martedì 21 febbraio 2012

TESEO PINKERTON


Settimane di bonaccia, la solita storia del dio che non vuole che il tale eroe parta dacché il suo di lui antenato sacrificò un montone che aveva la scabbia ed il nume indignato promise di vendicarsi sulla progenie per 77 generazioni ed eccoci qui. Poi, Eolo, grato invece al medesimo antenato dello stesso tale eroe in quanto amante della scabbia, di certo annoiato, passando di lì, distrae con una finta di gota il tenace Poseidone. Soffia, soffia forte, Eolo. Pure troppo. Vola, vola il trireme di Teseo, oltre Suez, oltre il mar Rosso, giù, fino all'Oceano Indiano.
Poseidone ha soltanto il tempo di scorgere con la coda dell'occhio l'imbarcazione sfilare veloce attraverso l'orizzonte.
Fa finta di niente, Eolo. Fischietta. Alza vortici. Spiagge, castelli di scabbia. Quant'è carino, Eolo, quando fischietta.

Poseidone se ne frega di quanto sia carino, Eolo. Lo minaccia con il tridente. Ecco, allora, Eolo, messo alle strette, pensa d'ingannarlo ripescando un imbarcazione a caso dal mare Lorum, ma nienteniente tutto questo cozzare di déi ha spalancato un'inquietante voragine dimensionale. Pesca questa nuova nave da chissà dove/quando, la sistema dov'era quella di Teseo. Pensa di farla a Poseidone. Questi sospetta d'esser stato ingannato, ma improvvisamente ha fretta, tritone in spalla, deve correre da Ippolita, che grida come una menade invasata. Non s'accorge che la nave che Eolo gli ha ripescato altro non è che il vaporetto di Pinkerton.

Teseo giunge di fronte all'isola. “Creta! Creta!” grida l'equipaggio. La terra che sta loro di fronte, poggia sul dorso di un grosso pesce, ma sulle prime nessuno pare accorgersene, altrimenti non sarebbero sbarcati così a cuor leggero.

Pinkerton giunge di fronte all'isola. “Giappone! Giappone!”, grida l'equipaggio. Lassù, Minosse, non ha proprio la faccia da Hiro Hito, ma non se ne accorgono subito, altrimenti non sarebbero sbarcati così, a cuor leggero.

Cos'avranno poi, sempre, da gridare, gli equipaggi di queste navi? Che se si stancan sempre così presto d'andare in mare, si risolvano a trovarsi un posticino in una stazione di montagna.

Allo sbarco, a Teseo va meglio di quello che pensava. Pare proprio che – almeno al momento – non lo inviino con i compagni a farsi divorare da una bestia immonda in mezzo ad un labirinto. “Strana gente”, comunque, pensa. La popolazione, lui, nella sua testa, se la faceva più minoica. In mancanza di altro da fare, ecco Eros sparare frecce a cazzo e a Teseo fanno sposare l'indigena in quando indigena ed esotica in quanto esotica, Chocho-San.

Allo sbarco, a Pinkerton, va peggio di quello che sperava. Niente affari, niente commercio, niente geisha. “Strana gente”, comunque, pensa, lui, nella sua opinione, pensava di trovare il popolo indigeno un po' più nippocipangico. Dopo una lauta cena, invitati dal Re in persona, invece del dolce, Pinkerton e il suo equipaggio vengono sbattuti in un labirinto dove un mostro mezzo uomo mezzo animale pare proprio abbia intenzione di far di loro banchetto. Pensano: invece di sfamare noi, il Re non avrebbe potuto dar alla bestia tutto quel bendidio senza farcelo passare attraverso lo stomaco? Così, per eliminare un passaggio. Pareva più conveniente.

S'aggira, nel frattempo, frastornato ma colmo di speranza e di buoni auspici, il troiano errante. Ma, dico io, non poteva restarsene a casa, costui? Ci si mette pure questo.

Arianna, segretamente innamorata dell'albionico Pinkerton, bellezza di tipo dorico, fugge da palazzo, raggiunge il battello, ancorato in rada. Accende i motori. Appesta l'aria. Il filo di fumo di Arianna guida Pinkerton fuori dal labirinto.

Teseo parte, dopo aver ammazzato due demonietti scintoisti, molla Chocho-San, perché tutta questa faccenda gli sa d'inganno. L'abbandona su di un'isola che gli fa tanto Cipro, capitale Manila.

