domenica 25 settembre 2011

IL PRINCIPE RAMPANTE


(Ovviamente, tutta quella parte di testo compresa fra parentesi, è del tutto superflua e può essere saltata.

(Beh, insomma), c'era (una volta) questo gran Re, (tanto) tempo fa... l'unico Re di tutta Gran Terra. Il suo nome era Uno. Ed era il primo della sua dinastia regale. Ecco, sì, naturale che si facesse chiamare Re Uno Primo. Quest'Uno sperava proprio che la sua dinastia non si esaurisse con lui. Si trovò così una (bella) Regina*. Costei (purtroppo) non sembrava proprio voler partecipare al progetto: non spuntavano nuovi rami dal tronco reale: non donava figli alla Gran Terra. Allora Re Uno pensò fosse il caso di cercarsi qualcuno di più pratico. Si trovò d'accordo con la regal consorte di scovare una donna più disposta a sfornar principi al posto suo. Dopo una lunga ricerca, (e dopo aver bocciato la proposta di rivolgersi ad un delfinario), i suoi astuti consiglieri gli presentarono una donna bassa e larga, perennemente incinta, chiamata Cubina. “Questa non potrà fallire”, gli assicurarono i ministri, e così il Re (tosto) procedette alla procreazione con Cubina. Essa gli diede al primo colpo tre gemelli: un principe e due principesse. Uno si considerò soddisfatto e congedò Cubina con liquidazione per fine rapporto (pietre preziose e quant'altro di meraviglioso Gran Terra offrisse eccetera, in base alle vigenti normative in merito alla cessazione della collaborazione nell'ambito della riproduzione nobiliare).

Il maschietto, il principe ereditario, venne chiamato Unpiùdduefatre. Le femminucce Duepiùdduefacinque e Cinqueperduefacento. (Fin) da subito il principino manifestò una (gran) voglia di ascendere al trono per provarne l'Altezza. Ma dato che sia l'uno che l'altra gli erano ancora proibiti a causa del fatto non marginale che il padre viveva, sviluppò (così) uno sconfinato amore per le (possenti) piante che circondavano la reggia e sulle quali si arrampicava spessissimo. Un (brutto) giorno, però, un (maledetto) fulmine si scagliò sulla sua quercia preferita, incendiandola, (giusto) tre ore dopo che lui ne era disceso. Non si fece troppo impressionare da questo fatto, si trovò un'altra quercia di suo gradimento ed il giorno dopo la occupò con il consueto entusiasmo. Ma... solo due ore dopo che ne era sceso, un (altro) fulmine (cattivo) la colpì, carbonizzandola all'istante. Unpiùdduefatre incominciò a considerare il caso veramente singolare e si ritenne (molto) fortunato. (Comunque, senza paura,) il giorno seguente si trovò un'altra quercia e vi salì. Rimirò la Gran Terra che tutta gli si stendeva davanti. Gli uccelli gli svolazzavano e nidificavano attorno. Finché non si sarebbe liberato il trono, quello sarebbe stato il suo popolo. Finché non avesse ereditato l'Altezza, quella sarebbe stata la sua altezza. Giunta sera, finalmente, il nostro (buon) principe scese dall'albero e s'incamminò di ritorno verso la Real Casa. Non passò che un'ora: un (rio) fulmine abbattè anche quell'ultima quercia! Il principe fece allora i suoi (giusti) calcoli, e, assecondate le proposte dei (buoni) consiglieri, considerò saggio evitare di arrampicarsi su una pianta, all'indomani. Era evidente: il giorno dopo il fulmine si sarebbe abbattuto puntualmente sulla quercia mentre lui ci stava sopra. Era inevitabile. Matematico. Lo diceva la storia, il (crudele) destino. Ma quale quercia avrebbe scelto quel (dispettoso) Giove (Tonante) l'indomani, se il principe non fosse salito su nessuna quercia? Forse, concluse il giovane, avrebbe abbattuto quella pianta che il nostro Delfino avrebbe scelto se avesse deciso di ascendervi anche quel giorno.

