giovedì 22 gennaio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -7-

Al ritorno ritrovò il signor Ni, solidamente installato nella sua consueta postazione, che lo salutò così:
“Buongiorno. Di ritorno, signor Ladnock? S'è fatto una bella passeggiata?”
“Sì, piuttosto bella, grazie, soltanto... sa una cosa? Stamattina sono stato svegliato dal melodioso canto d'un uccellino, e così m'era preso il desiderio di recarmi al parco per godermi un bel concerto. Beh! Vuol saperlo? Sarà per tutto il vento che c'è stato, sarà per il caldo improvviso che è tornato oggi, io non me ne intendo di uccelli, fatto sta che, ci fossero o no, io non ne ho sentito cantare nemmeno uno. E la cosa più strana, sa qual è? Che ritorno qua e mi sembra di sentire la stessa melodia del mio risveglio. Sa, a volte capita: forse ce l'ho nella testa.”
“Forse ce l'ho nella testa anch'io, signor Ladnock”, replicò Ni, “e benché neppure io me ne intenda granché d'uccelli, penso di conoscere quello che l'ha svegliata stamattina.”
“Davvero? E come potrà mai conoscerlo, lei?”
“Campeggia allegramente da ieri sera in casa mia. Vede? Qui, in cucina.”
“Oh... davvero?!”
“Davvero. E non è il primo, sa? Questa settimana è già il terzo che viene e, speriamo, va. Almeno che non sia lo stesso che ha imparato la strada... tant'è: con questo caldo io mica posso tenere le finestre chiuse, speriamo che sia finita questa processione, dico io.”
“Ma è una cosa così bella, la invidio!”
“Bella... lei parla bene, signor Ladnock, perché non abita al piano terra, ma qui, con tutte queste bestie in giro, noi ci sentiamo alla mercé di ogni pericolo. Io non so mai cosa corro il rischio di ritrovarmi in casa.”
Si trattenne, Ladnock, dal dire che doveva già essere una punizione più che sufficiente, in effetti, ritrovarsi in casa tutti i giorni la signora Ni, e disse:
“Con tutto il rispetto, credo che per gli uccelli il piano terra o il quinto piano non faccia tutta questa differenza.”
“Già. Sì, certo. Ma i cani rabbiosi? O metta che s'aggiri inquieto ed affamato un alligatore?”
“Beh, se veniamo a scoprire che ci sono alligatori in giro, ci faremo scavare un bel fossato intorno a casa dove allevarli e crescerli come sentinelle. Sa quanto risparmieremmo sulla vigilanza?”
“Si dice: chi vigila i vigili? Gli alligatori, diremmo.”
“Già,” disse ridendo il signor Ladnock, “già... insomma... d'altra parte, Ni, c'è questa legge e bisogna rispettarla, no? La natura non si può respingere. E si consideri fortunato, che sono uccellini e le rallegrano la giornata.”
“Sì, sì, sicuro, signor Ladnock, certo è che io non ho nessuna intenzione di fare la fine della signora Trialairt.”
E per questa battuta risero entrambi, e si salutarono.
Venne promulgata, questa speciale legge, in seguito a questo strano caso: v'era, a Juron, una particolare razza di formichiere chiamata Chilan. Era, questo, un animale davvero molto raro e prezioso, perché grazie a lui si potevano prevedere i terremoti. Non è facile spiegare scientificamente le funzioni che rendevano possibile tutto ciò, fatto sta che le formiche di cui era ghiotto, nell'immediata vigilia di un sisma, a causa della fuoriuscita di certi gas dalle inquiete profondità della terra, diventavano estremamente tossiche. Velenose, sì, ma non proprio mortali, e quando i nostri Chilan le mangiavano, durante la digestione mostravano quest'effetto collaterale: i loro occhi diventavano rossi e lucenti come la brace e bastava gettar loro un rapido sguardo per capire molto facilmente che cosa stava per succedere. La cittadinanza aveva così tutto il tempo per mettersi comodamente in salvo. Erano, quelli, tempi in cui, per fortuna, non avvenivano terremoti di qualche importanza da molte generazioni, ed i poveri Chilan erano davvero molto trascurati e correvano seriamente il pericolo d'estinguersi, mentre le case della città venivano invase da eserciti di formiche.

Accadde che durante una rigida notte, uno degli ultimi di quei formichieri, facesse visita al signor Kok cercando riparo. Era una buona regola, comunemente rispettata, quella di permettere sempre a questi preziosi animali di entrare nelle case, anche per ripulirle dalle formiche. Vuole invece il destino che il signor Kok fosse in quel frangente particolarmente affamato, ed essendo lui un fanatico delle gastronomie esotiche, ritenne che l'animale sarebbe stato un imbattibile antagonista. E così lo cacciò malamente, senza mai curarsi, durante il corso della notte, di dare almeno uno sguardo all'animale, nonostante il suo continuo bussare, e non potendo così mai notare le braci che ardenti bruciavano negli occhi del Chilan. Un poco denutrito, debilitato dal periodo intossicante delle poche formiche di cui si era cibato, la rigida notte diede il suo colpo di grazia al povero formichiere, che morì. Con poco dispiacere, trovatolo morto, all'indomani, lui ed alcuni vicini lo seppellirono poco lontano. Si dice che il signor Kok in quei momenti fischiettasse melodie sconclusionate. Costui si giustificò esibendo il proprio certificato di sordità, dicendo di non averlo sentito bussare e di aver pensato che quello si fosse avviato verso un'altra abitazione. In molti, nei secoli successivi, ebbero a discutere sui diritti e sui doveri di quest'individuo, chi sostenendo che per gola ed ingenerosità causò un immane disastro, chi, invece, alzando la bandiera dei diritti del privato lo difendeva ad oltranza. Certo è che d'immensa gravità fu la conseguenza di quel suo brutto gesto! Fu più o meno un'ora più tardi che il più tremendo terremoto che mai Juron conobbe colpì la città radendola praticamente al suolo. La terra rivoltata restituì il corpo mal sepolto del Chilan, che venne allora prelevato, e tuttora si conserva e si esibisce in una sala del municipio, dove è impagliato ed i suoi occhi sono stati dipinti d'un rosso acceso, nello spirito d'un verismo pedagogico che ci sembra un poco discutibile. 

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