Pinkerton approfitta dello stato confusionale di Arianna per darsela a gambe levate ed evitarsi complicazioni sentimentali. Ha il cuore freddo, costui. "Forse", pensa, "tornerò. Di certo, tornerò. Certo, sarà troppo tardi."

Chocho-San viene salvata da Dioniso, che arriva provvidenzialmente a bordo di un carro trainato da pantere.

Arianna si da al Sakè. Ma di brutto.
All'improvviso sbarca al suo cospetto l'errante troiano, che coglie la giovane nell'atto di suicidarsi: “Lascia Roma al suo destino di dominio”, dice Enea, vedendola esitante. E spingendo i pugni di lei stretti sull'elsa, affonda la lama nel suo corpo, lasciandolo esanime. Come dire: morto.

Le vele non vennero issate, dacché il vaporetto ne faceva benissimo a meno. Egeo si getta dalla rupe, Dedalo in volo lo raccoglie, lo salva, lo piscia nel Nilo.

Il battello di Pinkerton doppia capo di Buona Speranza, pirateggia il trireme di Teseo. Lo affonda. Spara una cannonata a Dioniso e alle sue cazzo di pantere. Chocho-San viene fatta prigioniera. La riscattano degli amici di Tiro, le consentono di fondare Cartagine.

Teseo si salva, naufraga sulle sponde del Tamigi ed invoca vendetta. 
Nemesi: Icaro precipita in fiamme dal cielo e brucia Londra. Nerone fischietta con Eolo.

Didone, trovato il sito occupato, fonda Pyong-Yang.

La scena si chiude con il duello Pinkerton-Teseo. Arbitro è Stephen Dedalus. 

Trema, Roma !!!

lunedì 13 febbraio 2012

H -5-

Da stamattina ho smesso di parlare del tutto. Non so come sia successo, non era premeditato. Così, all'improvviso, mi sono reso conto che non parlavo più. Sul posto di lavoro sono stato interrogato riguardo a dei calcoli, che, come al solito non sembravano corretti e dovendoli giustificare ho aperto bocca ed ho emesso fiato senza riuscire ad articolare un solo suono. Mi sono arrangiato, allora, come mio solito, mostrando le cifre ed i passaggi. Il supervisore ha capito, si accontentato, (o rassegnato?) della mia spiegazione, forse non s'è neppure accorto che mi mancava la parola (e perché avrebbe dovuto?) e tutto è filato liscio. D'altronde, a casa, prima di partire, e poi, al ritorno, non c'è mai stato bisogno che io parlassi e così neppure lei si è accorta di nulla. Per strada basta un cenno del capo, per salutare. Nessuno si è accorto di nulla.

Sono stato per un po' davanti allo specchio, stasera. Volevo vedere a che punto era arrivata la mia faccia. I miei capelli sono un po' troppo lunghi, forse. Se li tiro sul davanti, infatti, arrivano fino agli occhi. Il mio naso è brutto. Ho un sopracciglio lunghissimo, sembra un tirabaci. E' normale che crescano così tanto? Le mie orecchie sono piccole, piccolissime. La mia faccia, nel complesso è asimmetrica. Su di un lato è così scavata che sembra quasi che mi manchino dei denti, da quella parte. Gli occhi sono infossati, lontani, sprofondati al centro di una serie quasi concentrica di cerchi scuri. Si disegneranno perché dormo troppo poco? Io dormo troppo poco? ... i miei occhi sono una pietra che cade in un lago. Ho delle rughe intorno alla bocca. Delle linee verticali, successive, strane. Sembrano quelle cose che ci sono a fianco delle fauci degli squali. A proposito di bocche... la mia... l'ho aperta, volevo provare... non sono riuscito ad emettere alcun suono. Nulla di nulla. Ah, poi, tra l'altro... c'ho guardato dentro e sì, da quella parte mi mancano proprio due denti.

lunedì 6 febbraio 2012

QUANDO SAREMO SCHELETRI DI SOLI SPARSI



Quando saremo scheletri di soli sparsi
radio-specchietti per le allodole, di civiltà lontane figli,
canteranno i nostri nervi bianchi nel solstizio d'inverno
intorno ad un fuoco già spento, che fumai nostro,
raccontando favole inaudite di uomini ladri del tempo.

Sfamandoci della nostra luce ci insedieremo muti nel buio,
solo, china la sera chiamando spasmi,
orgasmi dei tendini.