(Tant'è,) quel giorno Unpiùdduefatre (non) scelse nessuna pianta e (non) s'arrampicò da nessuna parte. Stette solo ai bordi del bosco ad attendere gli eventi. “Ma quando cadrà il fulmine?” (si) chiedette. “Quando da una pianta starei per scendere. Ma io non (vi) salirò... quindi? Nessun fulmine colpirà piante?” Ed infatti quel giorno passò senza che nessuna pianta si carbonizzasse (inutilmente). “Allora”, pensò il (nostro) principino, “avrei potuto salire e scendere (su e da) qualsiasi quercia in qualsiasi momento e nessun fulmine m'avrebbe colpito. Sono stato stupido, ho fatto i calcoli per niente.” E così anche il giorno dopo, ed il giorno dopo ancora. Scelse una quercia, poi il momento per salirvi. Ma non vi si arrampicò mai. Ed il fulmine continuava a non scagliarsi. “Ecco”, pensò, “tutti giorni sprecati in cui non mi sono arrampicato da nessuna parte solo a causa di (inutili) calcoli**. Ma... d'altra parte... se il fulmine aspettasse (proprio) me?

(Fatto sta che) dopo non molti giorni passati senza (grosse) novità, il gran padre, il Re Uno Primo, venne fulminato sul trono da un infarto ed il (nostro) principe Unpiùdduefatre potè (finalmente) provare l'Altezza con la a maiuscola e la (potente) visuale del trono. Il popolo tutto lui poteva osservare prostrato di fronte a lui. Tutte le ricchezze risplendevano davanti ai suoi occhi. Tutto riluceva ed il nuovo Re, di riflesso, era pure splendente nella sua nobile figura. Non attendeva (nessun) fulmine e si rilassò. Ma (una) cosa, (ancora,) non lo faceva stare (del tutto) tranquillo(:)? da quel trono non poteva scorgere le strade polverose di Gran Terra. Né le fronde gli si paravano davanti improvvise, sospinte da folate (giocose) di vento, né nascosto fra gli uccelli poteva dialogare col suo popolo fra i rami. Questo (nuovo, vero) trono, (in fondo), (non) è (che) un (misero) feticcio, ma salire sulle querce, ormai, ti è proibito, Principe, anzi, Re. Ti è proibito finchè il Re sarà in vita. Ti sarà proibito sempre.

(Oh!) Così bassa fu l'Altezza di Re Unpiùdduefatre!







* Per chi volesse far presente che in un mondo in cui esiste solo un Re, che è anche il primo della stirpe, non sarebbe possibile trovare Regine, consiglio vivamente di farsi li cacchi sua.
** La parola calcoli, lo ammettiamo, è ripetuta in modo fastidioso. Ma è per evitare di usare sinonimi, soprattutto “conti”, che creerebbero confusione nobiliare. Per quanto riguarda l'abuso nauseante della parola quercia, ci appelliamo al diverso, sottile uso, che ne viene fatto di volta in volta nel corso del testo: Q., nella maggior parte dei casi, come genere delle Fagacee, div. Magnoliophyta, classe Magnoliopsida, ordine fagales; è anche talvolta intesa come simbolo d'immortalità; di durevolezza; consacrata a Giove Tonante; simbolo araldico. Quale sinonimo avrebbe potuto ricoprire il terreno narrativosimbolico della parola quercia? Come avremmo (avreste) potuto farne a meno? Ma voi siete (lettori attenti) e tutto questo l'avevate già (come minimo) intuito.)

giovedì 22 settembre 2011

TOH, DIO.

Che se poi, anche, chissà come, voi riusciste a provarmi l'esistenza di dio, o, meglio ancora, a pormelo di fronte, tangibile, vivo... perché mai dovrei io prostrarmi di fronte a lui? perché rendergli onori, cantarne le lodi? 
E' dio, fa quel che deve.
E anch'io, nel mio piccolo.

sabato 17 settembre 2011

RED DREAM


Ciò che non vedo. Ciò che non so. Ciò che non mi dicono, io lo sogno.

