giovedì 26 maggio 2011

IO E LE BBESTIE - appunti di vita con animali domestici e non

QUESTIONI COLTE

Non di rado, la mia attenzione si concentra totalmente, e per lunghi periodi, su una sola questione. Generalmente una questione completamente priva d'importanza.
Sì, credo di essere un feticista dei fatti marginali. Li seguo fino alla paranoia. Amo così tanto i dettagli che spesso non mi accorgo che il totalone sta per cadermi in testa.
Tutto quanto ho scritto qui sopra, difatti, tra l'altro, è del tutto marginale e superfluo. No, scherzo. Stavolta ha un senso. Ma mi sono dimenticato quale. Ma sì, dai, era per introdurre questa roba:

Capitava, quel giorno, che io fossi particolarmente preso dalla questione dell'alfa privativo. Sì, lo so, è un momento che attraversiamo tutti, prima o poi, nella vita. Cercavo di pensare a tutte le possibili parole che potevano essere vittime di quest'alfa che ne capovolgeva in un attimo il significato, e così: amorale, afono, asociale, asessuale, atipico, anormale, ma vabbè non fatemici ripensare, comunque, insomma, quella volta c'ero proprio dentro fino al collo.... facevo avanti e indietro struggendomi sulla questione come un padre in attesa in sala parto, quando vedo sul davanzale due gatti, sto per uscire, d'istinto, a dividerli, perché generalmente quel davanzale è un ring, per questi passanti, una sorta di crocevia dove finiscono quasi sempre per fare a botte... ma li guardo meglio, li riconosco, sono due che vanno d'accordo, stanno bene insieme, sono buoni compagni. Sono amici. E' qui che l'alfa privativo rientra prepotentemente. Guardo i gatti e penso: sono a-mici. Ok. Ma se non sono mici, checcazzo sono?

PS: Ameno non significa più.

lunedì 23 maggio 2011

AFFINITA' DELLA ROSA DI PIETRA CON LA RUOTA DI PIETRA

“Non ci sarà nessun autunno caldo”, esclama il capo della polizia davanti ai giornalisti.
“Nossignore, nessun autunno caldo e spaccheremo il culo a chi dirà il contrario da Ottobre in poi.”
Davanti alla Tv, ad assistere a questo spettacolo, fra gli altri c'è Veja. “Se odi, se ami troppo, se ti picchiano forte o non ti picchiano per niente, magari t'accarezzano con un fiore”, gli diceva sempre il nonno, “tu pensa di essere una pietra. Pensa di essere una pietra e da pietra pensare: che vergogna amare un uomo che vergogna odiarlo, perché mai piangere per le botte o gioire per le carezze? Devi pensare: sono una bella pietra. Una pietra brutta. Intelligente, stupida. Una pietra. Male che vada m'ammazzano.”
Ah, oh sì, lei si doveva sentire spesso una pietra. Levigata, avvertiva, ora sola, la carezza continua e la frusta abbagliante del fiume; del tempo, che inevitabilmente arrotondavano ogni suo spigolo, ogni sua emozione.
“Che cosa piatta sarà, la mia vita.”
Giù, oltre al bar oltre all'angolo smussato, passa le sue giornate Malo, un vecchio feticista delle spalle laureato in mineralogia, sta tutto il tempo in attesa di veder passare quel meraviglioso esemplare che è Veja. Capita, un giorno, che non si trattenga, che tenti d'acquisirla, ma lei, no: resiste, passivamente, misteriosamente, sgretolandosi, tra le dita dell'uomo scivola via, svanisce. Il vecchio abbandonato giace nel tempo immobile, fra le sue teche meravigliose, lucenti, piene zeppe d'ogni più esotica rarità. Prive però, ancora e forse per sempre, di quell'ultima gemma che gli sfugge come sabbia fra le mani come rabbia fra le mani.
“Mah. Chissà!?”, pensava: “Clavicole a parte.”
“Nossignore... l'unico motivo per cui la gente dovrebbe decidere di scendere in piazza potrebbe essere la ferma protesta di coloro i quali vorrebbero avvalersi del loro diritto ossacrosanto di farsi spaccare il culo dal manganello di qualche professionista."
La fronte del capo della polizia sembra sudata. Ma è saliva. Poi si macchia di rosso. E' sangue. Ci sono tante belle ragazze, in sala stampa. Appese, per le gambe, proprio sopra alla testa calva del nostro capo. La testa del capo. Corpi che cozzano in continuazione, come pendoli, dando al tutto un certo ritmo, un tempo, un tocco di bellezza, ad esempio: meno calva, la testa del capo ora: qualche pelo dall'alto, pudico. Pubico.
“Le uniche cose di cui si riempiranno le piazze, in caso di protesta, quest'autunno, saranno un bel mucchio di chiappe, sissignore, e voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di venirsele a reclamare.”
“Signore!” lo interrompe come un lampo nella notte serena l'ufficiale di passaggio: “Le piazze già sono piene di gente!”
Pullulano, queste piazze impazzite, di folle di folli petomani.
“Oh signore mioddio è irrespirabile, non ci si può avvicinare non c'è modo, chiamate le unità speciali, noi qui tagliamo la corda!”
Una pietra legata alla corda. La corda avvolta elegantemente intorno al collo. Una pietra al collo.
Tagliano la corda.
Le belle ragazze si sfracellano il cranio sulla scrivania del capo.
“Mioddio, è mostruoso, non riusciamo ad operare, molto presto la folla arriverà ai palazzi. Saboteranno la nostra tranquillità quotidiana postborghese, si prenderanno le nostre pensioni!”
Scudi. Cariche. Peti. Scontri. Chiappe. Pietre. Manganelli.
Sulla prima pagina del quotidiano, all'indomani, gran risalto. Foto: fra i contestatori e gli spaccaculo s'intravede Veja, stesa a terra nel lago del suo stesso sangue, esanime. Col culo sfondato. No, non ha sofferto, ha pensato: “Mai successo che una pietra si scontrasse con un poliziotto e la pietra avesse la peggio. Mai visto”. Veja...
“Veja!” gridava il vecchio feticista gemmologo impazzito dal dolore “Veja!” gridava il vecchio pazzo gridava vecchio d'amore pazzo. E dava pugni alle teche, sfondando le vetrinette, mangiava fagioli: s'armava: “Vendetta! Vendetta, Veja!”
Sulla prima pagina del quotidiano, all'indomani, gran risalto. Foto: il capo della polizia giace a terra, morto, disteso nel lago del, per una volta, Suo stesso sangue. Ha un'ametista piantata in mezzo agli occhi. Le indagini finite in un vicolo cieco.
Marca male.