Noi siamo dove già avete cercato
allarme fuori dei plessi delle vostre chiavi.
Quale?
Pisciavate dai secoli dei secoli sulla vostra tragedia,
a custodire il bacio del vostro getsemani.

Noi abominio delle vostre reliquie,
che se non fosse astuzia di organi
pulsanti sotto le ceneri,
sarebbe l'insulto per i morti sepolti vivi.


[ Scritto in collaborazione con: http://terradellatteedelmiele.blogspot.com]

H - 4 -

Fra gli oggetti spunta pure qualche libro. Sono vecchi libri. Non so di che parlino. Non ne conosco neppure il titolo. Li guardo sempre di sfuggita, quei libri. Provo un forte senso di colpa verso di loro, perché so che quegli oggetti parlano, è necessario, perché esistano, che comunichino con chi li possiede.

Così mi tormenta l'idea che io tolga loro la vita. Che non li possa ascoltare. 
Io no. Non mi sento come loro. Io non sono un libro che resterà chiuso per sempre. Io sono un libro dalle pagine mai scritte.

In casa è lei che fa tutto. Tutto ciò che serve a me, lei me lo prepara. Io trovo sempre tutto pronto. O meglio... ecco... voglio dire... trovo sempre tutto pronto, questo è vero, ma non l'ho mai davvero vista nell'atto di prepararlo. Penso, dico che sia lei quella che lo fa perché in casa non c'è nessun altro e io di certo non faccio nulla del genere. Quindi, sì, dev'essere lei per forza. Quando lo faccia, come, non so. Non oso chiedere.

Quando torno da B trovo sempre la cena pronta, infatti, e lei a tavola con me. E' certamente lei che cucina, ma poi non mangia quando mangio io. Lei deve mangiare prima o dopo, non so. Comunque si siede con me a tavola, a cena. Non parliamo mai, non sappiamo cosa raccontarci, credo. Da una parte si sa, non è che io sia un gran conversatore. Dall'altra, ecco, le mie giornate sono tutte identiche fra loro e ormai, avendone già descritta una una volta, è inutile che mi ripeta. Io odio ripetermi.
Però, d'accordo, sia chiaro, se mi chiederete di ridire questa cosa, io lo farò. Non affermerò mai il contrario.

Una notte, tanto tempo fa, mi alzai dal letto di soprassalto. Avevo la febbre alta, dovevo stare appoggiato alle pareti per non perdere l'equilibrio. Andai verso la cucina, non so perché, così, istintivamente. Non che mi piaccia granché agire d'istinto, ma, si sa, a volte, con la febbre alta si fanno anche cose che non si vorrebbero fare. Vidi che la luce era accesa e capii che dentro c'era lei, così m'avvicinai, silenzioso, per non spaventarla. Devo anche ammettere che non volevo che si accorgesse della mia presenza. Arrivato alla porta infilai di traverso la testa per spiarla, naturalmente senza che lei mi potesse vedere e... ora non so per certo se fosse sogno o delirio, ma... mi sembrò di vederla dipingere. Sì, mi sembrò proprio che stesse dipingendo una tela. Possibile?

venerdì 3 febbraio 2012

UN PECCATO


Altro che il pollice opponibile, è la ricerca del piacere che ci rende una razza così sveglia e progredita. 
E voi, voi che avete deciso che il piacere è peccato, voi, siete meno degli animali.

mercoledì 1 febbraio 2012

GRANDE ANNO


Un grande anno è passato TERRA
Sei al punto di PRIMA
La polvere sulle spalle s’è FERMATA
Cenere del corpo D’UN UOMO
Che nasconde antica civiltà INSAZIABILE
-deridi l'Araba Fenice:
non riconosci le ceneri dei giganti-
Spazzato verso il cielo dal vento PORTATO
Ad oscurare il sole A DISTRUGGERE
L’alimento naturale di TUTTO
Ora sfama tu se vuoi QUELLO CHE PUOI
Ora che l’astro è vicino e facile da VEDERE
-ma se credi che nella prospettiva d’un grande anno
la tua vita sia troppo breve e non è gran profezia-
Resisti, lotta ancora, conquista, PROTENDITI
Ad eliminare, tagliare tempi ALLUNGATI
   Questo ti serve per differire LA FINE
Rigenera gli atomi che ti mancano MISERABILE
Portati dall’aria che ti soffoca t’oscurano l’astro VIGLIACCO !