mercoledì 30 novembre 2011

ALLE METAMORFOSI DEI MORTI AMANTI


Morite ed amate il cadavere vostro vicino
          al riparo dall'azione amando
Morite vomitando su confessori ingenui
          al riparo del pentimento vomitando

Morite rubando caramelle
Morite colpendo a morte
          rifugiatevi dietro alle montagne
          delle morte caramelle
          e: morite.

Oh in quei paesi in cui non piove mai
dove nessuno mai
si bacia sotto agli ombrelli.
Oh fate che il tempo!
Che il tempo oh fate!


Io
che sono piccolo
e vivo nascosto
Io
per paura, e tremo

Io ,
al buio,
nel gelo della mia ombra
all'addiaccio di me
Io. - (Meno)
Me.

A me, nessuno.
Nessuno disse
che il tempo sta per finire
e che paura e freddo
ombra e gelo
morranno.

A me, nessuno
indicò il baratro
e così, piccolo e nascosto
stavo
a godermi la vista
sull'orlo del precipizio.

Ad un volo del genere disse

Non ci son cazzi che tengano.

E: oooh, aveva perfettamente ragione.

Oh, è così fragile il precipuzio.


Morite imparando versi a memoria
          memorizzate che
Oh terra infame quella
dove non c'è morte
e le lacrime sono insipide
e mai si scrisse del diluvio universale
giù
esattamente proprio nelle
tue mutandine
da cui disfatta una coppia soltanto di morti amanti si salvò annegando

Oh fate che il tempo!

MORITE ESPRIMENDO DESIDERI!

FATE CHE IL TEMPO VI GUARDI PASSARE!

venerdì 18 novembre 2011

DE LEAR-HUME: TANA DI VOLPE


Se hai un peso: un corpo, ad esempio; hai un fiume, uno qualsiasi; ecco, vedi, hai trovato un modo veloce per andare al mare. Mi getterò nella Neva fresca? Dove sono trasmigrato? Temo dovrò affrontare il noiosissimo argomento tipo Robin Hood dell'est. Togli ai cattivi ricconi, magari gli pianti una coltellata fra le costole, poi i soldi li mandi ai poveri e se il povero in questione sei proprio tu, risparmi persino sul vaglia ed il risparmio è progresso e tu tieni i soldi e progredisci nel mondo accademico degli studi, fino a realizzarti e diventare un bravo professionista, magari non ricchissimo ma insomma, diciamocelo, benestante, ecco, non siamo troppo modesti, alla moglie, ai figli ed all'amante della moglie non manca niente, va tutto abbastanza liscio ma non parliamone per scaramanzia, ma mi sa proprio che ormai è un po' troppo tardi per la superstizione perchè infatti proprio tornando a casa uno studentello ti pianta un coltellaccio in mezzo alle costole, ha un progetto. Proprio a me doveva capitare questo stronzo di un corpo fatto di rimorsi aprioristici.
Un tizio sconosciuto mi si avvicina al bancone del bar e senza avvisarmi del fatto che lo fa solo perchè i suoi cani sono raffreddati, mi offre 50 sterline per aiutarlo a stanare le volpi. Il cielo è venato di rame ed il bosco è verde scuro. La terra sprofonda molle e le volpi se ne fottono. Anzi, qualcuna di loro pensa che per molto meno di 50 sterline si sarebbe stanata da sola. Sguaino 10 sterline e lo specchietto per le allodole funziona. Gli uccelli ci ricoprono di guamo. Picchiettiamo istericamente i nostri becchi nel terreno, ma non c'è vita sotto la terra molle e le volpi sognano di fuoco e d'amore.
Lavoro ingrato stanare le volpi. Staserà farò meglio a passare dal veterinario prima di tornare a casa.
E se passasse un orso? Passerà un orso. Un orso cattivo. Che farò? Starò immobile, ai piedi di quel grosso albero. Quando la morte mi troverà, non potrà far altro che pensare d'avermi già visitato e scorrerà via. Ah, ma io la rincorrerò. La rincorrerò e lei, pazza di rabbia e dolore, si terrà ben chiuse le orecchie per non sentirmi che le grido alle spalle: “Anche tu dovrai morire! Anche tu troverai chi ti stanerà!” Crepuscolo. Tana di volpe umida non caccia fuori animale, ma di fuoco lingua che notte sanguinaria mozza indifferente.
Ed eccomi or io sono stelo, finchè Virginia “mi ha scoperto. Vengo colpito alla nuca. Mi ha baciato. Tutto si disintegra.” Potrò solo essere tuo costume.
Questa mezza luna che -feroce- ci taglia mezza luce in gola inaridisce la voglia di tornare all'io di prima, sgombro d'arroccate idee. Mezza luce il tuo nome sarà i.
Le idee, i pensieri, i capelli sulla testa, gli occhi nelle orbite, orecchie a sventola, il cuore nel petto; cosa fare stasera, denti ingialliti, gengive sensibili e doloranti, carie, tartaro; se no qui chi ci entra? Oh! Bruci, mio piccolo fiore di carta? Non hai trovato un ariete abbastanza grande per sfondarle il petto?
E pensare che Ho pensato: Ah che fortuna essere nato (uomo) – è l'essere vivente più libero sulla Terra – ho creduto – la libertà di anelli d'acciaio forgiata nei millenni lo tiene al collo – (e/è la società) – al buio in un angolo guaisce.
Volpe stanotte dormirai nella tua tana.

