domenica 31 luglio 2011

NON C'E', SPAZIO

Mio figlio, che non avrò, sarà la prossima vittima.
Il padre che non sarò la seconda.
E terza la donna che non farò madre.
E così genìe dannate rimarranno senza scudi di carne da opporre alla morte prima - l’unica e finale - soluzione di non essere stato mai -
e non sarà figlio -!non morto!- dal nome da levare dalle liste e raschiare dalle lapidi.
Sarà l’idea nel regno posteriore -alterno regno di cose non terrestri- ghermita dai demoni del nulla e posta fra le cose che non hanno voce per produrre eco nei tempi.
Le cose che non si possono ricordare.
E’ questo il luogo dove si giunge imboccando la via che al bivio del regno conduce dove non sarai. Dove ciò che toccherai non potrà essere. E non sarà stato.
E i demoni giocheranno con il figlio che non ho avuto lanciandoselo in cerchio in attesa ch’esso esploda ai piedi del nuovo capo, che si lorderà del sangue del non estinto del mai nato. 
Del salvato.
E che il capo irradi alta e forte la propria luce sul suo nuovo regno, che insinui tra le supposte membra del futuro il germe del loro inevitabile annichilimento .
Il nuovo capo domina le mosche.
Così non avrò figlio da annegare in cascate di bile d’esplosioni isteriche e funeree. Non avrò eredi da oberare con debiti di dolore e di morte. Non avrò pesi da scaricare su spalle gracili da rompere. Non avrò responsabilità genetica nella futura guerra dei limiti. Sorpassati. Da rifare.
Non c’è, spazio.
Rubo saggezza dalle mosche.

mercoledì 20 luglio 2011

QUELLI CHE LA PATRIA

Quelli che la patria è un recinto
                     la bandiera un marchio
                     l'inno un jingle
                                 uno slogan

Quelli che hanno dato il sangue per la patria
                                   vinto una guerra
                                                            e sono morti ed eroi
Quelli che per la patria invadono la tua città
Quelli che uno spettro si aggira per l'Europa
lo spettro del nazionalismo
Quelli che per la patria darebbero il sangue loro
e quello di tutti coloro i quali
non sarebbero troppo disposti a farlo

Quelli che per la patria si farebbero tagliare i coglioni

Quelli che per la patria per dio e per la famiglia
Quelli che per la patria ucciderebbero
Quelli che per la patria ucciderebbero
                                                                  ma la loro patria non è la vostra:
                                         ucciderebbero voi
Quelli che per la patria stuprano tua figlia
Quelli che per la patria uccidono tuo fratello
Quelli che per la patria stavano solo eseguendo degli ordini

Quelli che una patria non ce l'hanno
e non sanno per cosa uccidere

Quelli che la patria ce l'hanno in sé
      e non c'è patria più grande
nessun'altra patria
                                ma nessun altro potrà entrarvi a curiosare
anche per questa patria si uccide

Quelli che se non ci fosse una patria
che senso avrebbero i mondiali
le olimpiadi
che quelli non cantano l'inno
non stringon pugni sul petto
                                                 fottuti mercenari

Quelli che
bell'abissina

Quelli politically correct
quelli che
faccetta di colore

Quelli che mettono sempre la bandiera al contrario
da generazioni

Quelli dell'identità culturale
                                                       che è aiutiamoli a casa loro
che è cultura dell'identificazione

Quelli che la patria è l'umanità
e vorrebbero meno confini
ma/è troppo tardi/presto
e alla dogana abbiamo la faccia dei nemici
vediamo la faccia dei nemici

Quelli che nel mondo
di patrie
sei, sette miliardi.

martedì 12 luglio 2011

UN POE DI BEAT-GOTH

La premessa non è falsa
ma inesistente.
Per questo, io che ne sono la conclusione

Da tempo, la gigantesca casa materna di Imix era stata ceduta ad un'associazione privata benfica che si prendeva cura di anziani indigenti e di senzatetto, e sembrava che tutto filasse liscio.
La madre di Imix era morta da poco, senza riuscire a coronare il sogno d'andarsene a morire nella casa dov'era nata e dove aveva giocato, bambina. Questo pensiero ancora crucciava un po' Imix, ma come una piaga superficiale tra le pieghe della carne e del tappeto ricordo. I rimpianti -pensava- sono cose inutili: quando abbiamo più opzioni, e ci sentiamo per questo fortunati, non ci rendiamo conto che Noi saremo scelti, che la nostra esistenza è stata costruita istante dopo istante per giungere di fronte a quelle opzioni senza avere nessuna possibilità di scelta.
Il presente è un rasoio che viaggia veloce ed irraggiungibile, che taglia in due Giano bifronte. Questo Giano, poi, ci risulta che non si sia mai guardato allo specchio e tagliato in due potrà finalmente vedere nell'altro il suo stesso volto senza riconoscerlo. Speriamo che si piacciano. Che si bacino.

Il tempo è una fascia che cinge
che stringe i capi
di Giano bifronte
tergendogli il sudore.

