venerdì 25 febbraio 2011

IO E LE BBESTIE - appunti di vita con animali domestici e non

-1-
Quando ero piccolo pensavo che i gatti e i cani che vivevano con me, avessero una coscienza piuttosto scarsa - ma molto creativa - del proprio essere. Credevo che loro, sì, sapessero d'essere cose quattrozampute coi baffoni che cacciavano uccellini e topi o rosicchiavano ossi saltellando, ma che, vivendo così a lungo con noi esseri umani, ritenessero di essere in una fase transitoria. Immaginavo che pensassero: fra un po' mi si allungano le zampe di dietro, mi spunta un alluce, dalle zampe davanti mi vien fuori un pollice, poi perdo tutto questo pelo e divento nudo e rosa. E poi mi tocca comprarmi dei vestiti perchè divento come loro, i duozamputi. Ecco, insomma, questo pensavo da piccolo. Si, ok... forse, un pò, sto mentendo. Cioè: è vero che lo pensavo da piccolo, ma magari, un poco-poco, ci credo anche adesso.

Il primo ricordo che ho: io che mi guardo in uno specchio in casa dei nonni. Avrò avuto due anni? Meno? Più? Mah? Comunque: chi può negare che sei mesi prima, età di cui non ricordo nulla, io non fossi un bellissimo micio?

Ringrazio chi non ha pensato: “al limite, un micio simpatico.”

mercoledì 23 febbraio 2011

LO SCORPIONE E LA PANTEGANA

SCORPIONE: Nobile Pantegana!
PANTEGANA: Eh? Io?
S: Sì, tu! Oh nobile Pantegana, a te io m'appello!
P: Oh, ciao... o scopione. Chevvoi?
S: Lo vedi? Le lacrime degli déi così copiosamente sparse sulla nostra trista terra han fatto sì che esondasse lo rivolo che io d'abitude guado sanza fatica o periglio per condurmi su quel poggio ov'io risiedo.
P: E' 'na brutta cosa...
S: E quindi or ti richiedo, oh nobile Pantegana, di condurmivi in tutta sicurezza, ancorato alla tua muscolosa groppa attraverso le perigliose acque, indi per cui verrai generosamente compensato.
P: O scopione, fossi semo, già lo so che a mezzo traggitto tu m'appugnalerai col tuo pungillione velenoso accoppandomi! No! No e no!
S: Se tu non t'assumi codesto alto incarico, sappi oh Pantegana, che immantinente io attingerò in te il mio veleno, e non meditar fuga, ché non riusciresti certo a sfuggirmi, pingue pellicciotto!
P: No!
S: Zitto o t'ammazzo! E prendimi sulle spalle nerborute!

Giungono così a metà del guado.

S: Oh nobile Pantegana, perchè dunque affondiamo, ch'ancor io non t'ho punto punto!?
P: Che perchè non so notare.
S: Tutte le pantegane, è vero, sono eccellenti nuotatrici, ch'io sappia.
P: Beh, io no.
S: Ah.
P: Ecco.

P: Che intendevi con quel "ancora"? Mi avrebbi punto lo stesso, eh?
S: Certo, per via della mia natura crudele eccetera.
P: Quindi sarebbimo affoggati l'ostesso?
S: Certamente.
P: E non mi puoi pungere anco ora, per evitarmi la soferenza del anegamento?
S: No.
P: E perchè?
S: Per via della mia natura crudele eccetera.
P: Ah.
S: Ecco.

S: Certo che... quanto piangono, 'sti déi...
P: Eh, sì.
S: Già.

Morono.

