lunedì 29 settembre 2014

PAREIDOLIA

Pareidolia, altro non fui.

Il magma brulicante dei miei risvegli,
del vuoto mio gesticolare,
allungandomi verso destini imprecisati
che non t'includevano,
       non ti contemplavano,
del giacere e del rialzarsi,
del giacere e del rialzarsi,
del giacere e del rialzarsi,

del cadere . . .

riemerge intatto da una luce
che è quella del lampo.

E nell’immancabile avvento del buio
che ti sommerge
prevedibile ma inatteso,
come una marea,
nella cecità che ti s'impone,
all'ombra dei tuoi occhi serrati
mi puoi ricomporre ed immaginare.

Sarò l'oscurità che manca a quella tua notte.

Non sono più ciò che fui e
chi vive nella luce può forse dire 
che io non lo fui mai: 

In quest'affannoso ferm'immagine d'una vita
a te rivolta, inaudita,
la mia muta invocazione.

giovedì 25 settembre 2014

MODULO PER RISPOSTA AD EDITORE CHE PROPONE INSERIMENTO IN ANTOLOGIA CONCORSO POESIA - 1.0

Gentile: Signore/a/i/e; Editore/i casalingo/hi; Casa editrice; Casa di cura.
In rif. alla vs_______.
del / /

           Con quale cuore potete proporre a _________ tale basso mercimonio? Egli/ella è facile preda di ogni suo ed altrui possibile ed oscuro incubo. Non è più in grado di ragionare su qualsivoglia richiesta con la lucidità minima sufficiente. Non è in sé. E talvolta, da nessun'altra parte... che si sappia.

Egli/ella, poi, vive di carità. Non ha denaro suo per mangiare né per vestirsi, è deriso/a dalla parte più bassa della comunità, dalla quale da ormai troppo tempo vive isolato, in una spelonca. Sono stata incaricata di assisterlo/a per il poco che mi è possibile, ritiro la sua posta e tento con umiltà di risolvere i suoi piccoli, fisiologici, problemi quotidiani.

Egli/ella si crede poeta/essa e scrittore/trice, ed altra attività non si concede nel buio umido di quel/la buco/a. E quale altra attività potrebbe condurre, denutrito/a e pazzo/a? Quando sono venuta a conoscenza del fatto che aveva partecipato al vostro concorso col denaro che la parrocchia gli aveva destinato per la cura dei duroni, ho dovuto percuoterlo/a col cilicio. Ho dovuto.

Ed ora venite qui a chiedergli dell'altro denaro? Ma con quale cuore? Con quanto ardire vi muovete, voi, nel mondo, come v'è facile entrare nelle case senza aver bussato né chiesto permesso. Voi direte: noi non potevamo sapere. E' giusto. Ma da quando l'ignoranza può essere giustificazione d'ogni male su questa terra? Non poter sentire dolore è forse una buona scusa per poterlo infliggere al prossimo? Può la comunità scusare tutta questa malvagità, perché chi ce la reca non l'ha mai provata sulla propria pelle?

Non potrebbe egli/ella, forse, suggerireste voi, essere, con la carità pubblica, edito finalmente in un'antologia, per portargli/le consolazione? No. Io dico, no. No. Dacché se davvero avesse valore la sua opera, qualcuno più grande, più in alto di voi, già da molto l'avrebbe ricondotto/a al proprio fianco, ricoprendolo/a d'oro. Ma non ce l'ha: voi gli chiedete dei soldi. Vedendo il proprio nome (________) inserito in un'antologia, infine, anche se fosse, mettiamo, a titolo gratuito, non si spingerebbe a credersi davvero poeta/essa, non si sentirebbe spronato a scrivere, scrivere ancora e di più? Certamente. Non farebbe altro. E, v'assicuro, ciò è un orribile spettacolo.

Egli/ella si crede il/la poeta/essa dell'oltretomba, ma dell'oltretomba ha solo un verme che gli mangia il cervello.

Tutti, da anni, notano quanto sia magro, quel verme.

Chiudo con la preghiera che possiate ricondurre i vostri passi verso una più sana condotta morale, improntata alla contemplazione, alla lode ed al ringraziamento. Possa la luce di chi è più grande, più alto di voi, indicarvi la via della salvezza.

Il cesso.

In fede,

Rosaria Evangelina Mezzamonaca.