martedì 24 febbraio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -12-

Ladnock rinunciò a passare da casa e s'incamminò verso la città, senza per altro aver in mente una meta precisa. Lentamente sfilava tra i grigi cubi di cemento del centro, così frastornato da non riuscire a conservare neppure la prontezza di dedicare uno sguardo a quei balconi fioriti che si sforzavano onestamente di colorare la città e che certamente, anche loro, sono stati oggetto di cure amorose, povero Ladnock... no, non li guardava nemmeno, forse ora non gli avrebbero evocato altro che sensazioni sgradevoli. Giunto ad un grande incrocio rimase a lungo incerto su quale direzione prendere, poi si accorse che da quando era partito non aveva fatto altro che camminare in direzione del sole. Ed in direzione del sole decise di procedere ancora, a quell'incrocio. Oltrepassò il centro e molto più velocemente di quanto pensasse si ritrovò in un battibaleno la periferia alle spalle. Finalmente incominciò a vedere un un po' di verde, davanti a sé: un boschetto, oltre al fiume, dall'altra parte della valle attirò la sua attenzione e lì decise di andare. Guadò con facilità quel corso d'acqua quasi asciutto a causa dalla persistente siccità e penetrò finalmente nello spazio adombrato da quegli alberi secolari, giunse poi in una piccola radura, e, sfinito, s'addormentò. Calò la notte intorno a quel boschetto, sopra alla città. Pacificamente dormiva Ladnock, abbracciato al suo fagotto di morti fiori. I suoni notturni del bosco, che per molti sono sinistri o addirittura spaventosi, non svegliarono Ladnock, anzi, il sonno sembrava tanto più quieto quanto più il bosco parlava alle orecchie di quel dormiente. A mezzanotte, però, quattro fuochi fatui danzarono intorno a lui, ed il suo fagotto gli sembrò agitarglisi fra le mani. Allora spalancò gli occhi ed i fuochi fatui si spostarono poco oltre, e danzarono su di un monticello di terra bruciacchiata. Ladnock spostò col piede i primi strati di terra che quella danza sembrava indicargli. Gli parve di vedervi affiorare un gomitolo. “Fuoco fatuo”, disse, “fammi più luce, che non riesco proprio a vedere bene”, e subito due o tre fuochi si riunirono proiettando una luce intensa ed ondeggiante grazie alla quale Ladnock potè vedere quella piccola buca che s'era aperta con i piedi sul terreno. Infilò un dito e si rese subito conto che quelli lì erano capelli. Vuotò allora il proprio fagotto sopra a quella chioma e ricoprì la buca. Era giunta ormai l'alba, i fuochi fatui impallidirono e Ladnock s'incamminò per tornare a casa.
A prima vista insensatamente, Ladnock prese a farsi e rifarsi tutti i giorni la strada fin laggiù allo scopo d'annaffiare quella scarsa terra smossa e bruciacchiata. Non possiamo nascondervi che più di una volta egli declamò in gran solitudine, rivolto a quel terriccio, anche certi discorsetti di cui però non è dato sapere l'esatto contenuto. Un giorno un piccolo filo verde fece la sua comparsa e Ladnock fu felice come se fosse diventato padre.

Quel virgulto divenne a breve una pianticella, poi fu sempre più grande, sempre più grande, giorno dopo giorno. E lui gli parlava sempre di più, come se diventando grande potesse capire più parole e concetti più difficili e quella cosa cresceva, a volte, a vista d'occhio, letteralmente. E Ladnock non stava più nella pelle, durante le poche ore che ormai passava nel suo appartamento: non riusciva a far altro che pensare a quella piccola e apparentemente insignificante piantina. Addirittura, talvolta, prima di andare a dormire ripassava mentalmente i discorsi che le avrebbe tenuto all'indomani, che non voleva mica presentarsi impreparato.

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