domenica 1 febbraio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -9-

Per tutto l'infinito corso di quella notte, roboante e molesta, una lunga, interminabile cascata fu la protagonista del sogno del signor Ni. L'acqua precipitava impetuosa ed inarrestabile e quando il sognatore ormai disperava di poterne vedere il punto d'arrivo, quella nel frattempo era giunta alla pianura, che la sua forza aveva scavato fra le rocce nel corso d'una lotta durata millenni. Scorreva, scorreva lentamente giù per un verdeggiante pendio attraversando campi coltivati, dove veniva attinta e gocciolava, gocciolava, gocciolava e si disperdeva poi verso le più buie profondità del terreno, in grotte sotterranee che la trasudavano, finché un'oscura forza, un'inudibile voce la richiamava alla terra prima ed al cielo poi, dove stava in attesa di un segnale, e allora, quando questo giungeva, ritornava come pioggia, pioggia finalmente, che il ghiacciaio conserverà finché non ne sarà stufato e la darà alla cascata, giù, dove scivolava, scivolava, scivolava... La vescica lo svegliò, infine, come sempre. E dalla finestra del bagno, luogo in cui soddisfaceva quel suo così molesto bisogno, continuò ad udire scorrere, oltre al proprio, un altro flusso d'acqua. Si disse che era cosa ben strana continuare ad udire la colonna sonora di un sogno anche quando ci si considera, tutto sommato, comunque piuttosto svegli, e così, per curiosità e scrupolo scientifico, espletato il compito, si affacciò alla finestra. E cosa vide!!! Il signor Ladnock che annaffiava i fiori che spuntavano dalla ringhiera del balcone della signora Kontiki. Sbalordito, diede un'occhiata tutt'attorno ritrovandosi circondato dagli sguardi attoniti e cisposi di tutti i suoi vicini, intenti anch'essi a fissare ciò che Ladnock andava facendo. Sì, perché, non solo, quello, le annaffiava, ma pure ci parlava: Ecco, diceva, adesso qualcuno si occupa di voi. Tranquillizzatevi, tornerete belli e sani come prima. E tutte le persone affacciate si guardavano l'un con l'altro senza davvero sapere, per una volta, che cosa dire. Oh, che gran messe d'inarcarsi di sopracciglia ci fu, quel mattino... sembrava di veder uno stormo di rondini in volo.
E' proprio vero: a volte fan primavera.
E anche voi, continuò Ladnock rivolto ai fiori all'interno del balcone, anche voi, se voleste fare una capatina fuori, io sono qui, a somministrarvi acqua fresca e buone parole. A quel punto il signor Ni fu preda d'un attacco di tosse isterica e la signora Chikin si sentì in dovere di dire:
“Buongiorno... signor Ladnock...”
“Buongiorno, buongiorno a tutti!” Replicò lui.
“Buongiorno” ripeterono imbarazzati il signor Ni e quell'altra signora di cui nessuno ricordava mai il nome, dannazione!questo è un problema del vivere in città: ci si vive addosso e perdipiù non si sa neppure che nome si ha.
“Cosa sta facendo, esattamente?” Chiese il signor Ni inclinando leggermente la testa e socchiudendo gli occhi, cose, queste, che in base all'osservazione che del prossimo aveva fatto per una vita, corrispondevano all'espressione di una persona il cui atteggiamento naturalmente emanava grande intelligenza ed autorevolezza.
“Sto abbeverando i poveri fiori assetati della signora Kontiki”, rispose Ladnock.
“Ha detto bene: della signora.”
“Già.”
“Sa che non può?”
“E perché? Sporgono... sono di tutti.”
“No, secondo me, no... c'è qualcosa che non mi quadra, guardi, non vorrei offenderla, ma io le dico che secondo me ciò che va facendo è del tutto illegale: quel fiore, per quanto sporga è comunque pur sempre proprietà privata.”
“Ma anche se fosse come dice lei... se piovesse, poniamo il caso, auguriamoci che succeda presto... è uguale, voglio dire, io ci sto versando sopra soltanto un po' d'acqua. Non è comunque natura? O vorrebbe denunciare le nubi che fan cader la propria acqua sulla proprietà privata, laddove lo sia?”
“Ma che vuol significare ciò, suvvia, non faccia l'ingenuo, so che non lo è! Quella legge vale comunque, in ogni caso, intendo... se io l'avessi sorpresa a dar fuoco a quel fiore, invece che ad annaffiarlo, lei che m'avrebbe risposto? E' fuoco, signor Ni, è natura.”
“Denuncerebbe il vulcano?”
“Dico io...”
“E poi lei non m'ha sorpreso. Io sono qua, alla luce del sole, davanti a tutti, in pubblico luogo, nel mio pieno diritto. Santo cielo, insomma, sto semplicemente cercando di salvare queste piante, questi fiori, si può sapere cosa c'è di tanto sbagliato?”
“E' contro alla legge. Non siamo noi a dover decidere ciò che è bene o male. E' scritto. Almeno che non si voglia mandare a catafascio la giurisprudenza dei secoli solo per salvare un fiore... insomma... veda lei!”
“Oh, e poi, caro signor Ni, che sono io? Non sono natura? Lo stesso lo potremmo dire per queste vostre leggi?”
“Lei è un buon uomo, Ladnock, non faccia sciocchezze, non si comprometta proprio ora”, intervenne, materna, la signora Chikin.
“Proprio ora, che significa? Che sono vicino a schiattare e che mi potrò portare una linda pulitissima fedina penale nella bara? Sono stato così bravo fino ad ora, sono andato e venuto così bene, dicono, proprio adesso che mi manca così poco all'approdo finale, vado a rovinare tutto. E io, beh, me ne frego della vostra fedina penale, mi ci pulisco! Scusi, eh!”
“Signor Ladnock!” Esclamò la signora senza nome battendo un pugno contro alla ringhiera del proprio balcone.
“Io, cari signori, continuerò ogni giorno a fare ciò che state vedendo, finché non mi stroncherà un infarto, cosa che avverrà molto presto, evidentemente, costretto come sarò a star qui a sopportarvi ogni mattina. Poco male: cercherò in quel funesto evento di trovarci almeno questo lato positivo.”
“Non la facevo così maleducato, signor Ladnock! E' proprio vero che non si finisce mai di conoscere la gente!”

“Ha ragione! Non si dovrebbe neppure incominciare, talvolta! E poi... io maleducato, ma senti un po'... Beh, voglio che sappiate una cosa: l'educazione, la vostra proprietà, il vostro arbitrio soggiogato alle leggi, sono la vostra galera perenne, e voi correte sfiatati come topolini in un labirinto che sapete benissimo non avere uscita alcuna. Vi sfamate soltanto del salnitro che riuscite a leccare sulle pareti, eppure vi convincete che la vostra pupù sa di formaggio!”

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