domenica 23 settembre 2012

H -21-

Eccolo, lo spettabile vicedirettore. Sta facendo deposizione. Parla di me. Ora mi indica. Io lo guardo e gli faccio un largo, simpaticissimo sorriso. E lui mi toglie i suoi occhi. Dice che Sì, in effetti mi aveva in qualche modo incaricato di verificare dei vecchi conti, ecco, gliel'aveva ordinato il vicedirettore al quale era arrivato il comando dal direttore, al quale si sa, le cose arrivano da dove le definizioni si confondono in una nebbia mistica, ecco, ma certo non s'aspettava una roba del genere (così s'è espresso) che poi non mi ha più visto tornare, ero stato strano, sono strano, sembravo proprio un tizio strano, facevo strane cose, ed Ecco quand'era arrivata l'ora per tornarsene a casa, ecco, non gli riusciva più di aprire la porta dell'ufficio e non ne capiva il motivo, così, alla lunga ha cercato di forzarla ma lui di certo, come ammette, non ha la forza di un vicedirettore o di un direttore o di chissàcosa sta lassù, sempre più in alto, poi per l'irritazione ha cercato di sfondarla ma nienteniente quasiquasi finisce per sfondarsi una spalla e allora ha telefonato alla segretaria, quella è arrivata e gli ha gridato da fuori la porta che l'ingresso era bloccato da un muro di faldoni e allora lui ha replicato Ma che li sposti, signorina, e lei, la signorina, si è giustificata dicendo che non ce l'avrebbe mai fatta da sola, erano troppi, E allora chiami qualcuno, dice lui. E qui si ferma il racconto. Prende fiato, si asciuga il volto madido. Mi ri-guarda. Sembra un po' disgustato, quell'ingrato. E io gli tolgo il sorriso. E quello ricomincia: Sì, ecco, e allora hanno chiamato i pompieri, sissignore, i pompieri. E quelli, in otto che erano c'hanno messo un'ora a spostare tutta quella roba, che io non so neppure che gli è preso a quel signore là (parlando di me, ma senza il coraggio d'indicarmi o di guardarmi) di tentare di murarmi vivo, che gli avevo fatto, io? E poi l'abbiamo trovato in un corridoio che dormiva, sissignore, tranquillo e placido, come se niente fosse successo ed allora abbiamo chiamato la polizia ed ecco che quelli se lo sono portati via in braccio come un bambino e, per direttissima, eccoci qua. Qua-qua. Quaqquaraqquaqqà. (Questo non l'ha detto, lui. L'ho pensato io. Ma neppure io l'ho detto. Non è che si deve dire tutto quello che si pensa. E poi è meglio evitare, prima che si convincano che sono uno strano tizio davvero.)

venerdì 21 settembre 2012

IMPRECAZIONE FORMIDABILE



Come rosari sgrano
Questi sintomi palpitanti
Che sospinti aldilà della luce
       letti fra le nubi
Insultano il mondo
              il cielo

domenica 9 settembre 2012

H -20-


Esimio, fiorì.
Ecco. Finito. Esco, fango. Esamino ferite. Errori forzati, eccezioni fortuite. Estimo futile. Elevandomi fallisco. Esagero, forse?
Esserci funziona, e. Fare.
Egregio fato, eco fumoso, estro fatato. Esaltanti fori.
Entra, forza. Esci, fai essere, fiorisci.

Mi svegliano delle voci. Tengo comunque gli occhi chiusi, sia mai che mi possa riaddormentare.  Provo anche a pensare a bassa voce. Non sento passi. Non sembra neanche più di stare in un corridoio. Anche il suono delle parole ha un'altra qualità. Un riverbero più ampio. Penso di ritrovarmi in un luogo più grande. Molto più grande. Mi hanno spostato nel sonno, è evidente. Dove? La qualità del riverbero non è granché, diciamocelo, quindi escluderei l'auditorium. Non si fa musica, non si canta. Stanno parlando di me. Sento il mio nome. Voglio dire: io non ricordo esattamente quale sia il mio nome, ma "sento" che è quello che stanno pronunciando. Dove siamo? In che posto si parla di me, dunque? A teatro? No... cioè, sì, forse, che le voci che sento sono proprio impostate, sembra che stiano recitando. Ma parlano di me. Quale autore avrebbe scritto un'opera su di me, e poi, atteso un mio momento di rilassamento, m'avrebbe rapito e condotto a teatro durante la prima, così, per farmi una sorpresa... ma no! però, perché dovrebbe essere impossibile? Credo di avere un'idea geniale anche stavolta: Aprirò gli occhi! Magari lentamente, senza farlo troppo notare. Ecco... piano piano... un po' di luce... gente elegante... troppa luce... niente sgranocchiare di patatine... no, non è un teatro... è un tribunale. L'aula di un tribunale. Oh! Mi stanno processando. Dicono che Oh!hO tentato di murare vivo il sottovicedirettore nel suo ufficio. Toh!

Eccellenti fioriture.
Esseri folli.