domenica 15 maggio 2011

PET SHOP

CLIENTE: Salve.

NEGOZIANTE: Buongiorno. Mi dica.

C: Sono venuta a riportarle questo antiparassitario.
N: Sa, qui non riprendiamo la merce.
C: Ma io sono molto insoddisfatta.
N: Strano. Non s'è mai lamentato nessuno. Per quale motivo non è contenta del prodotto?
C: Sa, io... ho preso l'abitudine con i medicinali e mi creda, non resisto, leggo il bugiardino di tutto, anche degli antiparassitari.
N: E?
C: E qua... in fondo, vede... piccolissimo...
N: Si?
C: C'è scritto:
N: Aspetti, mi faccia prendere gli occhiali.
C: Certo. C'è scritto: Da non usare su cani vivi.
N: Beh, no, certamente. È molto tossico. Credo proprio sia mortale.
C: E... ecco, io pensavo di usarlo sul mio cane.
N: Bene, ha fatto proprio bene a leggere le avvertenze, prima.
C: Ma... che senso ha, scusi... e a cosa serve, allora, questo antiparassitario?
N: Per uccidere i parassiti dei cani morti.
C: Dice sul serio? Ma... vede, qui... l'illustrazione... mi aveva tratto in inganno...
N: E' un cane morto, impagliato. D'ottima fattura, vero?
C: E' incredibile...
N: Le confesso una cosa... spesso, per le illustrazioni, specie per le cartoline, roba tipo gattini che stanno stesi come bucato ad asciugare. Usano gatti morti. Stanno più tranquilli. Insomma, per farla breve, per far sembrare che un animale sia particolarmente vivace e simpatico, usano animali morti. Quelli vivi li usano per farli sembrare impagliati perfettamente.
C: Certo...
N: Naturale. È un mondo che va alla rovescia.
C: Ma a cosa serve un antiparassitario per animali impagliati?
N: La sua azione -velenosissima- va ad eliminarne i parassiti.
C: Ma quali parassiti andrebbero mai ad infestare le carni di un povero cane morto, scusi?
N: Quelli necrofili.
C: Oh.
N: Per questo il veleno è così potente, perché non si corre il rischio di uccidere l'animale.
C: Le devo confessare una cosa anch'io...
N: Dica pure.
C: Le ho mentito. Ho letto il bigliettino troppo tardi.
N: Oh. Capisco, mi dispiace. Le interessa lo smaltimento del cadavere o ha già provveduto? Vuole che glielo impagli? 
C: No, ho già provveduto, grazie. Piuttosto, vorrei proprio un altro cane.