domenica 20 febbraio 2011

DE LEAR-HUME, n.3: ATOMI BALLERINI

Non credo che stamane l'alba riuscirà a delineare nobilitare i contorni per dare un tono decente al mio risveglio né che il sole a picco poi sulle cose tutte salverà il grigiore dei miei atti perciò mi accingo a cercare un testimone che parli per me del mio lato migliore.
La ricerca avrà inizio dal centro ottenuto facendo faticosamente convergere linee da tutti i punti della mia cornice, ricavando per di più una media di tutti i colori e di tutte le parole, assegnando simboli specifici ad ogni singolo atto o movenza o cenno o piega. Questi segni si andranno a sovrapporre formando l'inequivocabile immagine del mio agognato testimone.
La bionda periferia reclamerà per l'esclusione, ma i miei impuri pensieri la ricacceranno nel limbo dell'io mio più modesto e silenzioso. Anche in questi ambiti così interni così intimi vige lo stato di polizia e se la minoranza è minoranza ed oltre tutto si mette anche a rompere le palle, va schiacciata, va fatta tacere, va convertita alla corrente principale, per dio, va fatta trionfare la Democrazia!
L'edificio più modesto situato casualmente fra i ricchi ed alti templi dell'alato pensiero, del sentimento, si rivelerà essere poi il più caro al costruttore. Dalla sala, infatti, con le finestre aperte può godere della corrente della tensione delle idee vibrano l'aria suoni di parole si raccolgono, poi si espandono come lucenti cerchi sull'acqua – non ci vuole molto a far felice un uomo.
Il corso principale, poi, illuminato a festa, sulle prime, immalinconirà il nostro architetto più abituato e più a suo agio negli ambienti tetri e raccolti, che danno maggior eco alle sue parole più insignificanti. Perciò meglio il bosco per lui, subito fuori dalla città, un cielo possibilmente basso. Concentrarsi sul nebuloso ma razionale pensiero.
La danza spontanea degli atomi del mio tutto si tuffò nella sentimentale circonvallazione dei pensieri adulti adulteri adulterati (da piccolo non pensavi di tradire di marcire) ed ad ogni stop soffre un po' l'immobilità che non fa certo per questi scatenati ballerini (non sanno, ma non servirà loro né il beat, né il pop, né l'autostop) si lanciano sulla pista boulevard pazzi amanti pazzi odianti il sonno ad una certa età li stordisce loro continuano a ballare, di certo il fiato non gli manca.
ADULTO – ADULTERO – ADULTERATO
...di tradire, di marcire...
Da piccolo sapevo solo disegnare una casa così, adesso le cose vanno molto meglio, la so fare persino col computer, avessi un po' di pazienza ed il software giusto non mi ci vorrebbe niente anche a disegnarmi un cervello nuovo, spazio per il pensiero libero zona metereopatica indipendente sul giardino taverna di visioni angolo cottura di baci voluttuosi.  

sabato 19 febbraio 2011

TRETE-A-TRETE 4/4

“Ora...io vorrei scegliere fra di voi basandomi sul vostro comportamento, sulle vostre parole. Ciò che voglio dal mio uomo è che abbia un eccellente cervello.”
NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
**Non pensavi così l’altra notte...eh...eh...**
(Che parlino -pensino- della stessa notte? Che Strega della Palude sia oltre che bigama, pure così viscidamente ubiqua?)
Essi tacciono. Mantengono l’equilibrio. Una mossa e si potrebbero compromettere.
“Oppure dovrete tagliarmi in due”
Lo sguardo dei contendenti cade con rapida stupefacente risoluzione sui coltelli dalla punta arrotondata. La visione li scoraggia.
Poi riflettono sul senso della mutilazione. In verticale? Se fosse in orizzontale Grendel avrebbe una preferenza. Se fosse in diagonale, Beowulf ce l’avrebbe. In realtà la frase di Strega della Palude attinge a biblica saggezza: essa punta alla somma soluzione salomonica. Attende che uno dica:”Piuttosto di vederla tagliata la lascio a te” per poi premiarlo con il suo amore. Poi si sa, in amor vince chi fugge.
NOOOOOOOOOOOOOOOO!
““Piuttosto di vederla tagliata la lascio a te, beGoRwENuDElfL!!””
La prova intellettuale si chiude così in parità.
“No, prendila tu.” “E’ tua.”
“Non la voglio”
(Lei):*Temevo questo.*
“Mi fa schifo!” “Tienitela e che porti la peste in casa tua”
“Che tu l’abbia e che ti secchi il cuore!”

