessero in realtà appassendo, semplicemente decise che stavano rapidamente cambiando, e per quanto gli sembrasse davvero strano, cambiavano in un modo che a lui proprio non piaceva.
“Santo cielo!” Disse poi, a mezza voce, avvicinandosi al balcone, “Che succede a questi fiori?”
Mezza voce da queste parti è un tono più che sufficiente perché la signora Chikin senta tutto e sbuchi fuori sul suo balcone per dire la sua, cosa che anche in questo caso, immancabilmente, fece:
“Cos'è successo? Semplicemente che nessuno, ora, cura più quel balcone. Per quanto lo curasse davvero qualcuno, prima.”
“E perché mai?” Chiese lui, sgranando gli occhi.
“Perché mai? Senti un po' che domande! Ma non sarà forse perché la signora Kontiki è morta?”
“Eh già!” Esclamò a quel punto il signor Ni, spuntato alla sua finestra, che non si voleva perdere il sapido dibattito, “Saranno già tre giorni, dico io.”
Ed il signor Ladnock che si sentì improvvisamente afflosciare, come un sacco vuoto, sostenendosi solo per non voler apparire debole a quei due, guardando a terra, esclamò:
“Tre giorni! Ed io che non ne sapevo niente!”
“Lei vive così isolato, signor Ladnock, non parla mai con nessuno, non vede nessuno... finirà come la signora Kontiki, lei... nel senso buono, intendo, capisce?”
“Già...”, disse lui, allargando le braccia, certo non per manifestare rassegnazione, ma nel tentativo d'aggiustare il proprio incerto equilibrio, “ma come è successo? E il funerale?”
“Mah, chissà, l'unico che abbia visto qualcosa, a quanto ho capito, è il giovane Suroki. D'altra parte non credo che neppure lui ne sappia molto di più.”
“Più di cosa?” chiese il signor Ni, “Non sappiamo niente, dico io.”
“Sappiamo che è morta”, tagliò corto la signora Chikin, “ed è un dato già più che sufficiente, per conto mio.”
“Oddio”, intervenne Ladnock, “che grande, vero peccato è questo... che tristissima cosa!”
“Già”.
Ed il signor Ladnock, levatosi il cappello e ritrovata un poco di forza, salutò con voce ferma, ed incominciò ad inerpicarsi su per le scale, a capo chino, e la prima cosa che gli venne in mente, con amarezza, fu che da quel giorno la signora Ni sarebbe stata felice di avere il balcone più bello del condominio. “Buon per lei”, pensò, “ma ben poca cosa è quel balcone, ben poca cosa.”

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