martedì 3 marzo 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -13-

Passarono i mesi e quella pianta crebbe incessantemente sotto all'amorevole sguardo di Ladnock, diventò a breve un albero meraviglioso, maestoso, che, di pari bellezza, lì attorno non se ne vedevano. Ladnock, che ormai era da tutti additato come lo scemo del villaggio, un povero vecchio a cui si è spappolato il cervello, si stufò alla lunga di sentire tutte quelle voci e decise di trasferirsi sotto al suo albero. Viveva, dormiva al riparo di quei rami che aveva visto crescere, e che conosceva uno per uno, e che presto incominciarono a dare sorprendentemente degli strani, succosissimi frutti. A lui bastava mangiarsene uno alla settimana perché non sentisse più né fame né sete. Poi, quando l'albero crebbe ancora, i frutti diventarono ancora più grandi, e a lui bastava mangiarne uno al mese. Giunse l'inverno e Ladnock non sentì freddo: dal tronco s'irradiava un tepore confortevole, quasi domestico, che chissà, forse le radici andavano a pescare da profondità inusitate della terra. Inevitabilmente, alla lunga, la gente venne a sapere di questa storia ed incominciò, prima alla spicciolata, poi in massa, a venire a far visita a quello strano vecchio un po' squinternato e a quell'albero prodigioso. Già che c'era, qualcuno incominciò a cogliere alcuni dei suoi frutti per farne commercio in città, ma presto si rivelò un pessimo affare, infatti quei frutti avevano la strana proprietà di rimanere sempre freschi attaccati ai rami, e giunti al punto di maturazione la loro crescita si bloccava e non marcivano mai, ma se li coglievi e non li mangiavi entro pochi minuti, esplodevano letteralmente in una poltiglia appiccicosa e maleodorante, che la gente per pulirsi di dosso impiegava diverso tempo, e spesso inutilmente, perché capitava che per giorni quell'odore s'impregnasse nella pelle. Quindi molti furono i cittadini che incominciarono, per sfamarsi, a recarsi a quell'albero, e poi facevano ritorno alle loro case.
Ladnock, nel frattempo notava che tutti lo salutavano e lo riverivano, passando di là, manco fosse un santo eremita, ed un po' si sentiva a disagio per tutto questo. Non capiva se addebitare questo voltafaccia della gente alla loro ingenua volubilità o se, semplicemente, in precedenza, aveva conosciuto soltanto le persone sbagliate. D'altra parte se ne fece velocemente una ragione, quella gente lo conosceva come il vecchio dell'albero e per lui questo era un riconoscimento più che sufficiente, ed a tutti indirizzava un dolcissimo sorriso.

Nel corso di una notte si assistette ad un altro incredibile prodigio: calata l'oscurità, le foglie dell'albero presero ad emanare un bagliore violaceo, tenue, sì, ma che tuttora, dopo ogni tramonto si rinnova e risplende così chiaro e netto che anche nelle notti nebbiose fin dalla città è possibile scorgere quella luminescenza. Ed intanto l'albero cresceva, e cresceva, e cresceva, nutrendosi degli stessi suoi frutti che ogni tanto lasciava cadere a terra, e che venivano come risucchiati dalle sue stesse radici. Ladnock, ormai, troppo in là con gli anni, non riusciva più a reggersi in piedi e l'albero incominciò a crescere intorno a lui, abbracciandolo stretto come in una specie di nicchia naturale, calda ed accogliente, dove il vecchio dell'albero passava il suo tempo guardando in alto, verso gli uccelli ed il cielo fra i rami, e tutto: nuvole, foglie, i frutti, lo stesso sole, tutto gli sembrava danzasse per lui, gioisse per lui attraverso un'eterna, gioiosa coreografia.

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