E' l'ora della prova fisica.
”Ragazzi,beviamoci un caffè. Come quattro amici al bar”
Eravamo quattro amici al bar
Che volevano cambiare il mondo.
Lo chiameremo Sondo. Dondo?”
Disse uno di noi.
Chi era il quarto? Lo spettro di un cantautore con i baffetti biondi e la pallottola nel cuore, aleggiava fra loro. Da chi era stato invitato? Di chi era il figlio che cresceva nel ventre di Strega della Palude? (Nota per il lettore ad alta voce: usi per l’ultima parte un tono enfatico ascendente.)
A quel punto la bella signora s’alzò, ancora, per portare il caffè.
La prova fisica consisteva nel mescolare al caffè qualche grano di velenosissima polvere ammazza-tori e di incidere sotto al piattino, in modo che non si vedessero ma che scatenassero comunque il loro occulto potere, alcuni simboli magici presi a casaccio e dall’effetto sconosciuto. Occultismo empirico.
Queste le regole: il veleno non è in quantità sufficiente per uccidere qualcuno. Al peggio (non che c'entri con il pascolo), uno dei due sarebbe passato per la lavanda gastrica, o Meglio, la lavanda gastrica sarebbe passata per lui. Attraverso lui. Insomma.
Ora: se l’altro, sano, portandolo eroicamente al pronto soccorso, non lo avesse (involontariamente) malmenato o percosso sbatacchiandolo qua e là, sarebbe stato il prescelto, perché la sua forza sarebbe stata al servizio dei più deboli. Se l’altro si fosse lasciato portare all’ospedale senza maledire od inveire contro il fato avverso o il sospetto sapore del caffè, sarebbe stato lui, invece, il prescelto: non la forza ma la nobiltà. Che piacere averlo vicino, pensava Strega, al suo capezzale, accarezzargli i capelli e tergergli il sudore della febbre estiva che gli segna la fronte. Un onore.

C’era una volta una gatta.
Questo soffitto viola non esiste più.
La gatta ci cadrà sulla testa.

Se il forte non avesse malmenato ed il debole non avesse maledetto, o se il forte avesse percosso ed il debole inveito, Pari. Per l'eventuale prova di spareggio erano pronte sciabole sguainate sotto ai divani.

Comunque bastò un sorsetto ai due giovani per restare morti stecchiti.

NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Quarta prova.
Lo spettro che dei due non verrà in sogno a Strega della Palude per le prossime due settimane a maledirla, sarà stato quello dell’uomo della sua vita.
Passarono: due Domeniche, due Lunedì, due Martedì, due Mercoledì, due Giovedì, due Venerdì, due Sabbaths. In quest’ordine.
Non ci volle poco a Strega della Palude per capire che questo non era il modo esatto per intendere il conteggio di due settimane. Infatti, s’avvide, ne erano passate quattordici. Comunque sia nessuno dei due le era apparso in sogno e questo poteva bastarle.
Quinta prova.
Avrebbe capito dal viso del nascituro, qual era il padre, perché la natura non inganna mai una madre ecceteraeccetera e cosìdiconseguenza avrebbe potuto portare crisantemi sulla tomba dell’uomo del quale lei era -diciamolo pure- vedova potenziale. All’altro lo scorno eterno.
Altri cinque mesi circa passarono dal conteggio delle settimane e nacque un bel maialino sano e rosa, simile in tutto e per tutto al Deus ex Machina. Lei lo fece battezzare Morte.

giovedì 17 febbraio 2011

TRETE-A-TRETE 3/4


In effetti anche Beowulf s’incanta invidioso su di un paio di lancette che gli sembrano decisamente luuunghe.

TIC TAC
e poi, improvviso:

TOC TOC
come... d'un bussare!

