domenica 26 giugno 2011

DE LEAR-HUME, n.5: PIUPPAZZO DELLA NEVE

Così l'inverno mi colava dalla faccia. Liberazione dolorosa. La neve ha reso bianchi i tetti ed i miei capelli. È la stagione fredda. Viene una volta nella vita – presto o tardi. Qualcuno complotta per far sì che si possa avere la neve tutto l'anno la circolazione collassa le mucche in mezzo alla strada mangiano solo granitine marroni cagano certi ghiaccioli alla coca riversano vitellini di ghiaccio nelle piazze il banchetto ha inizio.
Sull'equilibrio psichico della neve nessuno ha mai scritto né parlato eppure io dico dev'essere squilibrio perchè il Piupazzo della neve è veramente pazzo e passa le giornate sparando col suo fucile di carote proiettili-bottoni ai coniglietti ghiacciati se non sono ghiacciati va bene lo stesso se non sono conigli, meglio, ecco, sì, vabbè, rincorre col suo fucile di carote ogni cosa che passa e ad ogni momento riecheggia il rimbombartuonare dei suoi colpi qualche marciapiede di nevergine violata dal sangue dell'occasionale bersaglio – si ok sono solo bottoni ma beccatevene uno ghiacciato, voi, sparato a mach2 da un fucile fatto di carote.
Inutile dirlo, lettore, è letterariamente scontato che la neve attutisce i suoni ed ammorbidisce i rumori – che il cielo s'abbassa l'onda del suono non ce la fa a salire in alto come prima – chiusa è la breccia – ma ecco due che ci provano scavando un cunicolo tra i mucchi di neve ai bordi della strada ed uno sta con l'orecchio ad un ingresso ascoltando la canzone che il tizio dall'altra parte intona:
Ho imbrigliato la mia regale oppressione / Evaporata all'alba / Evacuazione isterica / Ho perduto il calore e / L'attrito non mi renderà / Più / Ardente / Senza sole / Tutte le rocce sono così lisce / Mia litania muori litania mia / Divinità rompighiaccio / Raccoglie gli stracci sul loto / Ed i suoi schiavi pregano / Tutto il tempo invano / Perchè non sanno / Che il ghiaccio è sottile e liscio / Là sotto non s'è nascosta l'acqua calda per noi.”
Bruno trova un moscerino nella neve che sta mangiando “Cameriere me ne porti un'altra, per favore!” Si alza, gira attorno al tavolo e cerca di distrarsi mentre si toglie l'insetto, poi torna seduto, guarda la sua neve pulita: “Grazie, cameriere!” Poi si ri-alza, torna aldilà del tavolo e, ossequioso: “Prego. Dovere.” Ma: “Coglione” – pensa – "gliel'ho solo tolto. “
Eppure magari il moscerino in un mediomicrocosmo è come il maiale e non si butta via niente e se lo mangia un ragno che finisce nello stomaco di un pipistrello che arriva in ritardo alla grotta – il letargo è già iniziato da un bel po' – l'orso si incazza parecchio perchè non è la prima volta che gli tocca svegliarsi per aprirgli, quello non ringrazia neppure ed allora l'orso se lo divora in un boccone, non fosse che proprio in quel mentre passa un troglodita cannibale di ghiaccio armato di fucile fatto di carote che lo impallina scambiandolo per un omone freddoloso impellicciato – Quando! Colpo di scena! - Tutti lo dovrebbero sapere, ditelo ai vostri bambini: nottetempo le mucche (in genere così serenamente vegetariano-ruminanti) azzannano alla gola i trogloditi cannibali fatti di ghiaccio cibandosene poi avidamente. Poi: caga-mangia, il solito ciclo, per fare una vacca ci vuole un fiore, ammazzi un moscerino e ti si rumina via metà della foresta pluviale di turno, ti gratti le palle ed in Colombia si scatena un terremoto terribile che per la verità non ammazza direttamente nessuno ma guasta in modo irrimediabile l'intera annata di cocaina provocando un impressionante aumento delle morti per drogaggio avariato.
Ed ecco accorrere in nostro soccorso la santa tecnologia: basterà piantare – anche in un vaso – uno stinco di maiale clonato, lo innaffi tipo piantina di basilico e vengon su tutta una serie di grappoli di maialini sani e rosa aggrappati come a cordoni ombelicali pulsanti e succosi, fanno gli occhietti dolci perfino: da cogliere e gustare.