Ho sognato .
Ti ho vista bambina ed ero sul piedistallo nell’angolo buio e tu nel letto dormivi protetta dal caldo rosso e sognavi che l’uomo ti guardava nascosto nell’oscuro ed un giorno t’avrebbe presa e portata con sé : : : : : :ed a lui : : : : :ed a me : : : : : : :si attizzavano  pensieri di brace, stormivano le idee sotto alla cenere quando alle spalle - come fosse materia viva, quasi fosse vento ! - la luce roboante sferzava i drappi e rischiarando smuoveva ogni cosa e tu mi scorgevi, scacciato dal buio cadere dal piedistallo e lottare con le stelle il cuore il carro - rosso calore bruciava.

Ricorda che
Tutto quanto t’accerterai d’essere
Dovrà essere il tuo vanto e la tua fierezza
Devi gonfiare d’orgoglio i tuoi polmoni
Ed espirarlo come fiato
Alle parole
Io sono come devo
E felice”
Perché tutto ciò che sei
E’quanto puoi avere
Tutto ciò che puoi offrire

Ricorda di
Non svegliare la lama sopita nel fodero
Che noi tutti abbiamo
Stretta al nostro fianco
E quando lei sarà a chiamarti
E’giunta l’ora
Felice”
Non puntarlo mai e poi mai
Alla tua gola
Perché pugnali sguinzagliati
Da mille sciacalli che
Sii come ci piaci”
T’attornieranno
Svuotandoti i polmoni.



Ricorda che
Io sono fiero di ciò
Che saprai essere.

Ho sognato.
Di dormire sulla terra fredda e bagnata e che corna mi spuntavano sul capo e stelle sulle gote e il cielo si rabbuiava. Avevo fame e mangiavo la terra e il sole dal mio stomaco albeggiava -tanta luce da ingoiare ogni ombra da bruciare- METH AMETH Io sono l’Aleph che mi manca. Me ne parla il signore seduto al tavolino in fondo al locale fumoso : “Avere una stella lontana otto minuti ti diceva male” - VERITA’ MORTE.

Se tutto ciò che sogno s’avvera un giorno agirò come in sogno e condizionerò il sogno. Sognerò che il giorno è buono per i sogni e i sogni buoni per la veglia. Ed allora muoverò una mano nella direzione in cui vorrò andare perchè il destino sentirà spostarsi l’aria e dovrà lasciar passare.

Ho sognato.
D’aver avuto un fuoco, un fuoco che mi muoveva e che non ero carne non ero sangue ossa e seme e sputo non avevo di che vivere perché come la fiamma mi spostavo e salivo sapevo solo salire . “Non ho nulla - non ho più nulla alle spalle e voglio ricucire”. Niente da fare non trovo più il mio fuoco volevo morire volevo bruciare.

C’è un buco ... fra i miei sogni ---- uno spazio vuoto ,,, una cancellatura ^^^ o meglio ‘’’ una scoloritura ||| un’amnesia @@@ un riportarti dentro e fuori il sonno nell’intento di salvare come un eroe dei fumetti “”” ogni tuo lato salvabile === per accozzare il tutto ! ! ! in ciò che vorrei sognare ###

Ho sognato.
Di risalire e discendere il fiume e che il mio fiume era come tutti i fiumi la via delle stelle. E tra le stelle divinare. Se è di profezia il sogno che ci parla, divinare nel sogno è come morire. C’è sempre una stella più brillante delle altre, sempre ce n’è una più oscura e nessuna stella guarda con occhio storto stella che bruci meno, o più grande. Per essere una stella devi INEVITABILMENTE bruciare. Quando nel sogno sogni di sognare un sogno in cui sogni un sogno in cui sogni e perdi il conto e non sai più : quante volte mi dovrò svegliare? Sarò sveglio o continuo a sognare?