“Grendel!”
“Grendel?”
*Perché non ha suonato il campanello?*
*Chiccazzo è Grendel?*
(Grendel):“Yuhuhuhuuuuh!”
Ecco gli apre la porta, ecco entra, ecco che goffo le porge un mazzettino di fiori di campo, ecco che lei li mette lì, sul mobiletto, tra le bottiglie vuote di vino.
“Ti piacciono i fiorellini di campo?”
“Sai...non c’ho mai pensato”
“Oh!PerDiana!” e poi: “PerDinci!”
(Tutti e tre):***Chiccazzo è Dinci?***
mah.
Ecco.Che si bacino sulle guance.
*Niente campanello. Ma Fiori.*
”Beowulf, questo è Grendel. Grendel...”
Ecco. Che si stringano la mano:
**Possa tu morire fra tre secondi se non sei suo cugino dritto.**
“Bene. Allora, coraggio, sedetevi. Arriva la prima portata.”
Il primo piatto vola veloce tra i dubbi e le perplessità dei due invitati, che ne divorano il contenuto lanciandosi sguardi rabbiosi malcontenuti.
**Perché non m’ha detto che invitava suo cugino?**
**Sarà suo cugino?**
**Perché ?**
**Non posso sopportare di cenare senza un centrotavola decente.**
“Prima che io serva il secondo, voglio che voi sappiate che nessuno dei due è mio cugino. Oddio... Grendel sì, ma è come se non lo fosse. *Cavolo.* Siete stati entrambi invitati perché vi amo tutti e due e questa cena mi sarà utile per capire chi dei due sceglierò per la vita. Qui, in un ambiente amichevole, riuniti per stabilire chi sia fra voi il mio compagno ideale.”
Il secondo viene servito ma nessuno lo assaggia. Passato il tempo che normalmente serve per non consumare una seconda portata, Strega della Palude si alza nel silenzio totale di opere parole pensieri -non d’omissioni- e serve frutta e dolce.
Nel punto più lontano della stanza, in un angolo, stretto fra due pareti, invisibile ed inudibile dai nostri protagonisti sta raggomitolato un uomo: le mani fra i capelli e le ginocchia contro il mento. Grida a squarciagola,e in continuazione:

NOOOOOOOOOOOOOOOOOO !
costui forse è il deus ex machina della vicenda.

Se la tensione sta arrivando a dei livelli insostenibili, ma i protagonisti della vicenda continuano a sopravvivere, o meglio, a sussistere, è il caso forse che innalziamo un canto di lode al Dio Creatore dei Coltelli dalla Punta Arrotondata.
Ma: Questa è un’altra storia: Fra le carte rinvenute in mezzo ai documenti sparsi nella stanza da letto del nostro casuale deus ex machina, abbiamo appreso talune sconcertanti verità: Beowulf e Grendel sono in realtà fratellastri e Strega della Palude è la madre di entrambi. Il Padre di Beowulf non è Sigfrido che una volta l’ha fatta grossa. Se vogliamo dirla tutta fra le carte risulta chiaramente che una volta sceso nella grotta sotterranea dove Strega della Palude e Grendel si nascondevano, Beowulf taglia la testa al fratellastro ed affonda la lama nel petto della madre, ma come si diceva questa è un’altra storia. Questa sì che non lo è. [?] Infatti è l’altra.

martedì 15 febbraio 2011

PJ Harvey- The Words That Maketh Murder

LA CITAZIONE APPENA CòLTA - CARL GUSTAV JUNG

Questi miti eroici variano enormemente nei particolari, ma quanto più da vicino li esaminiamo, tanto più ci rendiamo conto che essi sono strutturalmente molto simili. Essi posseggono, per così dire, una struttura universale, anche se di fatto si sono venuti sviluppando in gruppi o in individui estranei a ogni possibile contatto reciproco, come, per esempio, le tribù africane, quelle degli Indiani del Nordamerica, i Greci o gli Incas del Perù. In tutti i casi ci si trova invariabilmente di fronte a un racconto che descrive la nascita miracolosa ma umile dell'eroe, le sue prime prove di potenza sovrumana, la rapida ascesa a posizioni di preminenza e d'autorità, la sua lotta trionfante contro le forze del male, la sua fallibilità di fronte al peccato di orgoglio (hybris) e infine la sua caduta a seguito di un tradimento o di un “eroico” sacrificio che culmina nella morte.

Da "L'uomo e i suoi simboli", trad. di Roberto Tettucci.

