domenica 8 febbraio 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -10-

Il sole illuminò molte volte, senza grandi variazioni, la stessa scena: ogni mattina il signor Ladnock s'armava d'annaffiatoio, faceva su e giù da casa per riempirlo, e nel frattempo sempre più numerosi erano i fiori che s'affacciavano fra le sbarre di quella ringhiera sotto agli sguardi ormai quasi annoiati, assuefatti, degli altri condomini che trovando lo spettacolo cosa ormai usuale e superata, sembrava non se ne dessero più gran pensiero. Si limitavano a notare di come, contemporaneamente alla veloce resurrezione di quel balcone fiorito, tutta quella ginnastica sembrava facesse rifiorire anche il signor Ladnock.
Che però, un giorno, venne intercettato da un portalettere che gli consegnò una piccola busta gialla. Niente a che vedere con le buste della signora Kontiki, questa aveva un buon odore di cartoleria, ma nulla in confronto a quel buon profumo di casa delle buste della signora. Dentro, Ladnock ci trovò un invito a comparire l'indomani mattina in tribunale, dove avrebbe dovuto essere giudicato per violazione ripetuta della proprietà privata. Non perse troppo tempo a chiedersi chi poteva averlo denunciato – mentre apriva la busta, tutte le finestre dei condomini si chiudevano – decise, in sovrappiù, di non presentarsi proprio per nulla, all'indomani, in tribunale, perché non poteva accettare l'idea che i fiori sarebbero stati un giorno senz'acqua né parole, sicuro, poi, com'era, che sarebbe stato comunque condannato. Cosa potevano capire, loro, delle sue ragioni e di quelle dei fiori? Questo suo sentirsi incompreso, al pari dei fiori, gli accese una punta d'inconsueto orgoglio e se ne stette tutto fiero a rimirare il balcone per lungo tempo. Poi, cosa potevano fargli, quelli della legge? Vecchio come sono, pensò, non potranno più neppure incarcerarmi.
E così, l'indomani mattina, mentre in un'oscura, umida aula di tribunale si discuteva, anche piuttosto vivacemente del suo caso, lui era lì, al sole, all'aria aperta, ad abbeverare quelle creature meravigliose, tornate quasi all'antico splendore. Come sarebbe stata contenta, la signora Kontiki! Eh, già, l'acqua, dai primi fiori che spuntavano fra quelle sbarre, era defluita giù, giù, giù, ad inumidire la terra di tutti gli altri che, improvvisamente rinvigoriti, trovavano la forza per alzare la propria testa verso il luogo in cui sarebbero stati a loro volta sfamati, e da dove, con lo stesso procedimento, potevano chiamare a raccolta altri, più lontani. Che bella mattinata fu, quella, in cui lo processavano in contumacia: il signor Ladnock potè a lungo discutere con i suoi fiori senza che nessuno alla finestra l'ascoltasse o interloquisse con qualche molesto sproposito.
Nel primo pomeriggio giunsero delle guardie allo scopo di comunicargli solennemente la sentenza, che consisteva in una salatissima multa e in un'interdizione: il signor Ladnock non avrebbe più potuto avvicinarsi al balcone della signora Kontiki. “Ma come posso fare?” Chiese lui sbigottito, “Ci passo davanti tutte le volte che devo tornare a casa.”
“Questo, in effetti, è un problema”, risposero loro, “è probabile che non c'abbiano pensato.”
Ed una guardia allora suggerì:
“Portiamolo in Procura per discutere di questa cosa e vedere se laggiù trovano una soluzione.”
“E come mi ci portate,” chiese il signor Ladnock, “se per farlo mi dovrete far passare davanti ad un luogo che mi è interdetto?”
“Certo, è un bel problema”, risposero le guardie.
“Adesso telefono”, saltò su la guardia più sveglia, “e sento cosa mi dicono di come posso risolvere quest'altro problema.”
Terminata la chiamata si riavvicinò agli altri due e riportò la comunicazione:
“Si fa che lo possiamo far passare con un lasciapassare provvisorio ed applicandogli un paraocchi sul lato della faccia che dà sul balcone, nel frattempo ci dobbiamo accontentare di questo stratagemma, a quanto pare.”
Così arrangiarono un paraocchi con un cartoncino, che Ladnock rifiutò di sostenersi sulla faccia come gli era stato richiesto, e passarono davanti al balcone con la guardia che faceva una gran fatica a star dietro al passo di quel vecchio, e si allungava tutta per cercare di frapporre quel paraocchi tra Ladnock ed il luogo proibito. E fu così per tutta la strada che li separava dal centro della città, viaggio che fu molto lungo, perché più di una volta sostarono per consultarsi sulla necessità legale di sostenergli il paraocchi per tutto il tragitto, cosa riguardo alla quale non avevano ricevuto nessuna comunicazione formale risolutiva. Ladnock s'impietosì, constatato che quelli non ce la facevano a stargli dietro, ed evidentemente stava per venire un crampo a tutti e due, a forza di tenergli quel cartoncino vicino alla faccia, così se lo prese lui, se lo tenne appiccicato alla faccia ed arrivò in Procura con un largo vantaggio rispetto a loro.
In Procura non concluse granché: il signor Ladnock si ostinava a continuare a ripetere che nessuno poteva impedirgli un bel nulla, che le leggi ci sono, va bene, e chi lo metteva in dubbio, e lui avrebbe continuato ad infrangerle, e per questo sarebbe stato giustamente condannato, ed allora lui le avrebbe infrante di nuovo e sarebbe stato di nuovo condannato, tutte cose che lui accettava e capiva, e che pretendeva che capissero anche loro. I giuristi, un poco disorientati da questo ragionamento che consideravano completamente sconclusionato, si grattarono a lungo le croste che avevano in testa, si lambiccarono un bel po', si riunirono, fumarono, si lambiccarono, si grattarono, ed alla fine saltarono fuori dichiarando che avevano trovato la soluzione e che il signor Ladnock avrebbe potuto tornare a casa. Gli sarebbe stato comunicato il dovuto.
“E col paraocchi come facciamo?” Chiese una guardia.
“Consegnateglielo, per ora, e fategli promettere che lo terrà sull'occhio al momento opportuno.” Sentenziò un giudice.
“Ma come si fa, vostro onore, quel paraocchi è stato modellato sull'altro lato della faccia, per l'andare, per il tornare avremmo bisogno di un altro aggeggio.”
“Certo, è un bel problema,” rispose un giudice.
Quelli si riunirono ancora, si grattarono un po', fumarono, discussero, si scervellarono, ed alla fine uno di loro saltò fuori e dichiarò quanto segue:
“Chiediamo al signor Ladnock di prestare giuramento: giuri che passerà davanti al balcone della signora succitata Kontiki tenendosi una mano davanti all'occhio posto sul lato del medesimo.”
“No, nossignore, non giuro un bel niente.”
“Verrà denunciato anche per insubordinazione ed inottemperanza, lo sa?”
“Me ne farò una ragione grossa così”, e dicendo ciò allargò le braccia come per misurare una cosa molto, molto grossa.
“Se glielo chiedessi per favore, di farlo almeno stavolta, per la forma, poi per il resto vedrà che nel frattempo abbiamo già risolto il problema.”
“Va bene, se me lo chiede per favore, per questa volta lo farò.”

Così si salutarono tutti, e dopo quella giornata così faticosa, ognuno prese e se ne tornò a casa.

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