venerdì 9 ottobre 2015

NON C'E' PIU' SALARIO PER LORO

Cammino nel buio: non so che sia la luce, non so che sia il buio. Occhi ho, io, che vedano? Troppo tempo è passato, ormai, perché lo chieda, ma sanno, loro, di vedere? E torno qui, qui ritorno, lo so: m'han detto che sarei tornato. Ed eccomi. Quello, è lui. E sono io.
Lo so: m'han detto che qui mi sarei ritrovato.
Al centro sto, -con lui, schiena contro schiena- d'un labirinto di specchi. La mia, la sua forma, si disperdono sulla lunga teoria di riflettenti pareti. Laggiù il risultato finale: io, lui. Non m'assomiglia. Non lo ricordo. Non lo riconosco.
Sarà per questo che le preghiere che quanti mi hanno amato m'indirizzavano si persero e non potei mai udirle, sarà per questo che il loro pensiero non mi giungeva. Non mi avevano dimenticato: andavano a lui, tutte queste cose, non a me. Non a me.
Loro non mi conoscono.
Non mi hanno mai neppure sospettato.
Si muove. Ed io, dietro. I muscoli ricordano. Dietro, come l'ombra. Nel buio che mi sommerge, che tiene dentro di sé tutti coloro i quali, come me, come me
è un silenzio denso di rabbia, di terribile rancore, è il carico degli ultimi arrivati, oblieranno, poi, e non sarà rassegnazione ma annichilimento, continuo è l'afflusso, ce ne saranno altri, non c'è vacanza al confine. Quel substrato ruvido che ricopre l'oscurità permane eterno. Lo temiamo. Ma non ricordiamo mai che è stato anche nostro. Lo temiamo perché echeggia di vite.
Infine i sommersi dimenticano.
Loto, loro.
I vivi sanno che moriranno.

Quando l'osservo insieme agli altri, stento a distinguerlo. Degli altri ha gli occhi, la bocca, le movenze. Mi distraggo per il tempo di sbattere le palpebre e la pallina finisce sotto ad un altro bicchiere senza che io me ne accorga. Seguirei un altro, a questo punto, un altro che non sono io, e senz'incertezze, ad ogni suo giorno penserei: questo fu un mio giorno, questo fu un mio tempo.
Piangete qualcosa che non è ciò che avete perduto.
Io non so, e voi vi perdete.
E fondate buona parte della convinzione nella vostra superiorità vantandovi di sapervi perdere.
Sì, certo, è vero: io non so.
Ma voi avete mai provato? A cadere nella fiamma e a risalire nel fumo, verso il cielo, a farvi portare dall'aria, a dimenticare d'essere
c'è un luogo in cui miliardi di esseri vivono, insieme, ciecamente fedeli, dal quale si dipartono bracci, raggi, rami, come una stella, un albero, una ruota, ed in questo luogo
E' questo ciò che ero? Di questo era fatta la mia vita? Di questi attimi cruciali e dimenticati? C'è forza nell'oblio. Ce n'è di più che non nella tenace memoria. Sul tavolo: un'agenda, due quaderni, quattro penne, una busta gialla, un pezzo di frontespizio da incollare, una stampante, un monitor, una tastiera, una lampada accesa, gialla di nicotina, un mouse, un accendino, un portacenere all'interno del quale giacciono 11 sigarette, uno scontrino accartocciato, un fiore secco, di magnolia, in una busta trasparente, fogli a quadretti, un bloc notes dalle pagine colorate, rosse e blu, un piccolo altoparlante, un telefono cellulare ed uno wireless, un pacchetto di sigarette, un foglio d'appunti, una moneta:100 lire, 4 dvd senza custodia, un pennarello nero, due sedie sotto al tavolo, su di una dorme un gatto, nero, nero e grigio, sotto di lui un cuscino blu, coperto di peli neri, neri e grigi, è tempo di muta, sullo schienale appoggiata una giacca di velluto, logora, sull'altra sedia, ci sono io, alla tastiera, scrivo, scrivo e non mi riconosco, dimenticherò questo luogo. Dietro di me, io.
Ma i morti non sanno nulla.

Da quel centro da cui si dipartono stai tu, membra e carne. Si dipartono, come ruota, albero o stella. T'accarezzo, mentre scrivi, tu che sei capelli ed occhi infossati, e naso storto, e bocca prognata, piccole orecchie, lungo collo, teschio storto, spalle larghe e puntute, costole, costole a vista, braccia muscolose e magre scolpite di vene, e peli, peli sul petto, sulla faccia, sulle gambe, i polpacci, e sei piedi e cazzo coglioni e scroto ed io niente io no niente niente di niente e tu buco del culo e tendini, viscere e fegato, arterie e cuore, gomiti, cistifellea, e cervello e sapere ed io nulla, nulla sapere, e tu calzini e mutande e maglietta bianca dalla scritta gialla e blue-jeans e stivaletti neri e camicia azzurra ed io nulla, nudo, tu unghie e dita e cintura, io niente, addio.
Quand'ero vivo come mi perdevo, ora lo so.


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