martedì 14 giugno 2011

TRA MONTI D'OR

Vocabolario! Depennare: “Tramonto”.
Bere. Devo bere. Di più. Stanotte sono in missione.
Ok. Dico io, mi stanno costruendo una palazzina davanti a casa. Niente di male. Si costruisce dappertutto. Me ne faccio una ragione.
Oddio. Quanto è brutta. Perché, a riguardo, non è che esista un “è bello ciò che piace” a cui aggrapparsi. E' brutta Oggettivamente.
C'è gente che ha risparmiato per anni, che s'è sacrificata, come si dice, per mandare il figlio all'università. Si è laureato, finalmente, quel cretino. Ha aperto uno studio. Ha avuto una commissione. Si è consultato con alcuni esperti. Alla fine ha disegnato quest'orrore.
E poi. Sempre più alta. Altissima. Al punto che finisce per togliermi venti minuti di luce al giorno.
Venti minuti!
Ora il sole non si spegne più fra i monti (da cui la parola: “tramonti”). Nossignore, adesso si schianta sul tetto di quella cosa. E non gli da neppure fuoco.
Ma! Non è finita. Ci aggiungono anche una super-batteria di pannelli solari. Altri cinque minuti in meno di luce, per me. Cogliete il paradosso? Loro si godono il sole, si fanno la doccia calda, ed io perdo 25 minuti di luce al giorno.
(Dato comunque suscettibile di variazione stagionale.)
Comunque. Penso: basta! Devo fare qualcosa. Devo agire. Subito. Reagire. Mi serve un piano. Mi viene una battuta, quasi uno slogan: contro i loro 1o piani orribili, il mio, ben congegnato. E' uno slogan bruttissimo e per fortuna me ne dimentico quasi subito. Partorisco un progetto. E' talmente osceno che mi vergognerei a riferirvelo. Poi, finalmente, arriva l'idea giusta. Ecco cosa devo fare: andrò a pisciare su tutto il perimetro della palazzina. Di notte. Di notte perché sono un vigliacco. Bevo. Bevo come un pazzo.
Mi reco al suddetto pisciatoio anche nove, dieci volte per notte. E' uno strazio, sì, ma che volete, ne vale la pena. E' la mia lotta per la libertà, per la luce pubblica, l'ambiente, eccetera.
Fra qualche settimana non ne potranno più del puzzo e si allarmeranno.
Tenteranno di rintracciare l'origine di tale urinovia.
Formeranno una task-force incaricata di indagare al bar di fronte, frequentato per lo più da vecchi pisciasotto senza pannolone e dignità. Suddetta task-force penetrerà con arroganza nel locale allo scopo di propinare un insano predicozzo ai vecchi. Ne usciranno malconci, più che altro pestati con un asso di bastoni.
I condomini cambieranno strategia: si metteranno ad appiccicare telecamere dappertutto per fregarmi.
Ma io non sono un fesso. Ho pronta la contromossa. D'inverno: passamontagna. D'estate: mascherina veneziana del '700. (Per lo sparapiscio? Verniciato di blu. Depistaggio: che sospettino dei terroristi venusiani.)
Riunione di condominio. Un'ora davanti allo schermo, a visionare filmati. Si vede un tizio con una mascherina da carnevale del '700 che tira fuori un attrezzo blu e piscia sui muri. E se ne va. Poi torna. Sputa. Se ne va. Torna. Non c'è audio ma sembra che rida a crepapelle. Piscia ancora. Se ne va.
Contro-contromossa condominiale: ronda notturna. Gioco come a rimpiattino, agile come la faina, furbo come il porcospino. Loro, tutt'attorno, nella notte. Corrono come galline senza testa.
Una notte mi beccano. Mi danno un sacco di botte. Ma io, nudo azzurro e lubrificato, in passamontagna, sguscio via belante ed allegro.
Comunque, ormai, la massa si sarà aggregata a me, aderendo alla mia giusta lotta. In tantissimi a pisciare, ogni notte, su quei muri. I più arditi anche a mezzogiorno. Gli abitanti l'orrore cederanno per urocapillarità ed allora... allora...
Allora non ho ancora previsto cosa succederà. Certo ho pronto un piano d'emergenza, il:
Piano C:
Vendo casa e vado a stare in affitto all'attico della palazzina. Da lì avrò di nuovo il tramonto che mi piace, non vedrò l'orrore e mi guarderò la mia ex casa, che è carina e da qui dove abito non la posso certo vedere.
E. Ve lo dico chiaramente. Se qualcuno concepisse la malaugurata idea di pisciarmi sotto casa, saprei dove andare a cercarlo.

Tutto questo in barba:
Al provincialismo dell'universo ;
Ai nichilisti che hanno paura di tutto ;
Alla scienza, infausta trappola ;
Al cortocircuito dei tempi che veleggia leggero ;
Ad Achille, immortale fino a prova contraria / Piè veloce senza partenza con handicap, senza avversari mascherati da tartarughe turbo ;
A Dio, infante cieco ;
Al tuono di Zeus, che non vale un decimo di Fukushima ;
Agli déi balbettanti, che non ricordano il proprio nome ;
Alle nuvole che non assomigliano a niente ;
A tutti quelli ch'eleggono solo ciò che scrivono e scrivono solo XXXX.