lunedì 14 febbraio 2011

TRETE-A-TRETE 2/4

TLIN TLON
*Ecco!* “Yu-uh-uuuh !” (lui, da dietro alla porta).
Lei (da dietro alla porta, ma dall'altra parte, con un occhio allo spioncino): *Sì, ha suonato il campanello, ma ha portato vino. Cosa non va!?*
Ecco gli apre, ecco entra goffo, ecco porge la bottiglia, ecco lei l’appoggia lì-ecco-fra i vasi di fiori.
“Ti piace il fruttato?”
“Non so.Non ci ho mai pensato”
“Oh! PerBacco!”
*Volevo fiori. Fiori.*
Magnifico calice-guarda che stelo!
*Ma il campanello l’ha suonato*
*La mia battuta non l’ha neppure sfiorata, eppure -sarà roba da intellettuali- Bacco-perbacco*
Ecco si baciano sulle guance.rubiconde.che parola.
*Niente campane, certo. Non suonano se lo baci con la bocca chiusa.* ”Vieni,siediti”
“Grazie, Strega della Palude.” “Vuoi musica?” “No.Basta la tua voce” *Stavolta l’ho colpita duro! vacilla,Beowulf!*
(Lei):*Ho sentito una fitta, in effetti.*
I due sono seduti di fronte e si squadrano interrogativi.
*La cena era una scusa. Punta al sodo.*
*Questo aspetta la cena. Che gli dico?* e/ma poi, subito, pronta:
“Per la cena un attimo di pazienza.”*
Lui: “Certo.” *Allora marca male*
Sempre lui: “Vuoi allora che intanto apriamo il vino?”
“No. Il mio vicino di casa quando ero piccola mi disse che era maleducazione bere il vino rosso prima della seconda portata e, riportando, costui, sempre detti tratti dalla tradizione popolare, non escluderei che possa esserci un motivo fondato che si lega anche a questioni … igieniche.”
(Lui): *Crede che voglia farla ubriacare e mi tira fuori un cavolo di vicino*
“Certo, capisco, ma il tuo vicino ti casa, però era...“
“Un modello di vita.”
*Ecco. Dovevo dire bianco. Lo sapevo. Non avevo mai detto rosso prima.*
PLIK PLOK
Il lavandino perde: una colonna sonora che snerva i due silenziosi commensali. E’passata più di mezz’ora da quando è arrivato lui.
“Strega...”
“Ti prego non chiamarmi così” * Oddio forse l’ho urtato*
“Palude va bene?”
“Certo” *Mi fa cagare*
“Palude, cos’ha di bello quell’orologio che io non ho?”
“Perché?”
“Continui a fissarlo.”
In effetti anche Beowulf s’incanta invidioso su di un paio di lancette che gli sembrano decisamente luuunghe.

sabato 12 febbraio 2011

TRETE-A-TRETE 1/4

Per celebrare in letizia l'imminente San Valentino, va ora in onda la prima di quattro puntate di un racconto sentimentale, basato su di una storia assolutamente vera. Naturalmente -per motivi di copyright, di privacy e di tutela dei minori- i dialoghi, lo scenario, i fatti, i personaggi, le coloriture e le scelte di abbigliamento e arredamento (che per lo più non verranno riportate) sono di pura fantasia.
Una legendina per il lettore: quando la frase si completa fra i simboli grafici **, le parole in essa contenute sono frutto del pensiero del personaggio, e non della sua lingua. Non sono perciò parole che gli altri personaggi presenti sulla “scena”, possano percepire, attraverso i consueti canali uditivi, laddove essi abbiano ricevuto conveniente manutenzione -ed escludendo, in quanto ritenuta poco plausibile, l'ipotesi telepatica- come farebbero nel caso di quelle aperte e chiuse da “”.
Vi ringraziamo per averci ancora una volta scelti.

Beowulf alla guida della propria sportiva automobile bruciava letteralmente quella distanza che – ancora per poco - lo separava dall'ormai inatteso ma sempre auspicato paradiso personale: *Sapevo! Sapevo che prima o poi Strega della Palude sarebbe caduta nella mia tela trama fitt’ordito d’eroica passione virilismo regalini e gentilezze*.
Strega della Palude apparecchiava - per lo meno mentalmente - *Spero che suoni presto il campanello.* 
Quando.lo.amore.viene.il.campanello.suonerà.
Quando lo bacerò suoneranno le campane. La marcia nuziale. Per il primo figlio, champagne. Alla morte di lui, lenti rintocchi. Meglio, a quell’età non potrò certo sopportare ritmi serrati sulla salita per il cimitero.*

Beowulf:
“Signor cantiniere, una bottiglia di vino di quello buono, pigiato da Dioniso in persona, o in divinità, che dire, per Dio, e che faccia ridere”
Bianco o rosso ?”

già.bianco o rosso.come se la mia vita non fosse stata già tutto un bianco o rosso . credevo d’aver detto tutto e invece. bianco o rosso.
Fossero tutti qui i problemi del mondo.
Cantiniere,ti chiedo un vino per ridere e tu con la mannaia mi colpisci alle spalle. Bianco o rosso...

