domenica 15 marzo 2015

IL BALCONE FIORITO DELLA SIGNORA KONTIKI -FINALE

Passati pochi anni i cittadini si resero conto che non dovevano più fare molta strada per giungere al luogo dove svettava: sembrava infatti che quello, con la sua miracolosa crescita, stesse loro venendo incontro a gran velocità, che presto avrebbe certamente invaso i confini di Juron. Ladnock nel frattempo s'era fatto sempre più debole e vecchio, lo spettacolo della danza delle stelle, dei rami e degli uccelli, ormai s'era trasferito sullo sfondo delle sue palpebre perennemente chiuse. Non riusciva più a parlare con l'albero, neppure a sussurrargli tutte quelle parole che avrebbe voluto dirgli, e questo l'intristì molto. Sentì che si stava spegnendo lentamente, e a un certo punto gli rimase solo l'energia sufficiente a capire che era giunta la sua ora. Raccolse le poche forze residue, accarezzò la corteccia e serenamente morì. La pianta rombò allora col frastuono del terremoto e si richiuse tutta attorno a lui in un battibaleno, se lo tenne dentro al suo tronco caldo, e nessuno lo poté più vedere.
Durante il corso della notte che seguì alla morte di Ladnock, l'albero proiettò una luce così forte che la gente che abitava nelle case poste in un raggio di diversi chilometri, non accendeva la luce per vederci: apriva le finestre. Ed il mattino dopo, all'alba, l'albero produsse così tanta rugiada che alla prima luce del sole tutt'attorno sembrò che durante la notte il cielo avesse fatto piovere brillanti. Fu quello un grande prodigio: erano davvero pietre preziose, quelle, ed ogni cittadino poté raccoglierne almeno una, e si dice che abbiano, queste pietre, benefici effetti sulla salute delle persone e degli animali.
Inevitabilmente arrivò l'ora in cui molta gente, ormai stufa di vivere nelle case, oppure stanca di doversi sobbarcare continuamente quel viaggio fino all'albero per amor suo o per raccoglierne i frutti, decise di andare a stabilirsi chi sull'albero, fra i rami, chi intorno al tronco. Ed in molti, molte famiglie incominciarono così a vivere in quel luogo, anche se quelli che decidevano di stare intorno al tronco erano costretti a traslocare molto spesso, perché continuava inarrestabile la sua crescita, ed in certi periodi ci si doveva spostare addirittura di giorno in giorno per assecondarla.
Ora che sono passati molti, molti anni, da queste parti sono molte di più le persone che vivono sui rami o all'ombra di essi di quanti non abitino le case della città. La quale ha preso visibilmente a rimpicciolirsi, come ritirandosi davanti all'inesorabile avanzata dell'albero, che, nel frattempo, dopo aver invaso la periferia, ha incominciato a divellere le fondamenta delle prime case del centro. Qualcuno, tra politici e giuristi, non troppo felici dell'andamento della faccenda, propose di cambiare quella legge che li obbligava a subire tale avanzata, ma quando si misero d'accordo per un simile emendamento si resero conto che comunque, qualsiasi provvedimento avrebbero preso, ormai sarebbe stato tardi per tentare alcunché per arrestare l'albero.
Presto non ci sarà più alternativa a vivere nei suoi pressi. Esso è, e sarà sempre di più, il mondo in cui abitiamo ed abiteremo, crescerà infinitamente ed i suoi rami che continuano a sfamare l'umanità arriveranno un giorno non lontano a toccarsi avendo completato il giro del globo terrestre. Allora il pianeta sarà l'albero, e nient'altro, e noi mai più potremo tornare a vedere la luce del sole.


Nessun commento:

Posta un commento