Tutto giaceva compostamente sopito negli angoli della memoria finché... un anziano non prelevò dalla biblioteca un volume, anzi, quel Volume, quello che nei film di quart'ordine fa scattare un segreto meccanismo che spalanca una segreta porta su di un segreto passaggio, che infatti scattò, svelando uno spazio nascosto dietro al camino, che se ne stava lì tranquillo senza nulla sospettare di quanto alle sue spalle si celava-s'affumicava. Un tunnel che si perdeva nella casa architettura fantasma volumi su volumi terza dimensione annientata il tempo del tesseract della ramificazione simile al diramarsi delle traiettorie transuniversali che le stelle compiono sfrecciando sfregiando con scie di luce il cielo immerso negli oscuri abissi della notte invisibili impercettibili ai miseri lenti nostri sensi – il pensiero si schianta muore per la velocità a cui viene spinto e nel cunicolo dietro al camino è indispensabile per il cervello un messaggio dell'occhio: guarda, Grigio, gli dice, l'immagine che ti mando la devi raddrizzare, a me viene capovolta ed ancora non so il perché, e neppure so perché si dica che è capovolta, e quello risponde: ora, mia Pupilla, è per il verso giusto e non so perché, ed ecco cosa mi hai mandato:

Molti oggetti, molti vecchi giocattoli, degli scrigni bauli vuoti, scatole di vecchie fotografie, ricordi dimenticati, amnesie ammassate su di una soglia la soglia il presente la stanza il passato. E posto seduto, in un angolo, il solito, noioso, annoiato cadavere. Impolverato, scheletrito ma non troppo, piuttosto mummificato – brandelli di carne che fu, restano devotamente eroicamente aggrappati alle ossa, la gravità si fa forza, tenta d'agguantarli e di portarli a terra con sé ma non può. Ah dura lex dove sei? Una vivace gonnellina a fiori ordinatamente appiccicata ai femori ed il busto è nascosto da una cascata di gialli capelli che giù! scendono giù! e fanno biondo il pavimento. Il corpo è decisamente piccolo, decisamente lì da molto tempo, in quanto alla buona conservazione, beh, si dirà, forse è grazie all'adatto tasso d'umidità. Adatto. Adatto tasso d'umidità di questa bara incassata tra i volumi abitabili dell'al di qua. In un normale racconto gotico si dovrebbe ora scoprire qualche indizio che ci permetta di svelare l'identità della bambina e come è stata uccisa. Poi la narrazione ci condurrebbe a seguire le mosse del fantasma, intento a tormentare l'impenitente assassino, fino a condurlo alla pazzia o al suicidio o alla pazzia con suicidio onde ottenere l'aprirsi di un varco di luce nel quale incalarsi trovando la liberazione. Non senza aver provocato la dannazione dell'assassino suicida il quale a sua volta s'aggirerà per il mondo tormentando chi gli capita con la licenza accordatagli dalla suprema legge del circolo vizioso.

Sono il più grande scrittore gotico vivente
Il gotico è morto
Quindi non sono uno scrittore
O sono il primo scrittore gotico contemporaneo morto

Ovvio: Imix è l'unico discendente della casata e viene convocato a constatare con i Propri occhi ciò che quelle mura celavano da molti anni: polvere ed un cadavere di bambina. Imix viaggia verso la casa materna lacerato da diverse sensazioni. Davvero non sa quale stato d'animo sia più opportuno indossare per non sfigurare in quell'inedita e sorprendente circostanza.

Tutte queste cose si dicono solo per allungare il racconto -
Per fare volume – Questo accade qui – Dove ancora vale la terza dimensione -
Stati virtualmente – Accettabilmente considerati – Ma queste
dimensioni – Quelli – Se le sono lasciate da tempo alle spalle -
Lì con la geometria – I piani gli alzati le piante -
Rispettosamente si ripuliscono il deretano.

Imix sale le scale di nonnononnamamma. Che adesso sono del Sig.Pooc, della Sig.ra Konko Rikishi, del buon vecchio Tentoki che gli si para davanti offrendogli una lanterna e preparandolo a quanto sta per vedere: Tieni questa lanterna, giovane Imix, ed addentrati in ciò che è ancora, giusto perché il bordo rimane solido – è volume che nessun ente avrebbe potuto comprare con un atto notarile – area spazio larghezza che resistono nel passato solo – Entra – Entra e guarda – Non guardare per uscire.
Imix accetta la lanterna e si incammina. All'ingresso del passaggio non più segreto si scontra con un rabdomante in lacrime: I miei demoni... io li seguo, loro mi guidano là dove c'è l'acqua, ma quando io arrivo loro sono già passati e prosciugata è la vena. Per un secondo nell'eternità leniscono l'arsura della propria gola.
Imix percorre dubbioso incerto timoroso quella galleria angusta, accarezzando qualche mattone, la polvere gli assomiglia. Entra, finalmente, nello stanzino. Tende la lanterna: un bauletto, lo scheletro della bambina. Dovremmo dire che riconosce l'identità del corpicino da un dettaglio: una catenina, un anello particolare. Ma niente di tutto questo. Abbiamo da tempo abbamndonato la logica, addentrandoci lì dove lo spazio esiste solo in un tempo spostato. Guarda quello scheletro e capisce, capisce immediatamente: quella è sua madre morta bambina nella sua vecchia casa. A Imix non rimane neppure quell'istante necessario ad imbastire un'espressione degna di sbigottimento. Semplicemente, in un attimo, il tempo rimette le cose a posto: Imix svanisce. Non trovando più sostegno, l'incredula lanterna cade, si frantuma e da fuoco a quell'ambiente nascosto dietro al camino, nel pieno rispetto della tradizione gotica. Ciò che rimane, da questa parte, resta molto poco propenso a ricordare.