Nota: Questa è solamente una puntata pilota di due ore. In base, infatti, al vostro gradimento, la serie si può estendere ad una stagione di una dozzina di puntate d'un'ora ciascuna con sfondo sentimentale ed atti d'eroismo gratuiti. Se non aspettate altro, tracciate una X qui sotto. In caso contrario, sapete già cosa dovete fare.

(Grazie all'amico Y. che mi ha prestato una tastiera col tasto del punto e virgola senza la quale tutto questo sarebbe stato impossibile.)

domenica 5 giugno 2011

NON CADRO'

In piena luce, come cieco,
Mi aggiravo.
Che tutto sfuggiva al mio sguardo
Irridente –
E delle cose
Liquefatte –
Solo potevo udire il nome
Ed esso
Presa in prestito la mia ombra –
Mi scivolava sotto…
Ed intorno.

Insolente!

In piena luce come cieco
Caddi
E mi rialzai
Così che potessi
Di nuovo cadere
Dove ancora
Ora
In piena luce
Come cieco
Giaccio.

(Ora no:
Non cadrò).

mercoledì 1 giugno 2011

SOGNA !!


La seconda parte dell'inarrivabile rubrica: i miei sogni.
Annotati per anni.
Annottati.



Faccio dei sogni, io, ragazzi, alle volte, che se non sapessi di essere pazzo mi preoccuperei.


-6-
All’improvviso in casa mia finì la carta igienica. Dopo il primo momento in cui confusione e panico regnavano sovrane, la mia cultura venne messa a repentaglio: tutto Marco Tullio Cicerone infatti mi passò fra le chiappe. Ma non me ne lamentai: l’edizione era buona. Il vicino mi ripeteva sempre, incrociandomi sul pianerottolo: "Senza carta igienica morirai."


-7-
Ho appuntamento a casa d’una amica. Arrivato lì, mi dice: ti fa niente se passiamo da A. a salutarla ? Oggi è la festa islamica della fine dell’età della crescita del primo genito. Ok, dico io. A casa di A. lei ancora non è arrivata. Ci intratteniamo con sua madre e sua sorella. Poi: dei boati alla porta. Sua madre va ad aprire, "Sarà lei," dice. A. entra. Sarà alta almeno due metri. La salutiamo (con un certo timore). A. mi prende sotto le ascelle come un bambolotto, mi alza all’altezza della sua faccia e mi bacia le guance. Le dico: "Eh, mi sembra proprio tu sia cresciuta dall’ultima volta che ci siamo visti". Lei mi spinge all’indietro, io vado a cadere sopra alla tazza del cesso. Lei mi si siede sopra cavalcioni e mi guarda fisso con l'espressione che l'ho già vista fare osservando la merenda.

-8-
Corro in bicicletta verso T.* E'circa il tramonto. Arrivo. Prendo un ascensore. Lì incontro un prete. Ha una vasta macchia blu che gli copre buona parte del viso e del collo. Gli chiedo se si tratti di vernice. Lui mi dice beh, no, è venuto con l'età e non verrà più via. Io gli faccio vedere le mie dita sporche di inchiostro. Usciamo dall'ascensore e lui mi parla della sua triste vita, mi accompagna verso casa sua su di una spiaggia sassosa sul mare. Qualcuno mi consiglia vivamente un libro di Stropaul.

-9-
Un amerindo guida un camion. Si interroga sul perché il mondo vada così male. Pensa che sia colpa delle multinazionali e parcheggia sulla sinistra. Gli automobilisti imprecano e lui sistema il camion nel piazzale di un distributore di benzina. Fugge a piedi, probabilmente inseguito. Finisce per correre intorno ad un breve perimetro quadrato di una città azteca, fugge in discesa verso l'angolo in fondo a destra. Da lì, fra le siepi ha una bella vista d'insieme e dall'alto. Vede i suoi inseguitori, 4 o 5 uomini, anch'essi amerindi, corpulenti. Fugge indietro allora, correndo ancora più angosciato. Incrocia una donna che porta un vaso sulla spalla. Ora la strada s'è fatta decisamente in salita.

-10-
Da una terrazza panoramica che da su valli verdi abitate osservo, nel cielo, lo scontro fra astronavi.

* Questo di mettere le iniziali invece di nomi di persone e luoghi è solo uno stupido vezzo. Avrei voluto utilizzare questo sistema durante la stesura d'un romanzo russo dell'800, ma so che non lo potrò mai più fare e mi sfogo così.
(Nota: Sì, ok, l'italiano qui non è un granché, ma i sogni sono annotati alla fine della proiezione, quindi spesso la lucidità non è al massimo)
(Ok, avrei potuto sistemarne la forma, ma si dice che gli errori nel raccontare un proprio sogno siano più indicativi che non ... eh, insomma e sono tutte cazzate!)