N: Ma certo! Come lo vuole?

C: Lo vorrei già morto, sa... ho già l'antiparassitario... e vorrei iniziare un allevamento.

N: Certo, capisco. Vado a vedere. … … Oh, mi spiace. Ne abbiamo solo uno vivo.
C: Mmh. Vedo. Beh, bene. Me ne dia metà.

martedì 3 maggio 2011

ELECTRIC POWER

Sì, io credo che la causa di tutto stia nel fatto che quella gente si sia davvero terrorizzata la prima volta che ha sentito un fulmine abbattersi poco lontano, immaginiamoci il lampo, il boato, tutta roba che doveva essere alquanto spaventosa per quella povera gente, che avrà pensato: ci dev'essere qualcuno che fa tutto questo, e, peggio ancora: qualcuno che lo fa per qualche motivo, è lì che è iniziato tutto, io credo, poi, fra le altre cose, non lo nego, io tuttora ho paura dei tuoni dei fulmini dei lampi delle saette ed è tutta roba che non mi so spiegare.
Io faccio la comparsa.
Dal terrore dei tuoni, è stata tutta lotta per il potere, per innalzare la propria idea diddio sopra a quella del vicino di grotta, di tenda, per dominare in nome del proprioddio e poi per dominare inquantoddio. Senza saper scaricare nemmeno un fulmine piccolo piccolo.
Io faccio la comparsa nei film porno.
Dal fulmine, ad oggi, insomma, è stato solo tutto lotta per il potere. E botte da orbi. Eppure...
Oh io pianto un semino e dopo tre settimane incomincio a vedere la piantina di basilico che cresce. E ho una barca. Ed un ventilatore. Ho un accendino. Domino gli elementi, io. Sono un gran figo.
Non ho, però, la prestanza necessaria per essere il protagonista di quei film. Poi ho scoperto che, grazie ad alcuni particolari tipi di sceneggiature, è possibile per me fare almeno il co-protagonista. La prestanza me la mettono gli altri. A me questi film non piacciono per niente.
Finisce il tempo a disposizione ed ecco tuo fratello vola in cielo e tu non ci puoi credere non riesci a fartene una ragione, devi credere che tuo fratello stia continuando a vivere altrove, altrimenti e quindi, è ancora... e ancor di più lotta per il potere.
La mia ragazza non è gelosa.
E poi è lotta per la conoscenza, per il sapere. Prima chiudono la verità dentro ad un libro che gettano in fondo ad un pozzo che arriva al centro della terra.
La mia ragazza non è gelosa. Fa la protagonista. E pensare che voleva farsi suora.
Poi incominciano a venderti dei pezzettini piccolipiccoli di menzogna. Il falso a brandelli, a pagamento. È/e così, ci convinciamo/ci convinciamo. Così che crediamo.
Faccio il marito cornuto, quello a cui piace guardare, il magnaccia ucciso, il barista inconsapevole, il postino timido che suona solo una volta, il nipote al quale stuprano la nonna e lo legano ad una sedia e lo costringono a vedersi la scena, l'impotente. L'impotente esibizionista dei giardinetti senza domani. L'impotente che importuna le cassiere. L'impotente che non trova un dottore che gli faccia la ricetta giusta. L'impotente che per la frustrazione commette reati contro al buonsenso.
Poi portano fuori il libro dal pozzo e lo riducono a pezzi questi pazzi ne fanno dei pizzi. Che puzzino o no voi correte a comprarne più che potete per metterli assieme, ma al massimo sono brandelli di tre parole e chi ci capisce un cazzo!
Chi ce lo capisce, il cazzo?
Faccio un po' di tutto. Oltre a questi ruoli, sono stato doppiatore, direttore artistico, della fotografia, ho scritto dei soggetti ed ambisco a girare come regista almeno un film. Mi piace l'ambiente.
Allora pensi: la verità non dev'essere per forza un papiro lungo due chilometri, la verità può stare in tre parole. Bisogna guardarci dentro bene, bisogna analizzare lettera per lettera, è necessario ogni anagramma, ogni numeralizzazione ogni trasposizione ogni cazzo di scemenza che ti possa passare per la testa per cercare di dar senso a tre parole che non ne hanno che non ne hanno non ne hanno. Non ne hanno.
Una volta ho fatto il prete. Non è la prima volta, mi disse lui.