lunedì 16 febbraio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -11-

La soluzione che più volte quegli illustri dottori della legge avevano paventato, s'andava attuando mentre quelli, riuniti in Procura, trattenevano Ladnock, che, tornato a casa, subito si rese conto di quale terribile provvedimento era stato adottato per risolvere il problema in sua assenza.
Si tenne una mano sul lato giusto della faccia, lui, persino tenne la testa china, per sicurezza. Ma proprio posando lo sguardo a terra, capì subito: tutte le parti sporgenti delle piante, tutti i fiori che sfuggivano alle sbarre, tutto quanto cercava d'uscire, insomma, era stato reciso e gettato ai piedi del balcone, lì davanti ai suoi occhi. Affacciato c'era il signor Ni, che chiese, ironico:
“Ha mal di denti, signor Ladnock?”
“No, mi tengo la mano sulla faccia per fare un favore ad un magistrato.”
“Cosa ci vuol fare, Ladnock”, proseguì Ni, vedendo che quello teneva lo sguardo fisso sui fiori a terra, “prima erano di tutti e adesso non sono più di nessuno, tutto sommato, quasi-quasi non è che faccia questa gran differenza.”
“La differenza che passa tra la vita e la morte”, commentò Ladnock, “per quanto né io né lei siamo in grado di qualificarla granché meglio.”
“Com'è diventato, però, lei... così scuro... suvvia, non ci pensi più, adesso. Adesso è libero, alla mattina può svagarsi un po', finalmente, non ha più impegni.”
“Io non facevo niente di male.”
“Ma la legge è legge. Se ciò che lei fa fuori dalla proprietà di qualcuno ha effetto all'interno della stessa, è ovvio che ciò che sta facendo è illegale. Facciamo un esempio: lei scaglia un sasso da lì dov'è verso la mia finestra. Quello entra in casa e mi spacca la testa, che fa? Viene a dirmi che ciò che ha compiuto è perfettamente legale perché ha compiuto l'azione fuori dalla mia proprietà?”
“Di tutti e di nessuno, già. Chiunque avrebbe potuto cercare di aiutarle a vivere così come chiunque avrebbe potuto ucciderle.”
“E' la legge.”
“La sua testa, ora, signor Ni, è sua e mia, sporta in quello spazio. Di tutti e di nessuno. Viva e morta. Fossi in lei, un poco ci rifletterei.”
Al signor Ni quest'ultima affermazione parve così oscuramente stringente e minacciosa, che impallidito, non trovò meglio da fare che richiudere subito la finestra, e come si dice, rimettere la testa a posto.
Ladnock guardò i fiori a terra e sospirò profondamente. A forza di trattenere le lacrime, ultimamente, s'immaginava che gli si fosse formato un mare, dentro, in cui sguazzavano aggressivi, carnivori pesci iridescenti, dai colori del tutto simili ai fiori della signora Kontiki. Istintivamente raccattò tutto e ne fece un fagotto, non tralasciando di raccogliere anche rami, rametti, foglie e foglioline che erano rimaste sparse tutt'attorno. Finito questo lavoro, citofonò a Suroki e gli chiese di scendere per un attimo perché aveva bisogno di chiedergli alcune informazioni. Giunto che fu Suroki, i due si salutarono e Ladnock lo interrogò:
“Ascoltami bene, buon Suroki... dato che tu sei uno specialista, per quanto sia ammissibile, dimmi: dove possono averla seppellita la signora Kontiki, gli elfi?”
“Gli elfi oscuri.”
“Ecco, quelli oscuri. Perché oscuri? Che hanno di differente? Stanno troppo al sole o, al contrario sono oscuri in senso lato, voglio dire...”
“Sono cattivi.”
“Se sono cattivi come dici tu, perché mai dovevano avere a che fare con la signora Kontiki?”
“E' un popolo che ama e rispetta il potere. Probabilmente la signora lo esercitava su di loro, o loro ne erano affascinati. Oppure non vedevano l'ora che morisse per avere la possibilità di prelevare il suo corpo per farci dei riti o chissà cos'altro.”
“Ammesso che abbia senso tutto ciò, dove li fanno questi riti, secondo te?”
“Beh, quelli sono abitanti del sottosuolo, insomma, è il solito giro, la solita storia vita-morte-resurrezione-fertilità, sa quella roba lì e compagnia bella.”
“Non mi stai aiutando granché, Suroki. Mi stai dicendo che devo cercare la signora Kontiki in cantina?”
“Oh, no. Buona, questa. No... Però sono sicuro che lei già sa dove cercare senza saperlo. Se ci sono di mezzo quegli elfi, sa, e lei la sta cercando per una giusta causa, mi sembra inverosimile che non ci sia qualcosa dentro di lei che già, probabilmente, le stia suggerendo la via.”
“Ammesso che abbia un senso tutto ciò, Suroki, ammesso questo, ed io ammetto di non aver capito granché da tutto ciò che hai detto, ti saluto e ti ringrazio tanto, e ti consiglio di studiare un po' di più, perché mi sa che vai un po' più a tentoni di quello che credevi sull'argomento. Ripassa!”

“Arrivederci, signor Ladnock... studierò, non si preoccupi!”

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