giovedì 8 gennaio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -5-

All'indomani mattina, uscendo, si fermò a lungo, cosa che da un po' di tempo ormai non faceva più, ad osservare, con infinita malinconia, quei fiori, quelle piccole piante che lentamente, loro, sì, diventavano vittime sicure dell'incuria, vite soggette ai capricci altrui, esposte ed indifese, inermi prede tra le fauci di quella mostruosa ed implacabile creatura che altro non è che il tempo che passa. Ladnock prese allora una decisione, che bello, prendere delle decisioni, talvolta, capita che ne stai prendendo una e ti accorgi che era da tanto di quel tempo che non lo facevi, e ti piace. Prese la decisione, in onore a quel messaggio prodigioso che non doveva essere trascurato o peggio dimenticato, che il suo unico scopo vero sarebbe diventato, d'ora innanzi, quello di combattere l'incuria che uccide, di costruire una barriera intorno alle vittime del mondo che passa indifferente: tener vivo il balcone della signora Kontiki, ad ogni costo. Invano, poi, a lungo, quel giorno, vagabondò in cerca del luogo della sepoltura della signora. Chiese informazioni al Comune, non trascurò d'interrogare i guardiani di tutti i cimiteri che costellavano la città: nessuno ne sapeva niente, a quanto pare, addirittura non trovò che il decesso della signora fosse registrato da qualche parte. Probabilmente, pensò, la stava cercando con il nome sbagliato, forse Kontiki era il nome da signorina, ed il nome del marito, Ladnock, non lo ricordava più. O forse, chissà il perché, lei amava farsi chiamare in quel modo, e chissà il perché... chissà, chissà, forse, ma, tant'è, non ci fu modo per lui di saperne di più.
Tornato davanti a casa vi trovò affacciata la signora Chikin, e così, giusto perché gli sembrava scortese passare facendo finta di niente, e un po' perché voleva “esplorare” l'argomento, disse:
“Certo, è proprio un grande peccato, per questi fiori, per queste piante!”
“Eh, già! Ma cosa vuole, non possiamo proprio farci niente di niente, dobbiamo purtroppo rassegnarci all'idea di vederle morire un poco alla volta.”
“E' una cosa terribilmente odiosa.”
“Odiosissima.”
“Ma... ascolti... secondo lei, non ci sarebbe un sistema, che ne so, una scappatoia... una cosa che potremmo magari fare, mettendoci d'accordo noi del condominio senza dir niente a nessuno, insomma, semplicemente scavalcando la ringhiera, ad esempio.”
“Eh, già, sarebbe proprio bello, come dice lei. Mi sorprende, signor Ladnock, lei che è sempre stato, e sempre è, per carità, così educato e ligio. Cosa mai mi viene a raccontare! Ma senti un po'! Lo conosce, lei, qualcuno che si rischierebbe la galera per annaffiare due piante? Lei, alla sua età, lo farebbe di beccarsi una condanna per il dispiacere di veder morire dei fiori?”
“La mia età, purtroppo, mi impedisce sia di finire in galera, sia di scavalcare la ringhiera. Scusi la rima.”
“Si figuri. Scusatissimo. A me piacciono le rime. E così vorrebbe che qualcun altro si facesse la galera al posto suo per il suo dispiacere di veder morire dei fiori.”
“No, non intendevo questo.”
“Eh, già. Poi lei parla bene, ma ha idea del motivo per cui quel balcone è così tanto più bello di tutti gli altri? Era...”
“No, non precisamente, davvero.”
“Lei pensa di saltar là dentro e di buttar sopra un po' d'acqua e tutto torna come prima.”
“Sì, pensavo a qualcosa del genere.”
“Eh, già. Lei non saprebbe mai curare quei fiori come sapeva fare quella signora. Né lei né io lo sapremmo fare, nessuno. Così sa cosa succederebbe? Che oltre al fatto che rischieremmo di finire tutti in galera, ci ucciderebbe la frustrazione per non essere stati capaci di farlo nel modo giusto, vedremmo quei fiori morirci fra le mani, invece che dietro a quelle sbarre, dove la colpa non ce l'ha nessuno.”
“Almeno ci potrei provare, penso io.”
“Però, suvvia, signor Ladnock, facciamocene una ragione, in fondo non sono che piante e fiori, è normale che muoiano prima o poi.”
Si affacciò, a quel punto, immancabile, il signor Ni, che domandò, introducendosi subito nel discorso, senza neppure salutare:
“Ma insomma, non aveva neppure un parente, questa donna? Neanche uno, è mai possibile?”
“No, nessuno”, rispose Ladnock, “lo so bene perché con me si lagnò più di una volta del fatto di non sapere a chi lasciare le sue cose.”
“E cosa sarà dell'appartamento?”
“Se non lo reclamerà nessuno che ne abbia titolo, passati i cinque anni di legge passerà al Comune, e quello lo assegnerà ad una famiglia bisognosa.”
“Speriamo che non siano troppo numerosi”, intervenne la signora Chikin.
“Se fossero poco numerosi sarebbero anche poco bisognosi, dico io”, credette di dover precisare, minaccioso, il signor Ni.
“E nel frattempo, quei fiori saranno già morti mille volte”, concluse Ladnock.
“Già.”
“Eh, già.”
“Arrivederci, signori.”
“Arrivederci.”

“Arrivederci.”

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