“Rosso,grazie” *Pensava che non ne capissi niente, lo stolto.*

Strega della palude:
*Spero che non mi porti vino... Fiori, dal mio amato! E poi: via! Il bouquet alla mia testimone, che sarà la mia migliore amica, che sposerà un cugino di mio marito. Tanto intelligente ma così bruttino. Baci al bambino. Poi l’accompagnerò. Crisantemi.*

giovedì 10 febbraio 2011

ESSERE O AVERE



Ogni uomo pensa 
di avere un corpo.
Tutti gli altri animali sanno 
di non essere altro.

martedì 8 febbraio 2011

Joséphine Baker, "The Times They Are a-Changin' ". Live, 1973

LA NOTA APPENA CòLTA - BOB DYLAN

(1964)


Come gather round people                                   Venite attorno gente
wherever you roam                                                 ovunque vagate
and admit that the waters                                      e ammettete che le acque
around you have grown                                         attorno a voi son cresciute
and accept it that soon                                           e accettate che presto
you'll be drenched to the bone                           sarete fradici fino all'osso
if your time to you                                                   se il tempo per voi
is worth saving                                                           ha qualche valore
then you'd better start swimming                      allora sarebbe meglio incominciare a nuotare
or you'll sink like a stone                                        o affonderete come una pietra
for the times they are a-changin'                        perché i tempi stanno cambiando

Dall' album  " The times they are a-changin' " 



lunedì 7 febbraio 2011

DE LEAR-HUME, n.2: IL DIO PARI

M'intrufolo di nulla vestito tra le quinte ed in platea ancora il medico specializzato nel palpeggiare tutto quanto sporge dalle ossa poi giù mi tuffo non visto nella buca dell'orchestra riesco con invisibile destrezza a sfilare il portafogli al suonatore di basso tuba ecco pulcioso bastardo figlio di cagna giustizia è fatta ho salvato il mondo ho tutelato la vita sulla terra ma nessuno lo saprà mai nessuno mai dovrà erigere templi monumenti in mio nome sacrificarmi una lunga teoria di animali attraverso disgustose cerimonie tribali tipo sgozzare l'agnello sull'altare spargendo qua e là imbrattando di sangue le porte come se temessero che un giorno mi scattasse l'interruttore e me ne partissi con l'idea di far fuori tutti i primogeniti benché in effetti so di covare un misterioso devastante odio verso tutti i figli dispari così desidero crescere soltanto figli pari trovo un'ingegnosa audace tecnica che consiste nel rinchiudere il figlio dispari in una stanza buia ed umida per alcune settimane senza acqua né cibo augurandomi il peggio e questo v'assicuro il più delle volte arriva gratis i figli pari alla scoperta un pò si incupiscono ma che volete che facciano il padre è una malcelata divinità prima o poi sarà di dominio pubblico creo la vita con un nonnulla mi bastano pochi secondi sono il Dio pari il Dio modesto il benedetto ineffabile nudo signore che un giorno con invisibile destrezza salvò la vita sulla terra. 

sabato 5 febbraio 2011

EDEN PARADOX

Dio era molto deluso da Adamo ed Eva.
"Voi siete zero!"
Così gli disse, e si sa che quando parla lui, è detto-fatto.
E poi:

"Andate e moltiplicatevi."

venerdì 4 febbraio 2011

INVERNO

E durante la stagione immobile:


Di piogge ormai dimenticate
posso ancora odorare la scia disgregata;


So udire le luci azzurrognole
che incorniciano
le strepitanti insegne metalliche;


Il cielo, grigio e sospeso
non mi piega,
non mi sa gettare a terra, 
dove intuisco lo schiudersi di un abisso gentile
attraverso una fragile soglia


di ghiaccio sottile;


E nascosto a questo tutto lacerato,
morto e vivente,
celo in me
d'un nuovo sole
la scintilla.