domenica 6 novembre 2011

IN COMPLEANNO DI GIOVANNI


Le foglie che non si saranno staccate entro il 6 novembre
verranno abbattute.

Ho qui con me il mio lanciafiamme, signore.

Non c'è nessun dio
Nel grembo materno,
Solo lontana luce
Ch'è illusione.La nascita è una
Distrazione d'energia.
Gioiosa devianza
Lieto mancamento.
Lotta per tutta il tempo
Per guadagnarti
Un angolo ancor senza dio
Colmo d'illusione
E spoglio di giudizio.
La nascita è una
Condanna a morte.
Gioiosa sentenza,
Lieto emendamento.
Nessuna luce mi porterà al cielo
Né il colore dei tuoi occhi
Così simile a
Montagne lontane
Mi saprà condurre all'orizzonte.

Ha una casa tutta per sé
eppure ama starsene
a morire in un angolo.

Ritornerò all’albero taciturno
Nido
Asilo
Agilità infantile passata con lo scendere della luce crepuscolo
Ovunque ossido di impercettibile fascino sprigionato da giovinezza corrosa corrotta tetano fiammeggiante famigliare filamento di nubi musicalità a casaccio sole come nota nel pentagramma celeste.
Un parafango incompleto
Incauto
Indosso indifferente
Casco alle minacce del cielo
Del calare del cadere
Barcollare esitare
SPIRITO DI RAZZA
In fondo alla strada
L’uovo dell’auto-illusione
Faccio l’altalena tra est ed ovest
Spirito rinascita
Carne fumosa troppo usata
Qualcuno mi chiama pROFETA
Ma sono solo un pendolo
E sulla sabbia neppure descrivo traiettorie ellittiche approssimative.
Un profilo di seno
Ch’è ombra sul fumo
Granaio secondo
Intelleggibile parziale lussuosa smisurata abbondante smaniosa ondulazione.
Dominato dalla scena
Propongo l’erezione
Di nuove formule
Al trono del cielo
Che con un solo soffio annienta.
Sacrificio, rito propiziatorio che mi apre la strada al miracolo dello specchio:
Ecco, lo vedo dormire !
Ecco, lo vedo dormire !
Rapido
Recito
Rapido
Recito
La mia parte marchio
La mia razza pensante-
L’etichetta:
A.NI.MA.LE.STO
Furbizia Omicida.

Piova la pioggia, la nebbia annebbi,
accorrano i lupi.

La notte bruci.

Sto per incominciare a torturare
Sto per incominciare
A torturare
Coloro i quali
Coloro i quali
A torturare
Coloro i quali
Stamattina si sono svegliati Legati
Svegliati legati
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Coloro i quali
Della tortura non vogliono
Sapere niente
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Sapere niente. Sto per incominciare a torturare
Sto per incominciare
A torturare
Coloro i quali
Coloro i quali
A torturare
Coloro i quali
Stamattina si sono svegliati Legati
Svegliati legati
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Coloro i quali
Della tortura non vogliono
Sapere niente
A torturare
Coloro i quali
Svegliati legati
Salverò
Sapere niente.

Coglie solo l'antitesi tra la veglia ed il sonno,
agl'antipodi della vita
pone la simulazione dell'agonia.

Da sempre scolpisce l’aria
La mia presenza ed attimi
E luoghi
Sfuggendo al “qui ed ora”
Veloci fendono informi brecce
Scavate dalla mia assenza.
Sono fantasmi.
Essi attendono istanti di vita
Da me
E l’antichità vacillante
Del mio essere
Non trova tempo in questo mondo.
Ora.

Fuoco!
Fuoco!
Fuoco!